PETR DEMJANOVIC OUSPENSKY.
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LA QUARTA VIA.
Parte 1.
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Titolo originale: THE FOURTH WAY. 1957.
Traduzione di: PAOLO VALLI.
1974. Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La quarta via apparve per la prima volta in Londra per gli editori Routledge & Kegan Paul nel 1957, dieci anni dopo la morte del suo autore e risulta lesposizione pi completa finora pubblicata delle idee di P. D. Ouspensky.
Riporta fedelmente gli insegnamenti orali ricevuti degli anni dal 1921 al 1946, e sviluppa le idee gi formulate in: In Search of the Miraculous (uscito presso questa casa editrice col titolo Frammenti di un insegnamento sconosciuto) offrendo una lucida spiegazione dellaspetto pratico dellinsegnamento di G. I. Gurdjieff.
Questo insegnamento indica una via di sviluppo da seguire nelle condizioni normali di vita, a differenza delle altre Vie: quella del fachiro, del monaco e dello yogi, che esigono il ritiro dal mondo.
Gurdjieff aveva offerto il suo insegnamento in forma grezza ed  stato compito di Ouspensky riunirlo in un tutto sistematico; e quando Ouspeusky venne a Londra si fece dovere di trasmetterlo in conferenze e discorsi.
Il primo grande libro di Ouspensky, Tertium Organum, trattava di un nuovo modo di pensare; La quarta via riguarda un nuovo modo di vivere.
In questo libro le risposte alle domande su una vasta gamma di problemi sono date con caratteristica chiarezza, semplicit e sicurezza. Questo libro sar una guida preziosa per chi cerca non una via facile ma una vera via di crescita interiore in condizioni aperte a molti uomini e molte donne di oggi.
Dello stesso autore la Casa Editrice ha gi pubblicato: Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Tertium Organum e Un nuovo documento. 
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L'AUTORE.
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PETR DEMJANOVIC OUSPENSKY, trascritto anche come Uspenskij o anche Uspensky, nacque a Mosca 5 marzo 1878 e mor a Lyne Place, Inghilterra il 2 ottobre 1947. 
I suoi libri rivelarono la sua grandezza come filosofo, matematico e pensatore e il suo vivo interesse per i problemi dellesistenza umana.
A 18 anni sent la necessit di raggiungere "la Grande Conoscenza", quale scopo della sua vita; inizi a scrivere e a viaggiare in Russia, in Oriente e in Europa. Nel 1907 scopr la teosofia.
Al riguardo, scrisse: Produsse in me una forte impressione anche se, vedendo la sua parte debole, mi resi conto che non aveva futuro, ma mi apr le porte ad un nuovo grande mondo. Scoprii le idee dellesoterismo e ricevetti un impulso per lo studio delle dimensioni superiori.
Si trasfer da Mosca a San Pietroburgo nel 1909 dove si dedic allo studio dei tarocchi della letteratura ind e all'idea del superomismo, su cui diede letture pubbliche. Un saggio sui tarocchi fu pubblicato nel 1913, ma in questo periodo il maggior lavoro di Uspenskij fu la stesura del Tertium Organum, pubblicato nel 1912.
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Si rec a Ceylon e in India, dove trov scuole molto interessanti, ma che non possedevano ci che lui cercava. Agli esordi della prima guerra mondiale le sue ricerche furono interrotte e nell'agosto del 1913 fece ritorno a San Pietroburgo dove dal novembre del 1914 fino al 1915 diede pubbliche letture dei suoi viaggi in India e Ceylon. Alle sue letture su: Il problema della morte, e: In cerca del miracoloso, accorrevano di frequente numerose persone.
Si trasfer quindi a Mosca e nel periodo moscovita scrisse per numerosi giornali e fu particolarmente interessato all'idea della quarta dimensione.
Anche a Mosca prosegu nelle sue conferenze e nelle letture dei suoi viaggi fin quando dove due persone del pubblico lo informarono della esistenza di un gruppo impiegato in ricerche proprio di questo tipo sotto la guida di un mistico greco armeno: Georges Ivanovic Gurdjieff.
Volle quindi conoscere questo maestro spirituale e l'incontro fatale  raccontato nel libro: Frammenti di un insegnamento sconosciuto, tradotto in Italiano da Henri Thomasson.
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Dopo lincontro con Gurdjieff nel 1915, concentr il suo interesse sullo studio pratico dei metodi per lo sviluppo della consapevolezza.
Il suo pensiero combina la personale vocazione mistica alla riflessione analitica e psicologica.
Il pensiero di Uspenskij  vasto e complesso ma sono facilmente rintracciabili alcune idee chiave di facile comprensione. Una di esse implica che l'essere umano, nella sua condizione attuale, non  padrone di s poich costantemente in balia di forze che lo governano ma di cui non  comunque consapevole. Da questa condizione deriva la meccanicit dell'uomo la quale si sostanzia nel compiere azioni il pi delle volte auto-lesive senza averne consapevolezza. Diventare consapevoli di tali forze ed evitare di esserne controllati  possibile ma ci richiede uno sforzo intenzionale e duraturo. Tale sforzo deve essere auto-prodotto e auto-diretto e deve mirare alla conoscenza di s tramite l'osservazione dei propri pensieri, delle proprie emozioni e delle proprie azioni; il successivo onesto ricordo delle attivit compiute avr un effetto illuminante sulla reale condizione umana. Tale inizio del percorso di illuminazione  solo linizio del processo di illuminazione, il quale non pu avvenire, in condizioni normali, in assenza di una scuola che assista l'iniziato nel cammino.
I parallelismi tra il suo pensiero e quello di altri grandi mistici come Buddha o Socrate e Platone sono numerosi. Non a caso Uspenskij descrive l'uomo nella sua condizione attuale come "dormiente" e auspica un suo risveglio attraverso la scuola della "quarta via" in quanto alternativa alle tradizionali vie delle scuole orientali verso l'illuminazione .
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Prima di entrare nel gruppo di Gurdjieff, Uspenskij chiar che, nella sua veste di scrittore, avrebbe voluto essere lasciato libero di decidere cosa scrivere e cosa non scrivere: non avrebbe promesso di mantenere il segreto delle idee che avrebbe imparato da Gurdjieff. Avendo inoltre lavorato per molti anni su idee esoteriche, vedeva molto difficile separare ci che Gurdjieff insegnava da ci che gi sapeva: secondo l'accordo dunque, Uspenskij non avrebbe scritto ci che non comprendeva.
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Nel febbraio del 1917 si confront con Gurdjieff circa l'idea di abbandonare la Russia e aspettare la fine della guerra in una nazione neutrale, ma non ottenne una direzione definita. Quella fu in ogni caso l'ultima visita di Gurdjieff a San Pietroburgo. Un mese dopo l'abdicazione di Nicola Secondo, Uspenskij scrisse il libro: La fine della storia Russa.
Gurdjieff lasci Mosca alla volta del Caucaso prima della rivoluzione, chiedendo ad Uspenskij di continuare il lavoro con il gruppo di San Pietroburgo fino al suo ritorno per la Pasqua. Nella settimana seguente alla festivit, ricevette un telegramma in cui era scritto che Gurdjieff sarebbe arrivato nel mese di maggio. Questo fu un periodo molto difficile per Uspenskij: in un telegramma da Alessandropoli, in giugno, scrisse: "Se vuoi riposarti vieni qui da me".
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Trascorse gli ultimi tempi del 1917 ad Essentuki, dove Gurdjieff rivel il piano complessivo del lavoro ad un gruppo di dodici persone, com' descritto nel capitolo 17 di Frammenti di un insegnamento sconosciuto. Qualcosa per dell'insegnamento di Gurdjieff era cambiato: Uspenskij, allontanatosi dal gruppo, incominci ad avere meno confidenza con il maestro. Qualche mese dopo, nel febbraio del 1918, una lettera circolare con la firma dello stesso Uspenskij fu spedita da Gurdjieff a tutti i membri dei gruppi di Mosca e San Pietroburgo con l'invito di venire a Essentuki per lavorare con Gurdjieff: risposero circa 40 persone. Prima di incontrare Gurdjieff, Uspenskij conosceva gi profondamente i principi e le regole delle scuole esoteriche e comprendeva che se un allievo si trova in disaccordo con il suo maestro, resta una sola cosa da fare: andarsene. Si trasfer in una casa separata, nella stessa Essentuki, e riprese i lavori ai suoi libri.
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Una testimonianza delle ragioni che lo portarono ad abbandonare Gurdjieff  riportata in una trascrizione di un incontro tenutosi a Londra il 13 ottobre 1937: Quando incontrai Gurdjieff incominciai a lavorare con lui sulle basi di certi principi che potevo comprendere e accettare. Gurdjieff ci disse: Per prima cosa tutti voi non dovete credere a nulla, e secondo non dovete fare nulla che non comprendete. Io lo accettai per questi principi. Poi dopo due o tre anni lo vidi andare contro questi principi. Chiedeva alle persone di accettare ci in cui non credevano e di fare quello che non comprendevano. Del perch questo accadde non pretendo di avere una ragione.
Gurdjieff lasci Essentuki nel 1918, Uspenskij scrisse in Frammenti di un insegnamento sconosciuto: Avevo deciso di lasciare Essentuki ma non volevo andarmene prima di Gurdjieff. Riguardo a lui avevo una strana sensazione. Volevo aspettare fino alla fine; per fare tutto quello che mi era possibile per non avere il rimorso di non aver tentato ogni possibilit. Fu molto difficile per me rifiutare lidea di lavorare con Gurdjieff.
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Le ultime 10 pagine di Frammenti di un insegnamento sconosciuto contengono una breve spiegazione dell'inizio del lavoro indipendente di Uspenskij secondo le linee del gruppo di San Pietroburgo. In verit Uspenskij ottenne la possibilit di rendersi relativamente indipendente dal proprio maestro solo dopo otto anni di intenso lavoro sotto la sua direzione, e Gurdjieff stesso fu il primo a suggerirgli di dividere quello che  una persona da quello che sono le "sue" idee, tenendo conto dello specifico momento in cui gli venne dato questo consiglio all'interno di uno speciale percorso di apprendimento. Fu certamente uno dei pi grandi continuatori del lavoro di Gurdjieff, con tutti i metodi speciali che da quest'ultimo apprese, riuscendo infine a sviluppare un lavoro relativamente indipendente. Tutto ci Uspenskij lo dichiara apertamente nel libro gi citato Frammenti di un insegnamento sconosciuto, compreso il fatto che una certa capacit di lavorare indipendentemente fu, tra le altre cose, il frutto di un lungo lavoro svolto con il suo maestro e il raggiungimento di un obiettivo che Uspenskij si era posto. Pi tardi affermer: "Una scuola ed un insegnamento sono utili a coloro che ne sentono il bisogno".
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Nel 1920 a Costantinopoli molte persone parteciparono dalle letture, e quando Gurdjieff arriv qualche mese dopo da Tiflis, Uspenskij, sperando ancora di poter lavorare con lui, mise il suo gruppo nelle mani del maestro. Sorsero le stesse difficolt di Essentuki e nell'agosto del 1921 Uspenskij part per Londra; a Costantinopoli prima della sua partenza per l'Inghilterra Gurdjieff gli dette un totale consenso alla pubblicazione dei suoi scritti. A Londra inizi un'altra volta un lavoro indipendente. Gurdjieff arriv nel 1922, dopo diversi insuccessi nell'apertura del suo Istituto per lo sviluppo armonioso dell'Uomo a Berlino e Dresda. Uspenskij introdusse Gurdjieff al suo nuovo gruppo e lo aiut a raccogliere la somma necessaria per il suo istituto in Francia. Grazie ad una considerevole somma di denaro raccolta, Gurdjieff pot comprare il Chteau Prieur ad Avn, vicino Fontainebleau in Francia, e nel 1922 apr il suo istituto francese.
Uspenskij trov il lavoro dell'Istituto molto interessante ma non accett l'invito di Gurdjieff a trasferirvisi perch non comprendeva pi la direzione del lavoro del maestro e percepiva elementi di instabilit nell'organizzazione. Era al Prieur nel gennaio del 1924 quando Gurdjieff con alcuni allievi and negli Stati Uniti; questo gli ricord la partenza per Essentuki nel 1918. Al ritorno in Inghilterra annunci che da quel momento il suo lavoro si sarebbe svolto in maniera indipendente.
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Uspenskij era solito ricordare ai suoi allievi che non c'era garanzia che avrebbero trovato quello che stavano cercando o che avrebbero avuto i risultati che si aspettavano. Metteva in guardia ricordando che vi sono grandi pericoli e rischi nel cammino della Quarta Via, perch questo particolare sistema lascia all'uomo molte libert e affermava che un sistema restrittivo non pu creare coscienza e volont. Nonostante ci, cos come aveva appreso a suo tempo, esprimeva chiaramente l'indispensabilit delle regole, senza le quali nessun tipo di insegnamento pu portare a dei risultati concreti diffondendo l'idea secondo cui le regole venivano create appositamente per un fine cosciente e non per crearsi un dispiacere.
A chi desiderava diventare un nuovo studente, era detto che nulla di quello che era insegnato avrebbe dovuto essere divulgato a nessuno, neppure alle famiglie o agli amici, non c'erano pagamenti, e dovevano essere ascoltate almeno cinque letture prima di sapere se si desiderava continuare il lavoro.
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Nel 1935 fu comprata una casa a venti miglia da Londra per organizzare il lavoro. Alcuni degli studenti anziani vivevano l, diversi lavori pratici venivano svolti sotto la direzione di madame Uspenskij.
Nel 1938 fu acquistata una casa pi grande a Londra, questa aveva uno studio che poteva contenere circa 300 persone. Ci permise la fondazione della Societ storica psicologica che dette una forma esterna al lavoro di Uspenskij. L'obiettivo dell'organizzazione della Societ fu espresso in un documento scritto da Uspenskij: Il sistema ha bisogno di lavoratori. Non ci sono idee o pensieri che non richiedano e ammettano futuri sviluppi ed elaborazioni. Ma c' una gran difficolt nel modo di preparare le persone per questo lavoro, perch uno studio intellettuale ordinario del sistema  insufficiente; e ci sono poche persone che accettano altri metodi di studio e che possono essere allo stesso tempo capaci di lavorare con questi metodi.
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Dodici anni dopo, sviluppando l'obiettivo della "Societ storica psicologica", Uspenskij indic la direzione per la continuit del sistema: lo studio dei problemi dell'evoluzione dell'uomo e in particolare l'idea dello psico-trasformismo; lo studio delle scuole psicologiche nei differenti periodi storici, in differenti nazioni, e lo studio della loro influenza sulla morale e sullo sviluppo intellettuale dell'umanit; un'investigazione pratica dei metodi di studio di s e sviluppo di s in accordo con i metodi e i principi delle scuole psicologiche; la ricerca di testimonianze nella storia delle religioni, filosofia, scienza e arte allo scopo di stabilire la loro comune origine - dove questo fosse possibile - e i differenti livelli psicologici di ognuna di esse.
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La guerra rese impossibile continuare il lavoro in Inghilterra; la casa di Lyne divenne un luogo in cui si riunivano un gran numero di persone e Uspenskij teneva piccoli incontri. Si trasfer negli Stati Uniti dove tenne incontri a New York dal 1941 al 1946 alla Franklin Farm, una grande casa nel New Jersey che fu messa a sua disposizione. Madame Uspenskij organizz il lavoro pratico come aveva fatto in Lyne Place in Inghilterra e Uspenskij continu i suoi scritti e le sue letture.
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Pochi membri dei gruppi londinesi si trasferirono in America durante la guerra, alcuni riuscirono a far visita a Uspenskij dopo la guerra, ma egli non aveva, nei suoi propositi, finito il lavoro con i gruppi inglesi; sentiva che dovevano sentirsi liberi dal Sistema e cercare la verit attraverso i loro propri metodi. Anche se gi molto ammalato, ritorn in Inghilterra all'inizio del 1947. Il clima era freddo e tutto era ancora razionato. Lo sforzo di quelli che lo volevano e aspettavano il suo ritorno fu grande, ed Uspenskij fu in grado di dirigere sei incontri.
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Pochi, se non nessuno, del gruppo prima della guerra aveva compreso che il Lavoro cos come lo conoscevano non sarebbe potuto continuare senza Uspenskij stesso, e quando venne loro detto da Uspenskij che erano liberi di seguire i propri scopi e le proprie idee in qualunque direzione individuale desiderassero, fu necessario molto coraggio per accettare questa decisione.
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Il significato della vita di Uspenskij fu quello di insegnare il Sistema e la sua organizzazione del lavoro  un mistero insondabile. Ognuno pu comprendere che il sistema non pu essere appreso dai libri, ma che una scuola  necessaria; e una scuola dipende da un maestro il cui livello d'essere, conoscenza, e comprensione  differente da quello dei suoi allievi, Uspenskij disse che il suo sistema era differente da tutti gli altri sistemi nell'insegnare il cambiamento di livello d'essere, e che ogni cosa dipende da quello.
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Ad Uspenskij fu spesso domandato se il passaggio delle idee del sistema nella corrente generale delle conoscenze umane avrebbe potuto essere utile all'umanit e aiutare la scuola, a questa domanda rispose durante un incontro del 4 ottobre 1937: Questo accadr da s, non c ragione che ci preoccupiamo di questo. Le idee si diffonderanno forse durante la nostra vita, forse dopo. Molte di esse entreranno nel linguaggio scientifico e filosofico, ma esse entreranno nella forma sbagliata. Non ci sar la giusta distinzione fra fare e accadere, e molte idee del pensiero ordinario saranno mescolate a queste idee; quindi esse non saranno le idee come le conosciamo adesso, solo le parole saranno simili. Se non comprendete questo perderete questa via.
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Un estratto dalla Strana vita di Ivan Osokin: A un uomo pu essere dato solo ci che pu usare; ed egli pu usare solo quello per cui ha sacrificato qualcosa. Se un uomo vuole acquisire grande conoscenza o nuovi poteri, egli deve sacrificare altre cose che sono importanti per lui in quel momento. In pi pu ricevere solo in proporzione a quello che ha lasciato. Non puoi avere nessun risultato senza le giuste cause. Attraverso il tuo sacrificio tu crei le cause. Adesso la domanda importante  cosa sacrificare e come sacrificarlo. Tu hai detto che non hai nulla. Non  proprio vero. Hai la tua vita. Quindi puoi sacrificare la tua vita.  un piccolo prezzo da pagare, visto che la vuoi gettare via in ogni caso. Non ho bisogno dellintera tua vita. Venti anni, o anche quindici saranno sufficienti. Quando questo tempo sar finito sarai in grado di utilizzare questa conoscenza per te stesso.
Le carte di P.D. Uspenskij sono conservate nell'archivio della Yale University. Fra i principali allievi di Uspenskij, da ricordare il matematico John Godolphin Bennett.
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Le Opere.
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Il suo primo libro: La quarta dimensione fu pubblicato nel 1909, il suo secondo: Tertium Organum nel 1912 e: Un nuovo modello dell'universo nel 1931. Quest'ultimo lavoro introduce l'idea dell'esoterismo e l'idea dell'esistenza di luoghi nel mondo dove antiche conoscenze esoteriche sono non solo preservate, ma anche tramandate a gruppi di iniziati. Uspenskij scrisse anche il racconto: La strana vita di Ivan Osokin, in cui esplor il concetto dell'eterna ricorrenza. Viaggi attraverso l'Europa e l'Oriente alla ricerca dei luoghi dove si trovava la conoscenza esoterica a cui ambiva.
Fu il suo incontro con Gurdjieff, con il quale pass molti anni studiando l'insegnamento di quest'ultimo, che determin la direzione futura dei suoi scritti e delle sue ricerche per il resto della sua vita.
Scrisse sull'insegnamento di Gurdjieff in un libro originariamente intitolato: Frammenti di un insegnamento sconosciuto, pubblicato postumo nel 1947 con il titolo: In cerca del miracoloso, frammenti di un insegnamento sconosciuto.
Il primo manoscritto di Frammenti con una data certa risale al 1925 a Londra. Uspenskij stava rivisitando i testi quando nel settembre del 1939 scoppi la seconda guerra mondiale. Dopo tre anni di studio con Gurdjieff, Uspenskij pubblic solamente ci che aveva scritto in precedenza (La strana vita di Ivan Osokin e Un nuovo modello dell'universo) e nulla riguardo al Sistema. I tre libri del Sistema furono pubblicati postumi da madame Uspenskij.
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LA QUARTA VIA.
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Discorsi e dialoghi secondo l'insegnamento di G. I. GURDJIEFF.
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L'uomo deve studiare se stesso. Ma noi non abbiamo alcun metodo per studiarci e abbiamo parecchie idee sbagliate circa noi stessi. Perci dobbiamo liberarci dalle idee sbagliate su noi stessi e trovare metodi per studiarci.
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PREMESSA.
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Qualcuno chiese un giorno a P. D. Ouspensky se intendesse pubblicare le sue conferenze. Questi rispose: A che scopo? Le domande e le risposte, non le conferenze, sono la cosa pi importante. Questo libro  fatto con brani letterali tratti da discorsi, e con risposte a domande, date da Ouspensky tra il 1921 e 1946. Il primo capitolo  una panoramica delle idee fondamentali, che in quelli successivi vengono ampliate, argomento per argomento, nellordine specifico seguito dallo stesso Ouspensky. Per rispettare quellordine, si  dovuto togliere parte del materiale dalla sua successione cronologica; ma in nessun caso ci sono state alterazioni di parole o significato. 
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CAPITOLO 1.
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Prima di cominciare a spiegarvi in maniera generale gli argomenti di questo sistema, di parlare dei nostri metodi, desidero vi sia ben chiaro che le idee e i principi pi importanti del sistema non mi appartengono. Ci  quanto li rende pi validi, perch, se essi mi appartenessero, sarebbero come tutte le altre teorie inventate da menti comuni: darebbero soltanto una visione soggettiva delle cose. Quando, nel 1907, cominciai a scrivere A New Model of the Universe mi dissi chiaramente, come tanti altri hanno fatto prima e poi, che sotto la superficie della vita da noi conosciuta c qualcosa di molto pi grande e importante. E aggiunsi che, finch non conosciamo maggiormente ci che le sta dietro, tutta la nostra conoscenza della vita e di noi stessi  in realt trascurabile.
Ricordo una conversazione di quellepoca, in cui affermai: Se fosse possibile accettare come provato che la consapevolezza (o, come la chiamerei ora, lintelligenza) pu manifestarsi indipendentemente dal corpo fisico, parecchie altre cose potrebbero essere dimostrate. Soltanto che ci non pu essere accettato come provato. Mi resi conto che manifestazioni di psicologia supernormale, quali trasmissione del pensiero, chiaroveggenza, possibilit di conoscere il futuro, di vedere nel passato, e cos di seguito, non sono state dimostrate. Perci cercai di trovare un metodo per studiare queste cose e per parecchi anni lavorai in quella direzione. In quel modo trovai alcune cose interessanti, ma i risultati furono assai deludenti e, sebbene parecchi esperimenti avessero successo, era quasi impossibile ripeterli.
Nel corso di quegli esperimenti arrivai a due conclusioni. Prima: noi non conosciamo abbastanza la psicologia ordinaria; non possiamo studiare la psicologia supernormale perch non conosciamo la psicologia normale. Seconda: esiste una certa conoscenza reale; possono esserci scuole che sanno esattamente ci che noi vogliamo conoscere, ma per una qualche ragione esse sono nascoste e questa conoscenza  occulta. Perci mi misi alla ricerca di queste scuole. Viaggiai attraverso Europa, Egitto, India, Ceylon, Turchia e Vicino Oriente; ma in realt fu pi tardi, quando avevo gi compiuto questi viaggi, che durante la guerra mi imbattei in Russia in un gruppo di persone le quali stavano studiando un certo sistema che originariamente veniva da scuole orientali. Questo sistema cominciava con lo studio della psicologia, esattamente come avevo pensato dovesse essere. 
Lidea principale di questo sistema era che noi non usiamo nemmeno una piccola parte dei nostri poteri e delle nostre forze. Abbiamo in noi, per cos dire, unorganizzazione grandissima ed efficientissima, ma non sappiamo come usarla. In quel gruppo impiegavano alcune metafore orientali; essi mi dissero che abbiamo in noi una grande casa piena di magnifici mobili, con una biblioteca e parecchie altre stanze, ma viviamo nel seminterrato e nella cucina da cui non possiamo uscire. Se qualcuno ci dice ci che questa casa ha sopra, non gli crediamo, o ne ridiamo, o chiamiamo le sue parole superstizione, fiabe o fantasie. Questo sistema pu essere diviso in studio del mondo, su determinati principi nuovi, e studio delluomo.
Lo studio del mondo e lo studio delluomo includono un tipo di linguaggio speciale. Noi cerchiamo di usare parole comuni, quelle stesse che impieghiamo nella conversazione ordinaria, ma attribuiamo loro un significato leggermente diverso e pi preciso. Lo studio del mondo, lo studio delluniverso,  basato sullo studio di alcune leggi fondamentali che non sono generalmente note e riconosciute dalla scienza. Le due leggi principali sono la Legge del Tre e la Legge del Sette che spiegheremo in seguito. Incluso in esse, necessario da questo punto di vista,  il principio della scala: un principio che non fa parte del comune studio scientifico, o centra assai poco. Lo studio delluomo  strettamente collegato allidea della sua evoluzione, ma levoluzione delluomo deve essere intesa in maniera leggermente diversa dalla solita.
Normalmente la parola evoluzione applicata alluomo, o a qualsiasi altra cosa, presuppone un tipo di evoluzione meccanica; intendo dire che determinate cose, per effetto di certe leggi note o ignote, si trasformano in altre, queste altre cose si trasformano a loro volta ancora in altre, e cos di seguito. Ma dal punto di vista di questo sistema non c affatto una tale evoluzione: non parlo in generale, ma specificamente delluomo.
Levoluzione delluomo, se avviene, pu essere soltanto il risultato di conoscenza e sforzo; finch luomo sa soltanto ci che pu sapere in maniera comune, per lui non c, e non c mai stata, evoluzione. Lo studio serio comincia in questo sistema con lo studio della psicologia, cio con lo studio di noi stessi, in quanto la psicologia non pu essere studiata, come invece pu esserlo lastronomia, fuori di noi. Luomo deve studiare se stesso. Quando ci mi fu detto, vidi immediatamente che noi non abbiamo alcun metodo per studiarci e gi abbiamo parecchie idee sbagliate circa noi stessi. Perci mi resi conto che dobbiamo liberarci dalle idee sbagliate su noi stessi e tuttavia trovare metodi per studiarci. Vi rendete conto quanto sia difficile definire il significato di psicologia?
Ci sono tanti significati, legati alle stesse parole in sistemi differenti, che  difficile avere una definizione generale.
Perci cominciamo col definire la psicologia come studio di noi stessi. Dovrete imparare determinati metodi e principi e, in accordo con questi principi e usando questi metodi, cercherete di vedervi da un punto di vista nuovo. Se cominciamo a studiarci ci imbattiamo prima di tutto in una parola che usiamo pi di ogni altra: la parola io. Diciamo io sto facendo, io sto seduto, io sento, io amo, io non amo, e cos di seguito. Questa  la nostra principale illusione, in quanto il maggior errore che facciamo riguardo a noi stessi  quello di considerarci come uno; parliamo di noi stessi come io, e supponiamo di riferirci sempre alla stessa cosa, mentre in realt siamo divisi in centinaia e centinaia di io differenti.
In un certo momento, quando dico io, sta parlando una parte di me; e in un altro momento, quando dico io,  completamente un altro io che parla. Non sappiamo di non avere soltanto un io, ma parecchi io differenti, collegati con i nostri sentimenti e desideri, i quali non hanno un io che li controlla. Questi io cambiano continuamente; uno soffoca laltro, uno rimpiazza laltro, e tutta questa lotta forma la nostra vita interiore.
Gli io che vediamo in noi stessi sono divisi in vari gruppi. Alcuni di questi gruppi sono legittimi, appartengono alle giuste divisioni delluomo, mentre altri sono del tutto artificiali e sono creati da insufficiente conoscenza e da certe idee immaginarie che luomo ha di s. Per cominciare lo studio di s  necessario studiare metodi di osservazione di s, ma questa a sua volta deve essere basata su una certa comprensione delle divisioni delle nostre funzioni. La nostra idea ordinaria di queste divisioni  completamente errata. Conosciamo la differenza tra funzioni intellettuali ed emozionali. Per esempio, quando discutiamo le cose, ci riflettiamo sopra, le confrontiamo con altre, inventiamo spiegazioni o troviamo vere spiegazioni: questo  tutto lavoro intellettuale; mentre amore, odio, paura, sospetto e cos via, sono emozionali. Molto spesso per, quando cerchiamo di osservarci, confondiamo addirittura funzioni intellettuali ed emozionali; quanto realmente sentiamo, chiamiamo pensare, e quanto pensiamo chiamiamo sentire.
Ma nel corso dello studio apprendiamo in qual maniera questi differiscano. Per esempio, c unenorme differenza di velocit, ma ne parleremo in seguito.
Ci sono poi altre due funzioni che nessun sistema di ordinaria psicologia divide e comprende in maniera giusta: la funzione istintiva e la funzione motrice. Quella istintiva si riferisce al lavoro interno dellorganismo: digestione del cibo, battiti del cuore, respirazione, queste sono funzioni istintive. Alle funzioni istintive appartengono anche i sensi ordinari: vista, udito, odorato, gusto, tatto, la sensazione di freddo e di caldo, cose del genere; e ci in realt  tutto. Tra i movimenti esterni, soltanto i riflessi semplici appartengono alla funzione istintiva, in quanto quelli pi complicati appartengono alla funzione motoria.  facilissimo distinguere fra funzioni istintive e funzioni motorie. Non dobbiamo apprendere nulla di quanto appartiene alla funzione istintiva; siamo nati con le capacit di usare tutte le funzioni istintive.
Le funzioni motorie, invece, debbono tutte essere apprese: un bambino impara a camminare, a scrivere, e cos via. Esiste unenorme differenza tra le due funzioni in quanto non c nulla di inerente nelle funzioni motorie mentre quelle istintive sono tutte inerenti. Quindi, nellosservazione di s,  necessario prima di tutto dividere queste quattro funzioni e classificare immediatamente tutto ci che osserviamo, dicendo: Questa  una funzione intellettuale, Questa  una funzione emozionale e cos di seguito. Se praticherete questa osservazione per qualche tempo, vi potr accadere di notare alcune cose strane. Scoprirete, per esempio, che la cosa realmente difficile nellosservazione  che ve ne dimenticate. Cominciate con losservare, le vostre emozioni si mettono in relazione con qualche tipo di pensiero, e voi dimenticate di osservarvi.
Unaltra volta, dopo un po di tempo, se continuerete nello sforzo di osservare, che  una funzione nuova non usata nella stessa maniera nella vita ordinaria,noterete unaltra cosa interessante: generalmente non ricordate voi stessi. Se poteste essere consapevoli di voi stessi tutto il tempo, sareste sempre capaci di osservare, o in ogni caso finch ne avete voglia.
Ma poich non potete ricordare voi stessi, non vi potete concentrare; questo  il motivo per cui dovrete ammettere di non avere volont. Se poteste ricordare voi stessi, avreste volont e potreste fare ci che vi piace. Ma non potete ricordare voi stessi, non potete essere consapevoli di voi stessi e perci non avete volont. Qualche volta potrete avere volont per breve tempo, ma questa si rivolge verso qualcosaltro e voi la dimenticate. Questa  la situazione, lo stato di essere, lo stato da cui dobbiamo cominciare lo studio di noi stessi. Molto presto per, se continuerete, arriverete alla conclusione che proprio quasi fin dal principio dello studio di voi stessi dovrete correggere determinate cose in voi che non sono giuste, sistemare certe cose che non stanno al loro posto.
Il sistema ha una spiegazione per ci. Siamo fatti in modo tale da poter vivere in quattro stati di consapevolezza, ma cos come siamo, ne usiamo soltanto due: uno quando dormiamo, laltro quando siamo ci che chiamiamo svegli: cio nello stato presente, quando possiamo parlare, ascoltare, leggere e cos via. Ma questi sono soltanto due dei quattro stati possibili.
Il terzo stato di consapevolezza  assai strano. Se qualcuno ci spiega cos il terzo stato di consapevolezza, cominciamo col pensare di averlo. Il terzo stato pu essere chiamato consapevolezza di s e la maggior parte delle persone, se interrogate, dice: Certo che siamo consapevoli!. Occorre tempo sufficiente, o ripetuti e frequenti sforzi di osservazione di noi stessi, prima che riconosciamo il fatto di non esser consapevoli, di esserlo soltanto potenzialmente. Se ci viene chiesto, diciamo: S, lo sono, e in quel momento lo siamo, ma il momento successivo cessiamo di ricordare e non lo siamo pi. Quindi nel processo di osservazione di noi stessi ci rendiamo conto di non essere nel terzo stato di consapevolezza, di vivere soltanto in due stati. Viviamo o nel sonno o nella veglia; il che, nel sistema,  chiamato consapevolezza relativa.
Il quarto stato, chiamato consapevolezza obiettiva, ci  inaccessibile perch pu essere raggiunto solamente mediante consapevolezza di s, divenendo cio prima consci di noi stessi, in modo che in seguito possiamo riuscire a raggiungere lo stato obiettivo di consapevolezza. Cos, oltre che con losservazione di noi stessi, cerchiamo di essere consci di noi stessi mantenendo la sensazione di io sono qui: niente altro. Questo  il fatto che  sfuggito a tutta la psicologia occidentale, senza la minima eccezione. Sebbene parecchie persone vi siano giunte vicino, esse non hanno riconosciuto la sua importanza e non si sono rese conto che lo stato delluomo, come egli , pu essere cambiato: luomo pu ricordare se stesso se ci prova a lungo.
Non  una faccenda di un giorno o di un mese.  uno studio lunghissimo, uno studio su come rimuovere gli ostacoli, perch noi non ricordiamo noi stessi, non siamo consapevoli di noi stessi, a causa di parecchie funzioni sbagliate nella nostra macchina, e tutte queste funzioni devono essere corrette e regolate. Allorch la maggior parte di queste funzioni  stata corretta, questi periodi di ricordo di s si faranno sempre pi estesi, e se diverranno sufficientemente lunghi, acquisteremo due nuove funzioni. Con la consapevolezza di noi stessi, che  il terzo stato di consapevolezza, acquistiamo una funzione chiamata superiore emozionale, anche se  egualmente intellettuale, perch a questo livello non c differenza tra intellettuale ed emozionale, come al livello ordinario. E quando arriviamo allo stato di consapevolezza obiettiva acquistiamo unaltra funzione chiamata superiore mentale.
Fenomeni di ci che io chiamo psicologia supernormale appartengono a queste due funzioni; questa  la ragione per cui, quando io effettuai quegli esperimenti venticinque anni fa, arrivai alla conclusione che il lavoro sperimentale  impossibile, perch non  questione di esperimenti, ma di cambiare il proprio stato di consapevolezza.
Vi ho dato appena qualche idea generale. Cercate di dirmi ora quello che non comprendete, ci che desiderate vi spieghi meglio. Fatemi qualsiasi domanda vi pare, sia in relazione a quanto ho detto che a problemi vostri. Cos sar pi facile cominciare.
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D. Per raggiungere lo stato superiore di consapevolezza  necessario essere permanentemente consci di s?
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R. Non possiamo raggiungerlo, perci non  questione di essere permanentemente consci. Ora possiamo parlare soltanto del principio. Dobbiamo studiarci, in connessione con questa divisione di funzioni differenti, quando possiamo, quando ci ricordiamo di farlo, perch in ci dipendiamo dal caso. Quando ricordiamo, dobbiamo cercare di essere consci di noi stessi.  tutto quanto possiamo fare.
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D. Dobbiamo essere capaci di essere consci delle nostre funzioni istintive?
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R. Soltanto dei sensi. Il lavoro istintivo interno non ha bisogno di divenir conscio.  conscio di s, indipendentemente dalla funzione intellettuale, e questa non necessita aumento. Dobbiamo sforzarci di divenire consci di noi stessi come ci vediamo, non delle nostre funzioni interiori. Dopo un po, possiamo divenir consci di alcune funzioni interiori di cui  utile essere consci; ma non ancora. Vedete, noi non acquisiamo alcun sentimento nuovo. Semplicemente classifichiamo meglio le nostre impressioni ordinarie, le cose ordinarie che otteniamo dalla vita, dalla gente, da tutto.
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D.  corretto dire che quando impariamo una cosa qualsiasi, per esempio a guidare una macchina, la funzione intellettuale dice alla funzione motoria ci che deve fare e che, quando ne  capace, la funzione motoria lavora da s?
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R. Giustissimo. Potete osservare parecchie cose come questa. Prima apprendete mediante la funzione intellettuale.
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D. Quanto importante  la conoscenza acquisita osservando le nostre azioni fisiche?  puramente un esercizio per osservare la nostra mente?
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R. No,  importantissima perch noi confondiamo parecchie cose e ignoriamo le cause di parecchie cose. Possiamo comprendere le cause soltanto mediante losservazione costante protratta a lungo.
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D. Possiamo aver istruzioni su come lavorare in ciascuna delle quattro funzioni?
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R. Tutto ci sar spiegato; per il momento, e per parecchio tempo, potete soltanto osservare.
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D. Sarebbe un esempio di differenti io operanti quando uno che va a letto tardi decide assolutamente di andare a letto presto la notte seguente e, allorch questa viene, si regola diversamente?
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R. Proprio cos: un io decide e un altro deve eseguire.
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D. Come cominciamo a cercare di essere pi consapevoli di noi stessi?
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R.  una cosa facilissima da spiegare, sebbene difficilissima da attuare. Non ci sono metodi indiretti. Uno stato migliore pu essere ottenuto soltanto con lo sforzo diretto, proprio col cercare di essere pi consci, col chiedere a se stessi quanto pi spesso  possibile: Sono conscio o no?
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D. Ma come si raggiunge una qualsiasi certezza che il nostro metodo  giusto?
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R. Semplicemente col confrontare una osservazione con laltra. E poi conversiamo quando ci incontriamo. La gente parla delle proprie osservazioni; le confronta; io cerco di spiegare ci che essa non pu comprendere; c altra gente che mi aiuta; in tal modo si diventa certi delle cose comuni, proprio come si sa che lerba  verde. In tutto ci non c questione di fede o di credo. Proprio al contrario, questo sistema insegna alla gente a non credere esattamente in nulla. Dovete verificare tutto ci che vedete, udite e sentite. Soltanto in questo modo potete arrivare a qualcosa. Tuttavia, dovete rendervi conto che la nostra macchina funziona tuttaltro che perfettamente; e ci, a causa di parecchie funzioni sbagliate, sicch unimportantissima parte dello studio di s  connessa con lo studio delle funzioni sbagliate. Dobbiamo conoscerle al fine di eliminarle.  una delle funzioni particolarmente sbagliate, che a volte ci piace in noi,  limmaginazione. In questo sistema immaginazione non significa pensiero consapevole o intenzionale su qualche soggetto, o visualizzazione di qualcosa, ma immaginazione che muta senza alcun controllo o senza alcun risultato. Essa sottrae molta energia e indirizza il pensiero in una direzione sbagliata. 
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D. Quando voi dite immaginazione, intendete immaginare che qualcosa  vero, non il creare delle immagini?
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R. Limmaginazione ha parecchi aspetti; pu essere semplicemente comuni sogni ad occhi aperti, o per esempio, immaginare poteri inesistenti in noi stessi.  la stessa cosa, funziona senza controllo, corre da sola.
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D. Ognuno di essi  illusione?
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R. Uno non la prende come illusione: egli immagina qualcosa, poi ci crede e dimentica che era immaginazione. Studiando luomo nel suo stato presente di sonno, assenza di unit, meccanicit e mancanza di controllo, troviamo varie altre funzioni sbagliate che sono il risultato del suo stato: in particolare, il mentire a se stessi e agli altri costantemente. La psicologia delluomo qualunque potrebbe addirittura essere chiamata lo studio del mentire, perch luomo mente pi di qualsiasi altra cosa; in realt, egli non pu dire la verit. Non  tanto facile dire la verit; bisogna apprendere a farlo, e a volte ci richiede moltissimo tempo.
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D. Vi dispiacerebbe spiegare cosa intendete per mentire?
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R. Mentire  pensare o parlare di cose che non si conoscono; questo  linizio del mentire. Non significa mentire intenzionalmente: raccontare delle storie, come per esempio che c un orso nellaltra stanza. Si pu andare nellaltra stanza e vedere che non c un orso. Ma se prendete tutte le teorie che la gente avanza su qualsiasi dato argomento, senza saperne nulla, vedrete dove comincia il mentire. Luomo non si conosce, non conosce nulla, tuttavia ha teorie su quasi tutto. La maggior parte di queste teorie  menzogna.
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D. Vorrei conoscere la verit che  bene per me sapere nel mio stato presente. Come faccio a scoprire se  una bugia?
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R. Per qualsiasi cosa che sapete avete metodi di verifica. Ma prima dovete sapere ci che potete sapere e ci che non potete. Questo aiuta la verifica. Se cominciate con ci, presto vi accorgerete delle bugie, anche senza pensare. Le bugie hanno un suono diverso, particolarmente le bugie sulle cose che non possiamo sapere.
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D. Per quanto riguarda limmaginazione, se pensiamo invece di immaginare, dobbiamo essere costantemente consci dello sforzo?
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R. S, ne sarete consci: non tanto dello sforzo, quanto del controllo. Sentirete che controllate le cose, che queste non accadono da sole.
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D. Quando dite ricordate voi stessi, intendete con ci il ricordare dopo esserci osservati, o ricordare le cose che sappiamo essere in noi?
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R. No, esso va completamente separato dallosservazione. Ricordare se stesso significa la stessa cosa che essere conscio di se stesso: Io sono. Qualche volta ci viene da s;  una sensazione stranissima. Non  una funzione, n un pensiero, n un sentimento;  uno stato di consapevolezza diverso. Da s viene soltanto per brevissimi momenti, generalmente in ambienti completamente nuovi, e allora uno si dice: Che strano. Sto qui. Questo  ricordare se stesso; in quel momento ricordate voi stessi. Successivamente,quando cominciate a distinguere questi momenti, arrivate ad unaltra interessante conclusione: vi rendete conto che quanto ricordate della vostra infanzia sono barlumi di ricordi di voi stessi, in quanto tutto ci che sapete dei momenti ordinari  che le cose sono accadute. Sapete che eravate l, ma non ricordate nulla con esattezza; mentre, se c quel lampo, allora ricordate tutto quello che circondava quel momento. 
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D. Mediante losservazione si pu essere consapevoli di non aver determinate cose? Bisogna osservare le cose dal punto di vista che tutto  possibile?
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R. Non credo sia necessario usare una parola come tutto. Limitatevi ad osservare, senza mai congetturare, e osservate soltanto ci che potete vedere. Per moltissimo tempo dovrete soltanto osservare e cercare di scoprire tutto quel che potete circa le funzioni intellettuali, emozionali, istintive e motorie. Da ci potrete arrivare alla conclusione che avete quattro menti ben definite: non una sola, ma quattro menti diverse. Una mente controlla le funzioni intellettuali, unaltra mente completamente diversa controlla le funzioni emotive, una terza controlla quelle istintive, e una quarta, anchessa del tutto diversa, controlla le funzioni motorie. Noi le chiamiamo centri: centro intellettuale, centro emotivo, centro motorio e centro istintivo. Essi sono completamente indipendenti. Ciascun centro ha la propria memoria, la propria immaginazione e la propria volont.
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D. Nel caso di desideri contrastanti, suppongo che se uno avesse sufficiente conoscenza di s, sarebbe capace di fare in modo che essi non fossero in conflitto?
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R. La conoscenza da sola non  sufficiente. Uno pu sapere e i desideri possono ugualmente essere in contrasto, in quanto ciascun desiderio rappresenta una volont diversa. Ci che chiamiamo la nostra volont nel senso comune non  altro che la risultante di desideri. La risultante qualche volta arriva a una linea dazione precisa, altre volte non pu giungere a nessuna linea definita, perch un desiderio va da una parte e un altro dallaltra e noi non possiamo decidere cosa fare. Questo  il nostro stato normale. Indubbiamente il nostro scopo futuro deve essere quello di arrivare alla unit, invece di essere molti come ora siamo, perch per fare qualsiasi cosa giustamente, per conoscerla esattamente, per arrivare a qualsiasi cosa, dobbiamo diventare uno.
 uno scopo molto lontano e non possiamo cominciare ad avvicinarglisi finch non ci conosciamo, perch, nello stato in cui siamo ora, la nostra ignoranza di noi stessi  tale che, quando la vediamo, cominciamo ad essere terrorizzati di non poter trovare da nessuna parte la nostra strada. Lessere umano  una macchina complicatissima e va studiato come una macchina. Ci rendiamo conto che allo scopo di controllare qualsiasi tipo di macchina, come ad esempio unautomobile o una locomotiva, dobbiamo cominciare con limparare. Non possiamo controllare queste macchine istintivamente; eppure per qualche motivo, pensiamo che listinto comune sia sufficiente a controllare la macchina umana, sebbene questa sia tanto pi complicata.
Questa  una delle prime supposizioni sbagliate: non ci rendiamo conto che dobbiamo apprendere, che il controllo  una questione di conoscenza e di abilit. 
Bene, ditemi ci che vi interessa maggiormente in tutto questo e quello su cui vorreste sentire di pi.
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D. Mi interessa la faccenda dellimmaginazione. Suppongo significhi che, nellimpiego comune della parola, si stava usando il significato sbagliato?
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R. Nel significato comune di immaginazione manca il fattore pi importante, mentre nella terminologia di questo sistema cominciamo con ci che  pi importante. Il pi importante fattore in ogni funzione : Sta sotto il nostro controllo o no?. Perci, quando limmaginazione  sotto il nostro controllo, non la chiamiamo nemmeno immaginazione; le diamo vari nomi: visualizzazione, pensiero creativo, pensiero inventivo; possiamo trovare un nome per ciascun caso speciale. Ma quando questa viene da sola e ci controlla, sicch siamo in suo potere, allora la chiamiamo immaginazione. 
Ancora una volta esiste un altro aspetto dellimmaginazione che ci sfugge nella comprensione ordinaria. Esso  che immaginiamo cose inesistenti: per esempio, capacit inesistenti. Ci attribuiamo poteri che non abbiamo, immaginiamo di essere consci di noi stessi sebbene non lo siamo. Abbiamo poteri immaginari, immaginaria consapevolezza di noi stessi, e immaginiamo di essere un io unico, mentre in realt siamo tanti io differenti. Esistono parecchie cose del genere che immaginiamo di poter fare, di avere una scelta; non abbiamo scelta, non possiamo fare: le cose semplicemente ci accadono. Perci, in realt, immaginiamo noi stessi. Non siamo ci che ci immaginiamo di essere.
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D. C qualche differenza tra immaginazione e sogno ad occhi aperti?
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R. Se non potete controllare il sognare ad occhi aperti ci significa che esso fa parte dellimmaginazione; ma non tutto. Limmaginazione ha parecchi aspetti diversi. Immaginiamo stati inesistenti, possibilit inesistenti, poteri inesistenti.
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D. Mi potreste dare una definizione di immaginazione negativa?
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R. Limmaginare ogni genere di cose spiacevoli, il tormentare se stessi, limmaginare tutte le cose che possono accadere a voi o ad altri, roba di questo genere; essa prende forme diverse. Alcune persone immaginano svariate malattie, altre immaginano incidenti, altre ancora immaginano sventure.
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D. Il controllo delle nostre emozioni  uno scopo ragionevole?
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R. Il controllo delle emozioni  cosa difficilissima.  una parte assai importante dello studio di s, ma non possiamo cominciare col controllo delle emozioni perch non comprendiamo abbastanza circa le emozioni. Mi spiegher: ci che possiamo fare proprio fin dal principio dellosservazione della funzione emozionale  cercare di arrestare una particolare manifestazione in noi stessi. Dobbiamo cercare di arrestare la manifestazione di emozioni sgradevoli. Per molta gente questa  una delle cose pi difficili perch le emozioni spiacevoli vengono espresse cos rapidamente e cos facilmente da non poterle afferrare.
Eppure, se non ci provate, non potete veramente osservare voi stessi; perci, proprio fin dallinizio, quando osservate le emozioni, dovete cercare di arrestare lespressione di emozioni spiacevoli. Questo  il primo passo. In questo sistema diamo a tutte queste sgradevoli, violente e deprimenti emozioni, il nome di emozioni negative. Come ho detto, il primo passo sta nel cercare di non esprimere queste emozioni negative; il secondo passo  lo studio delle emozioni negative stesse, facendone elenchi, scoprendo le loro relazioni, in quanto alcune sono semplici e alcune complesse, e cercando di comprendere che sono assolutamente inutili.
Pu sembrare strano, ma  importantissimo comprendere che tutte le emozioni negative sono assolutamente inutili; non servono ad alcuno scopo utile; non ci danno la conoscenza di cose nuove e non ci portano pi vicini a cose nuove; non ci danno energia, non fanno altro che consumare energia e creare illusioni spiacevoli. Arrivano persino a rovinare la salute fisica. In terzo luogo, dopo una certa quantit di studio e di osservazione  possibile arrivare alla conclusione che possiamo liberarci delle emozioni negative, che non sono obbligatorie.
Qui il sistema  di aiuto perch mostra che in realt non esiste un centro reale per le emozioni negative, ma che esse appartengono ad un centro artificiale in noi, che noi creiamo nellinfanzia imitando persone con emozioni negative da cui siamo circondati. Alcuni addirittura insegnano ai bambini ad esprimere emozioni negative. Poi i bambini apprendono ancora di pi con limitazione, essi imitano bambini pi anziani; questi imitano gli adulti e cos, gi in et giovanissima, divengono professori di emozioni negative.
 una gran liberazione quando cominciamo a comprendere che non esistono emozioni negative obbligatorie. Siamo nati senza di esse, ma per qualche ignota ragione insegniamo a noi stessi emozioni negative.
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D. Per essere liberi dalle emozioni negative, dobbiamo essere capaci di impedire che sorgano?
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R. Questo  sbagliato, perch non possiamo controllare le emozioni. Ho gi parlato della diversa rapidit di funzioni differenti. La funzione intellettuale  la pi lenta. Poi vengono la funzione motoria e istintiva, che hanno una velocit approssimativamente uguale, e che  enormemente pi rapida di quella intellettuale. La funzione emotiva dovrebbe essere ancora pi veloce, ma generalmente funziona pressappoco alla stessa velocit di quella istintiva. Quindi le funzioni motorie, istintive ed emozionali sono assai pi rapide del pensiero ed  perci impossibile cogliere le emozioni col pensiero.
Quando ci troviamo in uno stato emotivo, esse si succedono cos rapidamente da non darci il tempo di pensare. Ma possiamo avere unidea della differenza di rapidit confrontando le funzioni del pensiero con quelle motorie. Se, effettuando qualche rapido movimento, cercate di osservare voi stessi, vedrete che non potete. Il pensiero non pu seguire il movimento. O dovete fare il movimento lentissimamente o non potete osservare. Questo  un fatto certo.
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D. Per movimenti, voi intendete movimenti fisici?
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R. S, cose comuni, come guidare una macchina o scrivere; non potete osservare nulla del genere. Potete per ricordare, e ci in seguito d lillusione di osservare. In realt non potete osservare movimenti rapidi. Vedete quindi che, come siamo ora, la vera lotta contro le emozioni negative  un problema del futuro: non un futuro molto lontano, ma ci sono parecchie cose che dobbiamo prima sapere e metodi che dobbiamo studiare. Non esiste via diretta; dobbiamo apprendere metodi indiretti su come attaccarle. Innanzitutto, dobbiamo cambiare parecchi nostri atteggiamenti mentali che sono pi o meno in nostro potere; intendo atteggiamenti intellettuali, o punti di vista.
Abbiamo troppi punti di vista sbagliati sulle emozioni negative; le troviamo necessarie, o belle, o nobili; le esaltiamo e cos di seguito. Ci dobbiamo liberare di tutto questo. Dobbiamo perci ripulire la nostra mente per quanto riguarda le emozioni negative. Allorch la nostra mente sar giusta per quanto concerne le emozioni negative, quando avremo cessato di esaltarle, allora poco a poco troveremo un modo per combatterle, una ad una. Una persona trova pi facile lottare contro una particolare emozione negativa, ad unaltra riesce pi facile con unaltra. Dobbiamo cominciare con la pi facile, e ci che per me  pi facile, pu essere la cosa pi difficile per voi; perci dovrete trovare la pi facile da voi stessi per poi arrivare alla pi difficile.
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D. Questo spiega perch io associ alcune mie emozioni negative con persone che ricordo dallinfanzia?
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R. Molto probabilmente, perch parecchie emozioni negative vengono apprese per imitazione. Altre per possono essere essenzialmente nella nostra natura perch anche la nostra natura ha inclinazioni diverse in un senso o in un altro. Le emozioni possono essere divise in gruppi; una persona pu essere pi incline per un gruppo e unaltra per un altro gruppo. Per esempio, alcuni hanno uninclinazione per diverse forme di paura, altri per varie forme di rabbia. Ma esse sono diverse e non provengono dallimitazione.
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D. Sono queste le pi dure contro cui combattere?
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R. S, ma generalmente sono basate su qualche tipo di debolezza, perch alla base delle emozioni negative c generalmente un tipo di indulgenza verso se stessi: uno fa concessioni a se stesso. E se e uno non si concede paure, si concede rabbia; se non si concede rabbia, si concede compassione di s. Le emozioni negative sono sempre basate su qualche tipo di licenza. Ma prima di arrivare a problemi cos complicati come la lotta con le emozioni negative,  assai importante osservarci nelle piccole, quotidiane manifestazioni della funzione motoria e anche in quelle che possiamo osservare della funzione istintiva, cio le nostre sensazioni di piacevole e spiacevole, caldo e freddo: sensazioni come queste che passano sempre attraverso di noi.
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D. Non avete parlato dellidentificazione. Posso fare una domanda su di essa?
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R. Prego. Ma non tutti i presenti ne hanno sentito parlare, perci spiegher un po. Vedete, quando cominciamo a osservare in particolare le emozioni, ma in realt anche tutte le altre funzioni, troviamo che tutte le nostre funzioni sono accompagnate da un certo atteggiamento: diveniamo troppo assorbiti dalle cose, troppo persi nelle cose, specialmente quando compare anche il pi piccolo elemento emotivo. Ci  chiamato identificazione. Ci identifichiamo con le cose. Non  una parola molto esatta, ma in inglese non ce n una migliore. Lidea di identificazione esiste negli scritti indiani e i Buddisti parlano di attaccamento e non attaccamento. Queste parole mi sembrano ancor meno soddisfacenti perch, prima di incontrare questo sistema, le ho lette e non le ho comprese, o piuttosto ho compreso, ma ho colto lidea intellettualmente. Compresi perfettamente soltanto quando trovai la stessa idea espressa in russo e in greco da primitivi scrittori cristiani. Essi hanno quattro parole per quattro gradi di identificazione, ma ci non  ancora necessario per noi. Noi cerchiamo di comprendere lidea non mediante la definizione ma mediante losservazione.  una certa qualit di attaccamento: essere perduti nelle cose.
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D. Si perde il senso dellosservazione?
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R. Quando si diviene identificati non si pu osservare.
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D. Comincia di solito con lemozione? Centra in questo la possessivit?
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R. S. Parecchie cose. Essa comincia prima con linteresse. Siete interessati in qualche cosa e il momento dopo siete in essa e non esistete pi.
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D. Ma se si pensa e si  consci dello sforzo di pensare, ci salva dallidentificazione? Non si possono fare le due cose assieme, vero?
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R. S, ci salva per un momento, ma il momento successivo arriva un altro pensiero e vi porta via. Non c quindi garanzia. Dovete stare sempre in guardia contro di essa.
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D. Quali emozioni negative  pi facile esaltare?
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R. Alcuni sono molto orgogliosi della loro irritabilit o eccitabilit o qualcosa del genere. Amano essere ritenuti dei durissimi. Non esiste praticamente emozione negativa che non possiate godervi e questa  la cosa pi difficile di cui rendersi conto. In realt alcune persone ricavano ogni loro piacere da emozioni negative. Lidentificazione in rapporto alla gente prende una forma speciale che, in questo sistema,  chiamata considerare. Ma considerare pu essere di due tipi. Quando consideriamo i sentimenti degli altri e quando consideriamo i nostri. Consideriamo principalmente i nostri sentimenti. Li consideriamo soprattutto nel senso che la gente in qualche modo non ci stima abbastanza o ci sottovaluta, o non  troppo riguardosa con noi. Troviamo parecchie parole per dirlo. Questo  un importantissimo aspetto dellidentificazione da cui  difficilissimo liberarsi; alcuni sono totalmente in suo potere. Comunque,  importante osservare il considerare. 
Per me personalmente, da principio, lidea pi interessante era quella del ricordare se stessi. Proprio non potevo capire come alla gente potesse sfuggire una cosa del genere. A tutta la filosofia e psicologia europea era sfuggito questo punto. Ne esistono tracce in vecchi insegnamenti, ma sono cos ben occultate e poste tra cose meno importanti che non potete afferrare limportanza dellidea. Quando cerchiamo di tenere a mente queste cose e di osservare noi stessi, arriviamo alla ben definita conclusione che nello stato di coscienza in cui ci troviamo, con tutta questa identificazione, considerare, emozioni negative e assenza di ricordare se stessi, siamo veramente addormentati. Immaginiamo di essere svegli. Perci, quando cerchiamo di ricordare noi stessi, ci significa una sola cosa: cerchiamo di svegliarci. E ci svegliamo per un secondo ma poi ricadiamo nel sonno. Questo  il nostro stato di essere, quindi in realt siamo addormentati. Ci possiamo svegliare soltanto se correggiamo parecchie cose nella macchina e se lavoriamo tenacemente e per molto tempo sullidea del risveglio.
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D. Il forte dolore fisico falsa le nostre idee mentali?
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R. Certamente. Questo  il motivo per cui non possiamo parlarne. Quando parliamo delluomo, parliamo delluomo nel suo stato normale. Poi possiamo parlare dellottenere queste nuove funzioni, consapevolezza, ecc. I casi eccezionali non possono essere presi in considerazione in quanto falsano tutto il quadro. Esistono parecchie cose interessanti in relazione a ci. Il gruppo da me incontrato a Mosca usava metafore e parabole orientali, e una delle cose di cui essi amavano parlare era la prigione: quelluomo sta in prigione, cosa gli pu quindi piacere, cosa pu desiderare? Se  un uomo pi o meno sensibile, egli pu volere soltanto una cosa: evadere.
Ma ancor prima che egli possa formulare questo desiderio, che desidera evadere, deve divenir conscio di essere in prigione. Poi, quando formula questo desiderio, egli comincia a rendersi conto delle possibilit di fuga, e comprende che, da solo, non pu evadere perch  necessario scavare sotto i muri e cose del genere. Egli si rende conto che, prima di tutto, deve avere qualche persona che desideri fuggire con lui: un piccolo gruppo di persone.
Egli si rende quindi conto che un certo numero di persone pu forse fuggire. Ma non tutti possono evadere. Uno non lo pu e tutti non lo possono: un piccolo numero di persone s. Di nuovo, in quali condizioni? Egli arriva alla conclusione che  necessario avere aiuto. Senza di esso, non possono fuggire. Debbono avere mappe, lime, strumenti e cos di seguito, perci devono avere aiuto dallesterno. Questa  esattamente, quasi alla lettera, la posizione delluomo. Non possiamo apprendere ad usare le parti non usate della nostra macchina. Questa prigione significa in realt che viviamo nella cucina e nel seminterrato della nostra casa e non ne possiamo uscire. Uno ne pu uscire, ma non da solo. Senza scuola non pu farcela. Scuola significa che o sono persone che stanno gi evadendo o che, in ogni caso, si stanno preparando a evadere. La scuola non pu cominciare senza laiuto di unaltra scuola, senza laiuto di quelli che sono fuggiti prima. Da loro possiamo prendere determinate idee, determinati piani, una certa conoscenza: questi sono i nostri strumenti.
Ripeto, non tutti possono fuggire. Esistono parecchie leggi contro ci. Per dirla in parole povere, ci sarebbe troppo osservabile e produrrebbe immediatamente una reazione da parte delle forze meccaniche.
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D. Il desiderio di evadere  istintivo, non  vero?
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R. No, Soltanto il lavoro interiore dellorganismo  istintivo. Deve essere intellettuale o emotivo, perch la funzione istintiva appartiene in realt alle funzioni inferiori, quelle fisiche. Tuttavia, in qualche occasione, ci pu essere un desiderio fisico di evasione. Supponiamo che faccia troppo caldo nella stanza e che sappiamo che fuori fa fresco; indubbiamente possiamo desiderare di uscirne. Ma il rendersi conto di essere in prigione, e che esiste la possibilit di evadere, richiede ragione e sentimento.
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D. Sembra difficile, senza maggiore osservazione di s, sapere quale sia il vostro obiettivo nellevadere?
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R. S, certamente. La prigione  solamente un esempio. Per noi la prigione  il nostro sonno e, senza metafore, desideriamo svegliarci quando ci rendiamo conto di essere addormentati. Ci si deve render conto di ci emotivamente. Dobbiamo comprendere di essere impotenti nel sonno. Pu accadere qualsiasi cosa. Possiamo vedere immagini di vita, scorgere perch le cose accadono in una maniera o in unaltra  sia cose grandi che piccole  e renderci conto che ci succede perch la gente  addormentata. Naturalmente essa non pu far nulla nel sonno. Vedete, in relazione a queste idee e a questi metodi, viviamo in un certo senso in un tempo piuttosto strano, perch le scuole stanno rapidamente scomparendo. Trenta o quarantanni fa, avreste potuto trovare parecchi tipi di scuole che oggi praticamente non esistono o che sono molto difficili da trovare.
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D. Queste stanno scomparendo in Oriente come in Occidente?
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R. Mi riferivo allOriente,  chiaro. In Occidente hanno cessato di esistere da lungo tempo. Ma, per quanto riguarda le scuole, credo sia meglio parlarne separatamente.  un argomento interessantissimo in quanto non sappiamo come fare le giuste divisioni. Esistono diversi tipi di scuole.
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D. Quando da principio si cerca di osservare  meglio scegliere una quantit di brevi occupazioni oppure essere coinvolti in occupazioni lunghe? C differenza?
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R. No. Dovete cercare di osservare voi stessi in differenti condizioni, non soltanto nelle stesse condizioni.
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D.  bene, quindi, analizzare dopo?
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R. No. Parlando in generale, al principio e per parecchio tempo, non ci dovrebbe essere analisi. Per analizzare occorre conoscere le leggi; perch le cose sono accadute in quel modo e non potevano avvenire in altra maniera. Perci  bene non cercare di analizzare prima di conoscere le leggi. Bisogna limitarsi ad osservare le cose come sono e cercare di classificarle pi o meno in funzioni intellettuali, emozionali, istintive e motorie. Ciascuna di queste funzioni ha il proprio centro, o mente, attraverso cui si manifesta. Luomo, in relazione alle funzioni e agli stati di consapevolezza e dal punto di vista della sua possibile evoluzione,  diviso in sette categorie.
Le persone nascono soltanto in una delle prime tre categorie. Una persona in cui predomina la funzione istintiva o motoria, e in cui le funzioni intellettuali ed emozionali sono meno sviluppate,  chiamata uomo n. 1; ma se la funzione emozionale predomina sulle altre funzioni,  chiamata uomo n. 2; e, se predomina la funzione intellettuale, egli  uomo n. 3. Oltre questi tre tipi di uomo, ma non nato come tale, c luomo n. 4.
Ci significa linizio del mutamento, principalmente nella consapevolezza, ma anche nella conoscenza e capacit di osservazione. Poi viene luomo n. 5 che ha gi sviluppato in se stesso il terzo stato di consapevolezza, cio la consapevolezza di s, ed in cui agisce la funzione emozionale superiore. Poi viene luomo n. 6, ed infine luomo n. 7, che ha piena consapevolezza obiettiva e nel quale opera la funzione intellettuale superiore.
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D. Come si fa a riconoscere un uomo superiore a noi stessi se non si sa come cercare? 
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R. Quando sappiamo meglio ci che manca in noi, quali cose attribuiamo a noi stessi ma non possediamo, cominceremo a vedere qualcosa di questo, anche se attualmente possiamo distinguere le persone di livello superiore soltanto dal loro sapere. Se esse sanno qualcosa che noi non sappiamo, se ci rendiamo conto che nessun altro la sa, e che non potrebbe essere appresa in nessuna maniera ordinaria, ci pu servirci da guida. Cercate di riflettere un po sulle caratteristiche di queste sette categorie di uomo. Per esempio, quali potrebbero essere le caratteristiche generali delluomo 1, 2, 3? Prima di tutto il sonno. Luomo 1, 2 e 3, prima di cominciare a studiare se stesso in collegamento con qualche sistema che gli dia la possibilit dello studio di s, trascorre tutta la sua vita nel sonno. Egli ha laspetto di uno che  desto, ma in realt non  mai sveglio, oppure occasionalmente si sveglia per un momento, si guarda attorno e ricade nel sonno. Questa  la prima caratteristica delluomo 1, 2 e 3.
La seconda caratteristica sta nel fatto che, sebbene egli abbia parecchi io differenti, alcuni di questi io non si conoscono nemmeno tra loro. Luomo pu avere atteggiamenti ben definiti, convinzioni precise, punti di vista ben definiti e daltra parte pu avere convinzioni affatto differenti, punti di vista completamente diversi, simpatie e antipatie completamente diverse, e uno di essi non conosce laltro. Questa  una delle principali caratteristiche delluomo 1, 2 e 3. Gli uomini sono assai divisi ma essi non lo sanno e non possono saperlo perch ciascuno di questi io conosce soltanto determinati io in cui simbatte per associazione; altri io rimangono completamente ignoti.
Gli io sono divisi in base alle funzioni; ci sono io intellettuali, emozionali, istintivi e motori. Attorno a loro stessi, conoscono qualcosa ma oltre a ci non sanno nulla, perci finch luomo non comincia a studiare se stesso con la conoscenza di questa divisione, non pu mai arrivare ad una giusta comprensione delle sue funzioni o reazioni. Questo sonno delluomo, e assenza di unit di esso, creano unaltra importantissima caratteristica e questa  la sua completa meccanicit. Luomo in questo stato, luomo 1, 2 e 3,  una macchina controllata da influenze esterne; non ha possibilit di resistere a queste influenze esterne e nessuna possibilit di distinguerle una dallaltra, nessuna possibilit di studiare se stesso fuori da queste cose.
Egli si vede sempre in movimento e ha lillusione, radicatasi in lui da molto tempo e fortissima, di essere libero di andare dove vuole, di potersi muovere in base ai propri desideri, di poter andare a destra o a sinistra. Egli non lo pu fare, se va a destra, ci significa che non poteva andare a sinistra. Volont  unidea sbagliatissima; non esiste. La volont pu esistere soltanto nelluomo che ha un io che controlla, ma finch ha parecchi io che non si conoscono tra loro, egli ha esattamente altrettante volont diverse; ciascun io ha la propria volont, non ci pu essere altro io o altra volont. Ma luomo pu arrivare ad uno stato in cui acquisisce un io che controlla e in cui acquisisce la volont. Pu arrivare a questo stato solamente sviluppando la consapevolezza. Ecco i rudimenti e i principi di questo sistema.
Ora voglio dire soltanto unaltra cosa. Noi cominciamo con la psicologia: studio di se stesso, della macchina umana, stati di consapevolezza, metodi di correggere le cose e cos di seguito; nondimeno una parte importante del sistema  dedicata a dottrine delle leggi generali del mondo: poich non possiamo nemmeno conoscere noi stessi, se non conosciamo alcune delle leggi fondamentali che stanno dietro tutte le cose. La comune conoscenza scientifica non  sufficiente a ci, perch, proprio come punti importanti quali lassenza di ricordo di s erano mancati alla psicologia, cos la nostra scienza o ha dimenticato o non ha mai conosciuto le leggi fondamentali su cui si basa tutto. 
Come ho detto, tutte le cose nel mondo, siano esse grandi o piccole, in qualsiasi scala, sono basate su due leggi fondamentali che in questo sistema sono chiamate la Legge del Tre e la Legge del Sette.
La Legge del Tre, per descriverla in breve, significa che tre forze entrano in qualsiasi manifestazione, in qualsiasi fenomeno ed in qualsiasi evento. Esse sono chiamate (ma queste sono soltanto parole perch non esprimono le loro qualit) positiva, negativa e neutralizzante; o attiva, passiva o neutralizzante; oppure, ancor pi semplicemente, possono essere chiamate prima forza, seconda forza e terza forza. Queste tre forze intervengono in ogni cosa. In parecchi casi comprendiamo la necessit di due forze: che una sola forza non pu creare unazione, che c azione e resistenza. Ma, generalmente, non siamo consci della terza forza.
Questa  connessa con lo stato del nostro essere, con lo stato della nostra consapevolezza. In un altro stato, ne saremmo consci in parecchi casi nei quali non la vediamo adesso. A volte possiamo trovare esempi di terza forza nel comune studio scientifico: per esempio, in chimica e in biologia, possiamo trovare la necessit di una terza forza nella creazione di eventi e fenomeni. Cominciamo con lo studio della psicologia. Poi parleremo pi a lungo delle tre forze e ci potranno capitare alcuni esempi della loro interazione. Ma  meglio essere preparati ad abituarci ora allidea della necessit dello studio di queste tre forze.
Anche la Legge del Sette deve essere brevemente descritta. Essa significa che nessun processo nel mondo procede senza interruzioni. Per illustrare questa idea prendiamo un certo periodo di attivit in cui le vibrazioni stanno aumentando; supponiamo che queste comincino con 1000 vibrazioni al secondo e aumentino a 2000 vibrazioni al secondo. Questo periodo  chiamato una ottava, perch questa legge venne applicata alla musica e il periodo venne diviso in sette note e una ripetizione della prima nota. Lottava, particolarmente lottava maggiore,  in realt unimmagine o formula di una legge cosmica perch, negli ordinamenti cosmici, entro unottava ci sono due momenti in cui le vibrazioni si abbassano da sole. Le vibrazioni non si sviluppano regolarmente.
Nellottava maggiore ci  evidenziato dai semitoni mancanti; questa  la ragione per cui ci viene detto che  unimmagine di una legge cosmica; ma questa legge non ha nulla a che vedere con la musica. Il motivo per cui  necessario comprendere la Legge del Sette  che essa ha una parte importantissima in tutti gli eventi. Se non ci fosse la Legge del Sette ogni cosa nel mondo andrebbe alla sua conclusione finale, mentre per effetto di questa legge, ogni cosa devia.
Per esempio, se cominciasse la pioggia essa proseguirebbe senza fermarsi, se cominciassero le alluvioni esse sommergerebbero tutto, se cominciasse un terremoto esso proseguirebbe indefinitamente. Invece essi si fermano per effetto della Legge del Sette, perch in ciascun semitono mancante le cose deviano, non vanno avanti in linee rette. La Legge del Sette spiega anche perch non esistono linee rette in natura. Ogni cosa nella nostra vita e nella nostra macchina  anchessa basata su questa legge. La studieremo, quindi, nel funzionamento del nostro organismo; in quanto dobbiamo studiare noi stessi non soltanto psicologicamente, non soltanto in rapporto con la nostra vita mentale, ma anche in relazione con la nostra vita fisica. Nei nostri processi fisici troviamo parecchi esempi dellazione di questa legge. Contemporaneamente, la Legge del Sette spiega che, se sapete come farlo e in qual momento, potete dare uno shock addizionale a unottava e mantenere retta la linea. Possiamo osservare nellattivit umana come la gente cominci col fare una cosa e dopo un po ne faccia unaltra completamente diversa, pur continuando a darle lo stesso nome, senza notare che le cose sono completamente cambiate. Ma nel lavoro personale, particolarmente nel lavoro connesso con questo sistema, dobbiamo apprendere come impedire che queste ottave deviino, come mantenere una linea retta. Altrimenti non troveremo nulla. 
 necessario continuare a tornare alla psicologia, anche quando stiamo studiando altri lati del sistema, perch solamente con laiuto dello studio psicologico potremo realmente accrescere la nostra conoscenza; senza di esso apprenderemo soltanto parole. Solamente quando sappiamo come studiarci psicologicamente, in relazione al funzionamento delle nostre menti, alle nostre cognizioni e cos via, possiamo cominciare a comprendere qualcosa.
Cercher di darvi alcuni esempi di come dovrebbe cominciare lo studio di noi stessi. Abbiamo gi parlato del mentire e io ho dato una possibile definizione della psicologia come studio del mentire. Quindi una delle prime cose, e tra le pi importanti per voi da osservare,  il mentire.
Le nostre illusioni, convinzioni errate, punti di vista sbagliati e cos via sono molto simili al mentire. Tutte queste debbono essere studiate perch, finch non cominciamo a comprendere le nostre illusioni, non potremo mai vedere la verit. In ogni cosa dobbiamo fin dal principio separare le nostre illusioni dai fatti. Soltanto allora sar possibile vedere se possiamo realmente apprendere qualcosa di nuovo. Una delle pi importanti e pi difficili illusioni da debellare  la nostra convinzione di poter fare. Cercate di comprendere ci che questo significa. Noi pensiamo di fare un piano, di decidere, di cominciare e finire ci che ci pare, ma il sistema spiega che luomo 1, 2 e 3 non pu fare, non pu far nulla, ogni cosa gli accade.
Ci pu parer strano, particolarmente ora che ognuno pensa di poter far qualcosa. Ma, a poco a poco, comprenderete come parecchie cose che siamo abituati a dire sulluomo in generale potrebbero essere vere soltanto se dette sulluomo di livello superiore e che non si applicano alluomo del nostro basso livello. Se dite che luomo pu fare, ci sarebbe giusto nei riguardi delluomo n. 7 o n. 6. Persino luomo n. 5 pu fare qualcosa in confronto a noi, ma noi non possiamo far nulla. Potreste dire anche che pensate che luomo ha consapevolezza. Ci sarebbe giusto in relazione alluomo n. 5, 6 o 7, cominciando dal n. 5; e se voi diceste che luomo ha coscienza, ci sarebbe giusto in relazione alluomo n. 4, ma non in relazione alluomo n. 1, 2 e 3.
Dobbiamo cominciare a distinguere a quale categoria di uomo si riferiscono le cose, perch alcune cose sono giuste in relazione ad una categoria ma errate in relazione ad unaltra.  importantissimo comprendere che luomo non pu fare perch questa  la base della nostra visione di noi stessi, e persino quando diveniamo delusi di noi stessi pensiamo che altre persone possano fare.
Non possiamo accettare completamente e pienamente che le cose accadano meccanicamente e che nessuno gli dia una spinta. Da principio  difficile vedere ci su grande scala, ma lo vedrete prestissimo in voi stessi. Nello studio di voi stessi, se cercate di fare determinate cose che generalmente non fate, per esempio se cercate di ricordare voi stessi, se cercate di essere consci di voi stessi, allora vedrete prestissimo se potete fare qualcosa o no. E, nella maggioranza dei casi, vi accorgerete di non poterla fare.
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D. Se non possiamo far nulla di noi stessi come uomini 1, 2 e 3, dobbiamo rivolgerci a qualche potere esterno per essere consci?
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R. Non esistono poteri esterni cui possiamo rivolgerci perch siamo meccanici. Non possiamo far nulla, ma esistono differenze nel fare e losservazione di voi ve lo mostrer; per esempio, possiamo dar prova di una certa resistenza. Possiamo avere qualche desiderio, qualche tendenza, ma possiamo opporle resistenza e possiamo continuare a resistere ogni giorno. In cose di piccolissima importanza abbiamo scelta, cos, sebbene non possiamo fare tra virgolette, ci sono parecchie piccole cose che ora possiamo fare. Per esempio, possiamo cercare di essere consci di noi stessi. Certamente non lo possiamo fare per lungo tempo. Ma ci proviamo o no?
Questo  il problema. Osservando queste nostre diverse azioni vediamo che, come principio generale, anche se luomo 1, 2 e 3 non pu fare nulla, se  interessato in qualcosa, se comincia a desiderare qualcosa pi delle cose comuni, allora egli non sta sempre allo stesso livello e pu scegliere momenti in cui pu cominciare a fare in un senso assai elementare. Un altro importantissimo problema da considerare  lidea di bene e di male in questo sistema, perch generalmente le idee della gente su questo argomento sono assai confuse ed  necessario che stabiliate da voi stessi come comprenderle. Dal punto di vista del sistema ci sono due cose soltanto che possono essere confrontate e viste nelluomo: la manifestazione delle leggi meccaniche e la manifestazione della consapevolezza.
Se volete trovare esempi di ci che potete chiamare bene o male, per arrivare ad un certo standard, vedrete immediatamente che quanto noi chiamiamo male  sempre meccanico, non pu mai essere consapevole; e ci che chiamiamo bene  sempre consapevole, non pu essere meccanico. Ci vorr molto tempo prima di scorgere la ragione di ci, in quanto queste idee di meccanico e di consapevole sono confuse nella nostra mente. Non le descriviamo mai nella maniera giusta, questo  quindi il prossimo punto che voi dovete considerare e studiare. Inoltre, nei riguardi del problema di bene e male dobbiamo cercare di comprendere le posizioni relative di morale e coscienza.
Cos morale e cos coscienza? Possiamo dire prima di tutto che la morale non  costante.  diversa in paesi diversi, in secoli diversi, in diverse decadi, in diverse classi, con gente di diversa educazione, e cos via. Ci che pu essere morale nel Caucaso pu essere immorale in Europa. Per esempio, in alcuni paesi la vendetta di sangue  cosa moralissima; se un uomo rifiutasse di uccidere qualcuno che ha ucciso un suo lontano zio, sarebbe considerato immoralissimo. In Europa invece nessuno la penserebbe cos; in realt la maggioranza delle persone considererebbe che per un uomo  profondamente immorale uccidere chiunque, persino un parente di qualcuno che ha ucciso suo zio. Perci la morale  sempre differente, cambia sempre. La coscienza invece non cambia mai. La coscienza  un tipo di comprensione emotiva della verit in determinate relazioni definite, generalmente in rapporto al comportamento, alla gente, e cos via. Essa  sempre la stessa; non pu mutare e non pu differire in una nazione o nellaltra, in un paese o nellaltro, in una persona o nellaltra.
Cercate di collegare nella vostra mente quanto ho detto circa lo studio di bene e male, meccanicit e consapevolezza, morale e coscienza, e poi ponetevi la domanda:  possibile il male conscio?. Ci richieder studio e osservazione, ma dal punto di vista del sistema esiste un principio ben preciso che il male conscio  impossibile; la meccanicit deve essere inconscia.
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D. Lidea del male che deve essere sempre inconscio  piuttosto difficile da comprendere. Ce la potete spiegare un po pi diffusamente?
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R. Ho detto, prima di tutto cercate di trovare da voi ci che chiamate male, non mediante definizioni ma mediante esempi. Quando avrete un certo numero di esempi, domandatevi: Potrebbero questi essere consci? Possono cose cattive esser fatte consciamente?.
In seguito vedrete che possono esser fatte soltanto inconsciamente. Unaltra risposta  che tutto quanto chiamate male pu accadere meccanicamente, e accade sempre meccanicamente, perci non ha bisogno di consapevolezza. Ho detto che voi dovreste studiare le idee di questo sistema principalmente in relazione allevoluzione delluomo, e ho spiegato che per evoluzione dobbiamo intendere un processo cosmico e sforzi consci, continui e connessi. Non esiste evoluzione meccanica come  qualche volta intesa. Levoluzione, se  possibile, pu essere soltanto conscia e il principio dellevoluzione  sempre levoluzione della consapevolezza, non pu essere levoluzione di niente altro. Se la consapevolezza comincia ad evolversi, anche altre cose cominciano a crescere e ad evolversi. Se la consapevolezza rimane allo stesso livello, ogni altra cosa rimane allo stesso livello. 
Ci sono varie cose che  importante comprendere fin dal principio per quanto riguarda levoluzione. Prima, che in una grandissima quantit di uomini 1, 2 e 3, soltanto pochissimi possono divenire n. 5, 6 e 7, o addirittura cominciare. Ci deve essere ben compreso, perch se cominciamo a pensare che ognuno si pu evolvere, cessiamo di comprendere le condizioni necessarie per il principio dellevoluzione come ve le ho descritte nellesempio dellevasione dalla prigione.
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D. Tutte le razze umane hanno la stessa possibilit di sviluppo?
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R. Questa  una domanda interessantissima. Feci io stesso questa domanda quando iniziai questo lavoro e mi fu risposto che essa era stata discussa in scuole importantissime e in periodi importantissimi e che, dopo aver fatto tutti i possibili esperimenti in questo contesto, esse erano arrivate alla conclusione che, dal punto di vista del possibile sviluppo, non cera differenza tra razza bianca, gialla, nera, scura o rossa. Nel momento presente, la razza bianca e gialla hanno il predominio, mentre probabilmente nel passato esso apparteneva a qualcuna delle altre. Per esempio, la Sfinge ricorda un negro, non un europeo.
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D. In relazione a quanto avete detto sul bene e sul male, potrebbe un seguace di questo sistema prender parte a una guerra?
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R. Questi sono fatti suoi. Non esistono proibizioni o condizioni esterne.
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D. Ma potrebbe egli conciliare i due?
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R. Anche qui sono fatti suoi. Questo particolare sistema lascia luomo liberissimo. Esso vuole creare consapevolezza e volont. N consapevolezza n volont possono essere create seguendo determinate restrizioni esterne. Bisogna essere liberi. Dovete comprendere che le cose esterne sono le meno importanti di tutte. Le cose importanti sono quelle interne, la guerra interna.
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D. Esistono parecchie cose che a me sembrano cattive che sono capace di commettere.
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R. Non potete prendere voi stesso come esempio, perch potete prendere soltanto esempi di male che avete gi commesso. Perci  meglio prendere lidea in generale. Cercate tutti gli esempi possibili  non intendo incidenti o errori, perch parecchi delitti sono accidentali  ma prendete tutto ci che noi chiamiamo evidente male intenzionale e vedrete che non ha bisogno di consapevolezza;  unazione meccanica, e tutto accade.
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D. D lillusione della scelta.
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R. Questa  la pi grande illusione: lillusione difare e lillusione di scelta. Queste cose appartengono a un livello superiore. Cominciando dal n. 4, uno gi comincia ad avere scelta, ma gli uomini 1, 2 e 3 hanno ben poca scelta.
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D. Direste che lo studio della magia nera  male conscio?
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R. Conoscete qualcuno che labbia studiata, eccezion fatta delle persone che leggono libri con immagini terrificanti e ingannano se stesse?
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D. Se uno deliberatamente si mette allopera per ingannare unaltra persona non  questo male deliberato?
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R. Molto probabilmente non potreste evitarlo; c stata una tale pressione di circostanze o qualcosa per cui non potevate fare altrimenti. Questi sono tutti problemi difficili e richiedono lungo tempo per abituarcisi, perch siamo abituati a pensare nella maniera sbagliata. Per esempio, quando consideriamo gli eventi storici, prendiamo per consce proprio quelle cose che non possono essere consce e le cose che potrebbero essere consce le prendiamo per meccaniche, come una specie di processo.
Ora, se torniamo allidea che soltanto pochissimi si possono sviluppare e trovare in se stessi nascoste possibilit, sorge naturalmente la domanda: cos che determina la differenza? Perch alcune persone hanno una possibilit e altre non lhanno?  verissimo che alcune persone non hanno alcuna possibilit fin dal principio. Sono nate in circostanze tali che non possono apprendere nulla o esse stesse sono deficienti in qualche modo; perci noi escludiamo le persone deficienti perch non c nulla da dire nei loro riguardi. Ci interessano gli individui che si trovano in circostanze normali  ed essi stessi debbono essere normali  con normali possibilit di apprendere, comprendere e cos di seguito.
Ora, tra tutta questa gente, soltanto pochissimi saranno mai capaci di fare persino il primo passo sulla via dello sviluppo. Come e perch le cose stanno cos? Tutte le persone in condizioni ordinarie di vita vivono sotto due tipi di influenze. Prima vengono le influenze create nella vita: desiderio di ricchezza, di fama e cos via, che chiameremo influenze A. Poi ci sono altre influenze che provengono dalla vita esterna, che funzionano nelle stesse condizioni sebbene siano diverse, e noi le chiamiamo influenze B. Queste raggiungono luomo sotto forma di religione, letteratura o filosofia.  Queste influenze del secondo tipo sono consce allorigine.
Le influenze A sono meccaniche fin dal principio. Luomo pu imbattersi in queste influenze B, o passarci accanto senza nemmeno notarle, o pu udirle e credere di comprenderle, usare le parole e al tempo stesso non averne alcuna comprensione. Queste due influenze determinano veramente il successivo sviluppo delluomo. Se luomo accumula influenze B, i risultati di queste influenze si cristallizzano in lui (uso la parola cristallizzarsi nel senso comune) e formano in lui un certo tipo di centro di attrazione che noi chiamiamo centro magnetico.
Questa massa compatta di ricordi e queste influenze lo attraggono in una determinata direzione o gli fanno prendere unaltra direzione. Quando si  formato il centro magnetico in un uomo sar pi facile per lui attirarsi pi influenze B e non essere distratto da influenze A. Nelle persone ordinarie le influenze A possono prendere una tale quantit del loro tempo che nulla  lasciato alle altre influenze ed esse sono scarsamente influenzate dalle influenze B. Ma, se questo centro magnetico nelluomo cresce, allora dopo un po di tempo egli incontra un altro uomo, o un gruppo di persone, da cui pu apprendere qualcosa di diverso, qualcosa che non  incluso nelle influenze B e che noi chiamiamo influenza C.
Questinfluenza  conscia nellorigine e nellazione e pu essere trasmessa soltanto mediante istruzioni dirette. Le influenze B possono venire tramite libri e opere darte e qualcosa del genere, ma linfluenza C pu venire soltanto mediante contatto diretto. Se un uomo in cui  cresciuto il centro magnetico incontra un uomo o un gruppo tramite i quali egli viene in contatto diretto con linfluenza C, ci significa che egli ha fatto il primo passo. Allora esiste per lui possibilit di sviluppo.
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D. Cosa significa il primo passo?
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R. Questo  collegato con lidea di un sentiero o strada. La cosa importante da comprendere  che la strada non comincia al livello ordinario di vita; ha inizio a un livello superiore. Il primo passo  il momento in cui uno incontra linfluenza C. Da quel momento ha inizio l una scalinata con un certo numero di gradini che vanno saliti prima di poter arrivare alla strada. La strada non comincia dal fondo, ma soltanto dopo che  stato salito lultimo gradino.
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D. Cosa intendete per uomo normale?
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R. Pu sembrare paradossale, ma non abbiamo altre definizioni: significa un uomo che pu svilupparsi.
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D. Esiste una qualsiasi relazione tra influenze B e influenze A? Quando le influenze B capitano a un uomo, operano sulle influenze A e le trasformano?
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R. Possono influenzarle, ma nonostante ci necessariamente una esclude laltra. Luomo vive sulla terra sotto queste due diverse influenze, egli pu sceglierne soltanto una o pu averle entrambe. Quando parlate di influenze A e B, cominciate a parlare di fatti. Se rimpiazzate questa espressione con uno o un altro fatto preciso, vedrete in quale relazione si trovano.  facilissimo. A questo punto sorge naturalmente la domanda: perch  cos difficile per un uomo cominciare col cambiare se stesso, arrivare alla possibilit di crescere? Perch, vedete, dovete ricordare che luomo  creato dalla natura in una maniera assai interessante. Egli  sviluppato fino a un certo punto; dopo questo punto deve svilupparsi da s. La natura non sviluppa luomo oltre un certo punto.
In seguito apprenderemo nei particolari fino a che punto luomo  sviluppato e come deve cominciare il suo sviluppo successivo; vedremo perch, sotto questo punto di vista, egli non pu mai sviluppare se stesso e perch non pu essere sviluppato dalla natura. Ma prima dobbiamo comprendere certe condizioni generali. Per luomo  difficile persino cominciare qualsiasi tipo di lavoro su se stesso in quanto egli vive in un cattivissimo posto nelluniverso. Da principio questa pu sembrare unidea stranissima. Non ci rendiamo conto che nelluniverso esistono posti migliori e peggiori, e certamente non ci rendiamo conto che noi siamo capitati in quello che  forse il posto peggiore. Non riusciamo a rendercene conto perch, da un punto di vista, la nostra conoscenza delluniverso  troppo complicata. Da un altro punto di vista non prende in considerazione fatti reali.
Se cerchiamo il posto pi vicino a noi nelluniverso, ci rendiamo conto che viviamo sulla terra e che la luna  sotto linfluenza della terra. Tuttavia vediamo che la terra  uno dei pianeti del sistema solare, che esistono pianeti pi grandi, probabilmente pi potenti della terra, e che tutti questi pianeti, presi assieme, devono in qualche modo influenzare e controllare la terra. Successivo nella scala viene il sole, e noi ci rendiamo conto che il sole controlla tutti i pianeti e contemporaneamente la terra. Se pensate secondo questo punto di vista avete gi unidea differente del sistema solare, sebbene non ci sia nulla di nuovo in queste cose:  soltanto una questione di come correlare una cosa con laltra. 
La terra  uno dei pianeti del sistema solare e il sole  una delle stelle della Via Lattea. Al di l di essi possiamo prendere tutti i mondi possibili. Questo  tutto quanto sappiamo secondo il punto di vista comune. Come termine puramente filosofico, possiamo aggiungere a ci una condizione o relazione di cose che possiamo chiamare lAssoluto: uno stato in cui tutto  uno. Ora possiamo esprimere questa relazione della luna con la terra, della terra con i pianeti, e cos di seguito, in maniera leggermente diversa. Assoluto. Ignoto principio di tutto. Tutti i Mondi. Tutte le galassie simili o dissimili dalla nostra galassia. Tutti i Soli. La nostra galassia. Nostro Sole. Il nostro sistema solare. Tutti i Pianeti. Tutti i pianeti del sistema solare. Terra. Luna.
Osservando dalla cima in basso, possiamo cominciare a comprendere la vasta differenza di scala se confrontiamo Tutti i Soli col nostro Sole, o Terra con Tutti i Pianeti. Possiamo comprendere che essi si trovano in una certa definita relazione di scala luno con laltro. Il pi piccolo  la Luna e al di l della Luna non sappiamo nulla. Lassieme di tutto ci  chiamato il Raggio di Creazione. Esistono altri raggi, perch questo raggio non include lintero universo, ma poich viviamo sulla terra, ed esso passa attraverso la terra, noi apparteniamo a questo Raggio di Creazione.
Dal diagramma appare chiaro ci che  inteso come cattivo posto nelluniverso. Il posto peggiore  la luna, ma la terra  quasi altrettanto cattiva.  come vivere al Polo Nord, il che spiega perch tante cose sono cos difficili sulla terra. Non possiamo cambiarlo o farci nulla, ma quando lo sappiamo, possiamo adattarci ad esso e in tal modo possiamo sottrarci a tante cose alle quali altrimenti non ci potremmo sottrarre. Ma non dobbiamo lasciare che la nostra immaginazione evada con noi e ci dica che possiamo evadere completamente. Desidero aggiungere soltanto unaltra cosa. Per ragioni ancora difficili da spiegare, nel Raggio di Creazione tutti questi mondi sono collegati uno con laltro; le influenze passano dal superiore allinferiore, ma c un abisso tra Pianeti e Terra. Al fine di colmare questo abisso in modo che le influenze da Tutti i Pianeti possano raggiungere la terra  stato inventato un determinato strumento.  una sorta di pellicola sensibile che circonda la terra, e cio: la Vita Organica sulla Terra. Perci piante, animali e uomini, eseguono un disegno ben preciso; essi servono per la comunicazione tra terra e pianeti.
Con laiuto della vita organica che pu riceverle e trattenerle, le influenze planetarie penetrano nella terra. Questa  la ragione e il significato della vita organica sulla terra.
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D. Voi supponete la vita organica solamente sulla terra. Pensate che non c niente sugli altri pianeti?
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R. No, assolutamente no, ma noi siamo interessati nella vita organica sulla terra, perch stiamo sulla terra e siamo parte della vita organica sulla terra, perci parliamo soltanto della terra. Tutti gli altri pianeti li pigliamo in massa, ma della terra parliamo in modo diverso. Questo  il principio della scala. Pi qualcosa  vicina a voi, pi vicino alla scala completa  il vostro studio. Se studiate questa stanza, avete bisogno di sapere quante persone verranno e quante sedie saranno necessarie; studierete nei particolari, ma se prendete soltanto la casa, non avete bisogno di conoscere questi particolari. E se prendete la strada, il caso  di nuovo diverso. Allo stesso modo noi studiamo il Raggio di Creazione su scale diverse. Parliamo della vita organica sulla terra, ma non parliamo della vita organica su qualsiasi altro pianeta; non abbiamo modo di studiarla, tranne che sulla terra.
Vi dar pochi altri particolari sul Raggio di Creazione che vi spiegheranno cosa intendo quando dico che la terra  un cattivo posto nelluniverso. Ricorderete che, precedentemente, ho detto che dovremmo arrivare allo studio delle leggi fondamentali delluniverso, e ho aggiunto che le due leggi da studiare sono la Legge del Tre e la Legge del Sette; poi vi ho anche menzionato il principio della scala. Ora abbiamo gi incontrato questo principio e voi comprendete che non studiamo ogni cosa sulla stessa scala. Questo  realmente il punto pi debole nella scienza comune; gli scienziati cercano di studiare ogni cosa alla stessa scala, senza comprendere che ci non  assolutamente necessario. In realt, proprio lopposto. A tutti i fini pratici dobbiamo apprendere a studiare le cose in scale diverse. 
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Dobbiamo tornare alla Legge del Tre. Ricorderete come vi sia stato spiegato che tutto quanto accade  il risultato dellazione di tre forze e che due forze da sole non possono produrre alcun effetto. Cercher di collegare questa idea con il Raggio di Creazione. LAssoluto  Mondo 1, perch le tre forze in esso fanno uno. Con la propria volont e consapevolezza lAssoluto crea i mondi. L  tutto intenzionale e ciascuna forza in esso occupa ciascun posto. Ci  per noi incomprensibile. Nel mondo successivo, Mondo 3, ci sono le stesse tre forze, soltanto che esse sono gi divise. Queste tre forze a loro volta producono mondi di cui noi ne prendiamo uno, ma questo Mondo 6  diverso da Mondo 3, che  in contatto con lAssoluto perch  gi meccanico. Mondo 6 ha tre forze dal Mondo precedente e tre proprie. Il mondo seguente, Mondo 12, ha tre forze dal mondo del secondo ordine, sei dal mondo del terzo ordine e tre proprie. Il mondo successivo, Mondo 24, ha ventiquattro forze; quello dopo, 48 forze, e lultimo 96 forze. Queste cifre si riferiscono al numero delle leggi che governano ciascun mondo. Pi grande il numero delle leggi, pi difficile cambiare qualsiasi cosa. Per esempio, luomo vive sulla terra, che  sotto 48 leggi. Egli stesso  sotto parecchie pi leggi, ma persino queste 48 leggi gli rendono molto difficile modificare qualsiasi cosa perch qualsiasi piccola cosa  governata da queste leggi. Fortunatamente non tutte le leggi sotto cui vive luomo sono per lui obbligatorie; egli pu quindi sottrarsi ad alcune di esse e la sua possibilit di evoluzione  fondamentalmente connessa con il sottrarsi ad alcune leggi. Arrampicandosi sui muri della prigione, anche luomo pu sottrarsi alle leggi. 
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CAPITOLO 2.
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Desidererei che voi ripassaste nella vostra memoria quanto ho detto lultima volta, perch parecchie cose da me dette non sono state sufficientemente sviluppate. Io ho fornito semplicemente degli indizi, una idea generale, delle cose che dobbiamo studiare;  necessario quindi ricordare lordine delle cose e la loro importanza relativa. In quanto ad alcune cose da me dette erano essenziali per la comprensione di idee successive, mentre altre le ho introdotte semplicemente come spiegazioni di altre cose.
Ma prima vorrei sottolineare ancora una volta un punto importante. Questo sistema appartiene alla classe dei sistemi che considerano luomo come un essere incompleto e lo studiano dal punto di vista del suo possibile sviluppo. La psicologia ordinaria  assai lontana dalla realt. Luomo che essa studia  una quantit immaginaria. Luomo non  ci che  supposto essere. Noi ci attribuiamo parecchie qualit che non possediamo. Noi non siamo consci. Se non siamo consci, non possiamo avere unit, non possiamo avere individualit, non possiamo avere un ego o un io.
Tutte queste cose sono inventate dalluomo per conservare lillusione della consapevolezza.
Luomo pu essere conscio, ma attualmente non lo . Bisogna riconoscere che luomo vive sotto il suo legittimo livello. Esistono anche altre cose che luomo pu raggiungere, ma ora io parlo di ci che gli appartiene di diritto, ma che non ha.
Questo sistema capovolge tutto ci che sappiamo o a cui abbiamo mai pensato. Non lo si pu far quadrare con le comuni idee psicologiche. Dobbiamo decidere come dobbiamo vedere luomo: come un uovo o come un uccello. E se lo vediamo come un uovo non dobbiamo attribuirgli caratteristiche da uccello. Quando lo vediamo come un uovo, lintera psicologia diviene diversa: tutta la vita umana diviene vita di embrioni, di esseri incompleti. E, per alcuni, il significato di vita diviene la possibilit di passare ad un altro stato.
 importantissimo comprendere cos un essere completo e cos un essere incompleto perch, se ci non  compreso fin dal principio, sar difficile procedere. Forse un esempio aiuter a illustrare ci che intendo. Mettiamo a confronto una carrozza a cavalli con un aeroplano. Un aeroplano ha parecchie possibilit che una carrozza non ha, tuttavia, un aeroplano pu essere usato come una comune carrozza. Sarebbe molto poco adatto, scomodo, e assai costoso, ma potete sempre attaccarlo dietro due cavalli e camminarci sulla strada. Supponiamo che luomo il quale ha questaeroplano non sappia che esso ha un motore e che si pu muovere da solo e supponiamo che egli apprenda del motore: allora potr fare a meno dei cavalli e usarlo come una macchina.
Ma esso sar ancora troppo disadatto. Supponiamo che luomo studi questa macchina e scopra che pu volare. Certamente gli offrir parecchi vantaggi che gli sfuggivano quando usava laeroplano come una carrozza. Ci  quanto noi stiamo facendo di noi stessi; ci usiamo come una carrozza, mentre potremmo volare.
Ma gli esempi sono una cosa e i fatti unaltra. Non c bisogno di allegorie e analogie in quanto possiamo parlare di fatti reali se cominciamo a studiare la consapevolezza nella maniera giusta.
Se torniamo per un momento allanalogia dellaeroplano, qual  la ragione per cui il nostro aeroplano non pu volare? Naturalmente la prima ragione  perch non conosciamo la macchina, come essa funzioni, e come metterla in moto. La seconda ragione  che, come risultato di questa ignoranza, la macchina funziona ad una velocit molto lenta. Leffetto di questa lenta velocit  molto maggiore che se confrontiamo una carrozza a cavalli con un aereo.
Per seguire pienamente le idee e i metodi del sistema  necessario riconoscere ed essere daccordo su due punti: il lento livello della consapevolezza e lassenza pratica di volont e individualit nelluomo. Quando questi sono accettati,  utilissimo e necessario apprendere luso corretto di due idee, di due parole: utile e dannoso; in quanto  piuttosto difficile applicare queste parole ad uno stato psicologico e trovare ci che  utile nella struttura psicologica delluomo e ci che in essa  dannoso.
Ma, se osservate luomo dal punto di vista del suo possibile sviluppo, diviene chiaro che quanto aiuta il suo sviluppo  utile e quanto lo ostacola  dannoso.  assai strano che sia necessario persino spiegare questo, ma sfortunatamente il nostro pensiero ordinario, specialmente quando si imbatte in problemi seri, non si serve di questa idea; in qualche modo perdiamo la comprensione di ci che  utile e dannoso.
Il nostro pensiero ha acquisito parecchie cattive abitudini e una di queste  di pensare senza scopo. Il nostro pensiero si  fatto automatico; siamo completamente soddisfatti se pensiamo e sviluppiamo eventuali problemi marginali senza avere la minima idea del perch lo stiamo facendo.
Dal punto di vista di questo sistema tale modo di pensare  inutile. Ogni studio, ogni pensiero e indagine deve avere un obiettivo, uno scopo in vista, e questo scopo deve essere quello di raggiungere la consapevolezza.  inutile studiare se stessi senza questo obiettivo. Esistono ragioni per studiare se stessi soltanto se ci si  gi resi conto di non avere consapevolezza e che la si vuole avere. Altrimenti ci diventa assolutamente futile. Il raggiungere la consapevolezza  collegato con la graduale liberazione dalla meccanicit, perch luomo, cos com,  interamentee completamente sotto leggi meccaniche. Pi un uomo arriva alla consapevolezza, pi egli abbandona la meccanicit, il che significa che egli si fa libero dalle accidentali leggi meccaniche.
Il primo passo nellacquisizione della consapevolezza sta nel renderci conto che non siamo consapevoli. Ma questa illusione non pu essere cambiata da sola perch ce ne sono parecchie altre. Come ho detto precedentemente, la peggiore di esse  lillusione che possiamo fare.
Tutta la nostra vita  basata su questa illusione. Pensiamo sempre che stiamo facendo mentre, in realt, non stiamo facendo nulla: tutto accade. Unaltra illusione  che siamo svegli. Quando ci rendiamo conto di essere addormentati vediamo che tutta la storia  fatta da gente addormentata.
Uomini addormentati combattono, fanno leggi; gente addormentata li ubbidisce o li disubbidisce.
Le nostre peggiori illusioni sono le idee sbagliate tra cui viviamo e che governano la nostra vita. Se potessimo cambiare il nostro atteggiamento verso queste idee sbagliate e comprendere cosa sono, ci sarebbe gi da solo un grande cambiamento che muterebbe immediatamente le cose.
Ora sarebbe bene se cominciassimo in questo modo: voi avete riflettuto durante la settimana, perci cercate di ricordare ci che non vi  stato chiaro in quanto avete ascoltato e fatemi delle domande; io allora svilupper quella linea di pensiero.
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D. Se non siamo consci, come possiamo essere capaci di giudicare ci che per noi  utile e ci che  dannoso?
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R. Ho detto che losservazione di s non pu essere impersonale in quanto noi siamo personalmente interessati nel corretto funzionamento della nostra macchina. Il giusto funzionamento dellorganismo  vantaggioso per noi, quello sbagliato  dannoso. Bisogna avere un semplice atteggiamento commerciale verso la propria vita e le funzioni interiori e bisogna sapere ci che  profitto e ci che  perdita, cos  possibile osservare se stessi affatto imparzialmente, come eventi storici che sono accaduti mille anni fa.
Quando un uomo adotta questatteggiamento verso se stesso egli  pronto a iniziare lo studio pratico di s, in quanto studio pratico di s significa studio delle cose pi meccaniche. Alcune funzioni in noi possono divenire consce, altre non possono mai divenire consce.
Le funzioni istintive, ad esempio, non hanno bisogno di divenire consce, ma ne esistono parecchie altre  tutta la nostra vita ne  piena  che  importantissimo rendere consce o che, se non possono divenire consce,  necessario arrestare o eliminare, poich sono veramente dannose.
Queste non sono meramente meccaniche nel senso che sono automatiche; esse sono dovute al funzionamento sbagliato della macchina che si  protratto per lungo tempo. Perci esse hanno gi causato danni evidenti; le cose o si sono rotte o contorte o lacerate.
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D. Cercando di studiare me stesso non posso trovare nulla di reale, nulla di tangibile.
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R. Studiate ci che  in voi, sia esso reale o irreale. Non potete studiare soltanto ci che  reale, dovete studiare ci che  l. Non  un ostacolo allo studio di s il non trovare nulla di reale: dovete studiare ci che trovate. In realt avete completamente ragione che nulla  reale, ma uno deve studiare se stesso e studiare gli ostacoli.
Il principale ostacolo al raggiungimento della consapevolezza di s  che pensiamo di averla. Non avremo mai consapevolezza di noi stessi finch crederemo di averla. Ci sono parecchie altre cose che pensiamo di avere e che per questa ragione non possiamo avere.
C lindividualit o unit: noi crediamo di essere uno, indivisibili. Crediamo di aver volont, o che se anche non labbiamo sempre, possiamo averla, e altre cose. Esistono molti aspetti di ci perch, se non abbiamo una cosa, non possiamo averne unaltra. Crediamo di avere queste cose e ci accade perch non conosciamo il significato delle parole che usiamo.
Esiste un ostacolo ben definito, una ragione ben precisa per cui non possiamo avere consapevolezza cos come siamo. Questo ostacolo principale sulla via dello sviluppo  il mentire.
Ho gi accennato al mentire, ma dobbiamo parlarne pi diffusamente in quanto non sappiamo cosa significhi mentire perch non abbiamo studiato seriamente questo problema. Eppure la psicologia del mentire  veramente la parte pi importante dello studio dellessere umano. Se un uomo potesse essere descritto come un tipo zoologico, sarebbe definito lanimale bugiardo.
Lascer da parte il mentire esterno e mi atterr soltanto alluomo che mente a se stesso su se stesso. Questa  la ragione per cui ci troviamo nello stato in cui siamo attualmente e perch non possiamo conoscere la verit in quanto questa pu essere raggiunta soltanto in uno stato di consapevolezza obiettiva. Perci non possiamo definire ci che  verit; ma se assumiamo che mentire  lopposto di verit, possiamo definire il mentire. 
Il mentire pi serio  quando sappiamo perfettamente di non sapere, e di non poter sapere, la verit sulle cose e tuttavia non agiamo conseguentemente. Pensiamo e agiamo sempre come se conoscessimo la verit. Questo  mentire. Quando io so di non sapere qualcosa e al tempo stesso dico di saperlo, o agisco come se lo sapessi, ci  mentire. Per esempio, non sappiamo nulla di noi stessi, e veramente sappiamo di non saper nulla, tuttavia non riconosciamo mai o ammettiamo questo fatto; non lo confessiamo mai, nemmeno a noi stessi, agiamo, pensiamo e parliamo, come se sapessimo chi siamo.
Questa  lorigine, il principio del mentire. Quando comprendiamo questo e seguiamo questa linea, e quando tentiamo di collegare questidea con tutto ci che pensiamo, vediamo, facciamo, cominceremo a rimuovere gli ostacoli che si frappongono al cammino verso la consapevolezza.
Ma la psicologia del mentire  assai pi difficile di quanto pensiamo, perch esistono parecchi tipi differenti di mentire e alcune forme assai sottili, difficili da scoprire in noi. Negli altri le vediamo con relativa facilit, non in noi stessi.
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D. Se non sappiamo cos verit, come sappiamo quando mentiamo?
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R. Voi sapete di non poter conoscere la verit, e se diceste di saperlo, o di poterlo sapere, questa sarebbe una bugia, perch nessuno pu sapere la verit nello stato in cui siamo. Non pensate filosoficamente, prendete ci in relazione ai fatti. La gente parla di tutto come se sapesse. Se domandate a un uomo se c gente sulla luna, egli avr unopinione su ci. E cos su qualsiasi altra cosa.
Abbiamo opinioni su tutto, e tutte queste opinioni sono bugie, specialmente riguardo a noi stessi. Non sappiamo sugli stati di consapevolezza, o sulle differenti funzioni, o sulla velocit delle funzioni, o sulle loro reciproche relazioni. Non sappiamo nulla, eppure pensiamo di sapere circa noi stessi. Tutto ci che abbiamo sono opinioni, e queste sono tutte bugie.
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D. Se tutte le opinioni sono bugie, dovremmo evitare le opinioni?
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R. Dovete conoscere il loro valore. La prima bugia che diciamo a noi stessi  quando diciamo io.  una bugia perch, dicendo io, presumiamo determinate cose: presumiamo una certa unit e un certo potere. E se io dico io oggi e dico io domani, questo  supposto essere lo stesso io mentre in realt non c rapporto tra loro.
Ci troviamo nello stato presente a causa di certi ostacoli o certi fatti in noi stessi, e il fatto pi importante che non comprendiamo  che non abbiamo il diritto di dire io perch sar una bugia. Quando cominciate ad osservare voi stessi vedrete che  proprio cos: esistono io in voi che non si conoscono lun laltro e non vengono mai a contatto.
Per esempio, cominciate a studiare le vostre simpatie e antipatie e vedrete che vi pu piacere una cosa in un dato momento ed unaltra in un altro momento, e che le due sono talmente opposte tra loro da farvi capire immediatamente che questi io non si incontrano mai.
Se osservate le vostre decisioni, vedrete che un io  quello che decide ed un altro io  quello che esegue la decisione, e questultimo o non vuole eseguirla o non ne ha mai sentito parlare.
Se scoprite una sola cosa sulla quale non mentite a voi stessi, sarete eccezionalissimi. Noi, circondati da queste bugie, nati ed educati in queste bugie, non possiamo essere diversi da come siamo; siamo proprio il risultato, il prodotto, di queste menzogne.
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D. Se cerco di scoprire la verit e mi accorgo che  impossibile, non dovrei separare me stesso dal mondo quotidiano?
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R. In tal caso voi studiereste un essere artificiale, non uno reale. Potete studiare voi stessi soltanto nelle condizioni in cui vi trovate, in quanto siete il risultato di tali condizioni. Non potete studiare voi stessi prescindendo dalle vostre condizioni.
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D. Non c nulla di comune a tutti gli io?
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R. Soltanto una cosa. Sono tutti meccanici. Essere meccanico significa dipendere dalle circostanze esterne. 
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D. Da ci che avete detto sembra difficilissimo studiare se stesso senza mentire a se stesso.
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R. No, il mentire deve cessare. Dovete ricordare il principio: le bugie possono produrre soltanto bugie. Soltanto quando conoscete i principali tipi di mentire sarete capaci non dico di lottare con essi, ma di osservarli. La lotta viene dopo.
Sono necessarie parecchie cose al fine di lottare con qualcosa in noi; per lungo tempo possiamo soltanto studiare. Quando conosciamo il generale ordinamento e la classificazione delle cose in noi stessi, soltanto allora viene la possibilit di lottare con qualcosa.
Cos come siamo, non possiamo cambiar nulla, perch luomo  una macchina assai bene equilibrata: equilibrata nel senso che una cosa condiziona laltra. Le cose appaiono sconnesse ma nella realt dei fatti sono connesse, perch ogni cosa  equilibrata da parecchie altre cose.
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D. Vi dispiacerebbe precisare cosa intendete per macchina? Le macchine non possono avere potenzialit, esse non possono avere la speranza di ottenere consapevolezza.
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R. Le analogie non possono essere complete in quanto non possono essere portate avanti indefinitamente. Anche questa  una limitazione alla nostra mente o, se preferite, una limitazione alla nostra consapevolezza. Quindi il paragone con la macchina non pu essere portato avanti in qualsiasi direzione.
Ma luomo  una macchina in un senso del tutto reale, ben preciso; egli non pu produrre alcuna azione da solo;  soltanto una stazione trasmittente, niente di pi, e come tale  una macchina.
Se un uomo potesse avere unidea o potesse far qualcosa senza che cause esterne agissero per lui, allora egli non sarebbe una macchina, o non sarebbe completamente una macchina. Cos com,  completamente una macchina, particolarmente nello stato di consapevolezza in cui ci troviamo.
E il fatto che riteniamo di essere in uno stato completamente diverso ci rende ancor pi meccanici. La nostra macchina non funziona nemmeno bene, cos se un uomo vuol creare delle condizioni favorevoli per la possibilit di crescita interiore che  in lui, egli deve dapprima divenire una macchina normale perch, cos come , non  una macchina normale.
Quando sentiamo parlare di meccanicit spesso pensiamo che, sebbene luomo sia una macchina, non tutte le sue funzioni sono egualmente meccaniche, n che tutte le attivit umane sono egualmente meccaniche. Ognuno scopre qualcosa che egli ritiene meno meccanica, a seconda dei suoi punti di vista e dei suoi gusti. In realt tutte le attivit umane sono egualmente meccaniche; non esiste differenza sotto questo punto di vista tra strofinare un pavimento e scrivere poesie. In termini generali, bisogna comprendere che  necessaria una completa rivalutazione di tutti i valori sotto il profilo della loro utilit; senza rivalutazione non possiamo mai spostarci dal punto in cui ora ci troviamo. Abbiamo parecchi valori sbagliati: dobbiamo essere coraggiosi e cominciare questa rivalutazione.
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D. Comprendo che dobbiamo creare un io dal nulla. Cosa crea lio?
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R. In primo luogo, la conoscenza di s. Esiste unottima allegoria orientale che tratta della creazione dellio. Luomo  paragonato a una casa piena di servitori, senza padrone o maggiordomo che li controlli. I servi perci fanno quello che vogliono; nessuno fa il proprio lavoro. La casa  in uno stato di caos completo, perch tutti i servi cercano di fare il lavoro di qualcun altro senza essere capaci di farlo. Il cuoco lavora nelle stalle, il cocchiere in cucina e cos di seguito. Lunica possibilit che le cose migliorino  se un certo numero di servi decide di eleggere uno di loro maggiordomo interinale dandogli in tal modo il controllo degli altri servi.
Questi pu fare soltanto una cosa: mettere ciascun servo al posto che gli compete e cos essi cominceranno a fare il loro giusto lavoro. Quando ci  stato fatto, c la possibilit che arrivi il vero maggiordomo a rimpiazzare il maggiordomo interinale e a preparare la casa per il padrone.
Non sappiamo cosa significhi il vero maggiordomo o cosa significhi il padrone, ma assumiamo che la casa piena di servi e la possibilit di un maggiordomo interinale illustrino la nostra situazione.
Questallegoria ci aiuta a comprendere il principio della possibilit di creare un io permanente. Sotto il punto di vista dello studio di s e del lavoro per arrivare ad un unico io, dobbiamo comprendere il processo mediante il quale possiamo arrivare da questa pluralit allunit.
 un processo complicato e ha differenti fasi. Tra il presente stato di pluralit di io e quello di un solo io controllante che vogliamo raggiungere, esistono determinate fasi di sviluppo che dobbiamo studiare.
Ma prima dobbiamo comprendere che esistono certe formazioni in noi, non conoscendo le quali, non possiamo comprendere come alla fine arriviamo dal nostro stato presente allo stato di un solo io, sempre che ci sia per noi possibile.
Vedete, sebbene gran parte dei nostri io non siano collegati tra loro e non si conoscano lun laltro, tuttavia essi sono divisi in certi gruppi. Ci non significa che siano divisi consapevolmente; sono divisi dalle circostanze della vita. Questi gruppi di io si manifestano con i ruoli che luomo recita nella sua vita. Ognuno ha un certo numero di ruoli: uno corrisponde a una serie di condizioni, un altro ad unaltra, e cos via. Luomo stesso raramente nota queste differenze. Ad esempio, uno ha un ruolo per il proprio lavoro, un altro per la propria casa, un altro tra i suoi amici, un altro si interessa di sport e cos di seguito.
Questi ruoli sono pi facili da osservare in altre persone che in noi stessi. La gente  spesso cos diversa in condizioni differenti che questi ruoli diventano del tutto ovvi e ben definiti; ma qualche volta essi sono occultati meglio o persino recitati solo internamente senza alcuna manifestazione esterna. Tutte le persone, che lo sappiano o no, che lo desiderino o no, hanno determinati ruoli che esse recitano. Questa recitazione  inconscia. Se potesse essere conscia sarebbe completamente differente, ma uno non si accorge mai che passa da un ruolo ad un altro. Oppure, se se ne accorge, egli persuade se stesso che lo sta facendo apposta, che  unazione conscia. In realt il cambiamento  sempre controllato dalle circostanze, non pu essere controllato dalluomo stesso, perch egli stesso non esiste ancora.
A volte ci sono evidenti contraddizioni tra un ruolo e laltro. In un ruolo uno dice una cosa, ha determinate opinioni e convinzioni; poi egli passa in un altro ruolo ed ha convinzioni assolutamente differenti e dice cose completamente diverse, senza accorgersene, oppure pensando di farlo apposta.
Esistono cause molto precise che impediscono alluomo di scorgere la differenza tra un ruolo, o maschera, e un altro. Queste cause sono certe formazioni artificiali chiamate respingenti. Respingente  un ottimo nome per questi apparati. I respingenti tra le carrozze ferroviarie impediscono le collisioni, attutiscono gli urti. Accade lo stesso con i respingenti tra i diversi ruoli e i diversi gruppi di io o di personalit. Le persone possono vivere con personalit differenti senza che esse entrino in collisione e, se queste personalit non danno manifestazione esteriore, esistono ugualmente allinterno.  utilissimo cercare di scoprire cosa sono i respingenti. Cercare di scoprire come uno mente a se stesso con laiuto dei respingenti. Supponiamo che uno dica: Io non discuto mai.
Poi, se uno  veramente convinto di non discutere mai, egli discute finch ne ha voglia e non se ne accorge. Questo  il risultato di un respingente. Se uno ha un certo numero di buoni respingenti,  completamente al sicuro da spiacevoli contraddizioni. I respingenti sono completamente meccanici; un respingente  come una cosa rigida che non si adatta, ma svolge la sua funzione molto bene: ci impedisce di vedere le contraddizioni.
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D. Come sono creati i ruoli?
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R. I ruoli non sono creati; essi non sono consci. Sono adattamenti alle circostanze.
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D.  difficile smettere di recitare un ruolo?
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R. Non  questione di smettere,  questione di non identificarsi.
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D. I ruoli possono essere buoni?
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R. Possiamo parlare soltanto di consapevolezza e meccanicit. Se un ruolo  meccanico, dobbiamo osservarlo e non identificarci con esso. La cosa pi difficile  comportarsi consapevolmente. Cominciamo consapevolmente e poi di solito ci identifichiamo.
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D. Avete detto che uno non potrebbe cambiare nessuno dei propri io, perch luomo  una macchina cos bene equilibrata che sconvolgere questo equilibrio sarebbe dannoso?
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R. S, ma intendevo qualcuno che cerca di cambiare da s, senza conoscenza, senza piano o sistema. Ma se voi lavorate su un piano quale questo sistema, ci  diverso. Questo  perch vi viene consigliato di fare determinate cose che non possono produrre alcun effetto dannoso. Questo sistema  il risultato dellesperienza.
Per giunta, nel reale arresto dellespressione di emozioni spiacevoli, o nellarrestare limmaginazione e cose di questo genere, ben poco si pu fare al principio.  pi una materia da osservazione di s. Voi pensate che se decidete di fare una cosa potete realmente portarla a termine, ma non  cos. Le cose accadono automaticamente, meccanicamente, e voi non ve ne accorgete. Ma se cominciate con lopporvi ad esse comincerete a notarle. Quindi ci  pi per losservazione che per un qualsiasi risultato. Non  cos facile ottenere risultati.
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D. Se vi accingete ad arrestare limmaginazione, non dovete avere un qualche punto su cui fissare la vostra mente?
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R. Abbiamo sempre sufficienti punti su cui fissare la nostra mente, ma il problema : possiamo fissarla? Abbiamo il potere dellosservazione, ma non possiamo mantenere la nostra mente su ci che vogliamo.  una situazione di questo genere: noi insegniamo questo studio di s da differenti lati; se facciamo un po in un punto, e un po in un altro punto, e un po in un terzo punto, assieme essi produrranno qualche effetto e renderanno pi facile far qualcosa in un quarto punto.
Non possiamo fare prima una cosa e poi unaltra; dobbiamo cominciare da tutti i lati. Per quanto riguarda la lotta contro limmaginazione, questa  suggerita proprio come una lotta: ci non significa che possiamo fermarla. Per fermare limmaginazione occorre molta maggiore energia di quanta ne possediamo: possiamo solamente tentare di fermarla. Non possiamo far nulla, possiamo soltanto tentare. Possiamo soltanto cominciare qualcosa e, se cominciamo parecchie cose contemporaneamente, otterremo qualche risultato. Con questo sistema  possibile cominciare da parecchi lati, poi appariranno i risultati.
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D. Quando cerco di ricordare me stesso, non posso pensare o fare alcuna altra cosa.
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R. S, questo mostra quanto ci sia difficile. Da principio, ai primi tentativi che fate di essere consci di voi stessi, dovete usare praticamente tutti i vostri poteri mentali, sicch non rimane nulla. Ma ci non significa che sar sempre cos. Questo non  vero ricordare se stesso; voi studiate soltanto come farlo.
In seguito scoprirete che la consapevolezza pu esistere senza pensiero; che consapevolezza  qualcosa di diverso da pensiero. Voi usate il pensiero tanto per dare una spinta, e poi esso comincia a muoversi in quella direzione e voi divenite consci senza pensiero. Successivamente potete pensare a qualsiasi cosa vi piaccia.
Ma da principio dovete indubbiamente impiegare questa energia mentale perch  la sola energia controllabile che avete, eccettuati i movimenti. Ma non potete farvi consci girando una ruota o correndo, perci dovete usare da principio lenergia pensante. Ci non significa che dovrete fare sempre questo: aprite una porta.
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D. Perch questo sistema non  largamente conosciuto e popolare?
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R. Non pu esserlo a causa del suo carattere negativo. Noi studiamo la maniera non di acquisire ma di perdere. Se uno potesse acquisire le cose immediatamente, il sistema sarebbe popolare. Ma niente pu essere promesso.  difficile aspettarsi che alla gente ci piaccia, perch nessuno ama perdere le illusioni. La gente vuole cose positive senza rendersi conto di ci che  possibile.
Vuol sapere immediatamente cosa pu ottenere. Ma prima deve perdere parecchie cose. Le idee di questo sistema non possono mai essere popolari a meno che non siano falsate, perch alla gente non conviene di essere addormentata, di essere una macchina: le persone che si considerano importanti si opporranno sempre a questa idea.
Il sistema non vuole offrire idee a individui che non le vogliono. Se questi hanno sperimentato altri metodi e si sono resi conto della loro futilit, possono desiderare di provare questo sistema. Questo sistema  soltanto per coloro che ne hanno bisogno.  necessario comprendere la situazione delluomo e anche le sue possibilit.
Come ho gi detto, luomo  in prigione. Se si rende conto di essere in prigione, pu desiderare di evadere. Ma pu temere che, se evade, si potr trovare in una situazione peggiore della precedente: perci egli pu adattarsi a rimanere in prigione. Se decide di evadere, deve comprendere che sono necessarie due condizioni: egli deve far parte di un gruppo che vuole evadere, perch essi debbono scavare una galleria, e un uomo non pu farlo da solo e, secondariamente, essi devono ricevere aiuto da quelli che sono evasi prima di loro.
Sicch: primo, egli deve rendersi conto di essere in prigione; secondo, deve desiderare di evadere; terzo, deve avere amici che anchessi vogliono scappare; quarto, deve ricevere aiuto dallesterno; quinto, deve lavorare a scavare la galleria. Nessun ammontare di fede o di preghiera pu scavare la galleria per lui.
Ed egli non sa ci che trover quando sar fuori della prigione. Esistono parecchie ragioni per cui un uomo solo non pu evadere dalla prigione.
Ma venti persone possono. Ciascuna di esse trae vantaggio dal lavoro delle altre. Ci che una guadagna, lo guadagnano tutte e venti.
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D. Progrediamo mediante il processo di eliminazione piuttosto che con quello di costruzione?
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R. Ci sono due processi. Prima c il processo di eliminazione: parecchie funzioni meccaniche inutili debbono essere eliminate. Poi c il processo di costruzione.
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D. Avete detto che lo scopo dovrebbe essere quello di acquisire consapevolezza di s. Ma questo scopo mi sembra troppo grande per me perch non so cosa sia consapevolezza di me stesso. Come faccio a comprendere meglio lidea di giusto scopo?
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R. Voi dovreste essere capaci di comprendere il problema dello scopo, non necessariamente essere capaci di dare una risposta. In genere, lo scopo, sia esso grande o piccolo,  uno solo. Voi avreste dovuto gi esservene resi conto, attraverso i vostri tentativi di studiare voi stessi e sulla base di questa comprensione avreste dovuto essere capaci di formulare il vostro scopo.
Mettiamola in questo modo: possiamo dire che il nostro scopo  la libert, che vogliamo essere liberi? E possiamo dire che ora non siamo liberi? Ci  sufficiente per una formulazione generale. Se cominciamo con questa formulazione, saremo sempre capaci di vedere dove ci troviamo: saremo capaci di vedere fino a che punto non siamo liberi, in cosa stiamo diventando pi liberi.
Questa idea dellassenza di libert deve essere studiata individualmente da ciascuno. In altre parole, ognuno deve essere capace di vedere in che maniera egli non  libero. Non  sufficiente ricordare le parole io non sono libero;  necessario saperlo in maniera definitiva. Bisogna rendersi conto che in qualsiasi momento della propria vita uno decide di fare una cosa e ne fa unaltra, decide di andare in un posto e invece sta andando in un altro, e cos via.
Di nuovo, questo non va preso alla lettera, ma ognuno deve scoprire la propria forma di mancanza di libert, che gli  peculiare. Allorch ognuno si render conto di questo, gli sar pi facile parlarne. Ciascuno allora comprender di essere uno schiavo e vedr ci che realmente lo governa e lo controlla. Allora sar semplice comprendere che lo scopo  la libert; ma finch ci  meramente teorico, non servir ad alcuno scopo utile. Servir al nostro scopo comprendere ci che vogliamo soltanto se ci renderemo conto di questa schiavit individualmente, nella nostra stessa vita, tramite la nostra esperienza pratica. 
Ognuno di noi deve scoprire in cosa non  libero. Egli vuol sapere e non pu sapere; o non ha tempo, o forse non ha conoscenza preparatoria. Egli vuole essere, vuole ricordare se stesso, vuole fare in un determinato modo, ma le cose accadono in maniera diversa, non come egli le vuole. Quando si render conto di ci, egli vedr che lo scopo  la libert; e per essere liberi bisogna essere consci.
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D. Ma libert soltanto per pochi, non per il mondo?
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R. Potete pensare soltanto a voi stessi. Non potete dare a me la libert: perci qual  lutilit di pensare a me? Ma forse potete aiutare unaltra persona a scoprire qualcosa che la aiuter a divenire libera; ma solamente quando ottenete qualcosa voi stessi, soltanto quando voi stessi siete divenuti pi liberi.
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D. Come pu mai un uomo essere libero? Luomo  cos debole e ci sono tante forze contro di lui!
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R. Egli pu essere pi libero di quanto sia ora: pi libero relativamente al suo stato presente.
Osservate la cosa da un punto di vista personale, non filosofico, e allora vedrete che uno pu essere pi libero o meno libero, perch esistono momenti differenti nella nostra vita; in certi momenti siete meno liberi, in altri pi liberi. Quando di notte dormite siete meno liberi che di giorno, e se scoppia un incendio quando siete addormentati, morrete perch non sarete capaci di fuggire. Perci di giorno siete pi liberi.
Le cose vanno prese semplicemente, non filosoficamente. Certamente, se cominciamo a pensare filosoficamente che non esiste una cosa chiamata libert, allora non resta altro che morire.
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D.  possibile determinare le influenze nella vita che distruggono la nostra libert pi di qualsiasi altra cosa?
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R. Le influenze che accrescono la nostra schiavit sono le nostre illusioni e specialmente lillusione di essere liberi. Immaginiamo di essere liberi e questo ci rende dieci volte pi schiavi. Questa  la principale influenza contro cui possiamo combattere. Esistono parecchie altre influenze che vanno combattute, ma questa  linizio, questa  la prima: le nostre illusioni circa la nostra posizione, circa la nostra libert. Sicch prima di tutto  necessario sacrificare questa illusione di libert che crediamo di avere. Se cerchiamo di sacrificare questa illusione, forse arriveremo alla possibilit di essere realmente pi liberi.
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D. Che significato hanno valori comuni quali coraggio, altruismo e cordialit dal punto di vista del sistema?
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R. A volte essi hanno un ottimo significato, a volte nessuno. Non potete attendervi un significato permanente in tali valori perch i comuni punti di vista suppongono sempre che le parole abbiano un significato permanente, mentre esse non possono averne uno solo.
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D. Questo sistema ha qualche cosa da dire a proposito dellidea di peccato?
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R. Peccato, in una definizione generale,  tutto ci che  inutile; ma dobbiamo modificare questa definizione. Peccato  sempre risultato di debolezza. Se devo andare in un certo posto e prometto di essere l alle 12,30, e so che se cammino in fretta arriver l in orario, ma invece mi fermo per strada a guardare le vetrine dei negozi, questo sarebbe un peccato contro la mia promessa di essere l alle 12,30.
Ogni cosa va presa dal punto di vista dello scopo o decisione, in relazione alla cosa che uno ha deciso di fare in un determinato momento. Se voi avete uno scopo in relazione al lavoro, allora tutto ci che fate contro il vostro stesso lavoro  peccato. Non  peccato se non avete scopo.
Non  peccato fermarsi davanti alle vetrine dei negozi, ma se dovete trovarvi in un determinato posto ad una certa ora, e il fermarvi vi fa arrivar tardi, questo  peccato. Possiamo comprendere peccato e delitto quando li comprendiamo in relazione al lavoro. Allora possiamo assumere un punto di vista leggermente pi vasto e pensare alle persone che stanno appena arrivando al lavoro, poi a quelle che possono venire, e cos di seguito.
 necessario affrontare questo problema pensando in cerchi concentrici e cominciare con la gente che  al lavoro o che ritiene di essere al lavoro. Allora tutto ci che essa fa contro la sua stessa comprensione del lavoro sar certamente peccato, perch inganna se stessa. E ci che fa contro altra gente al lavoro, o per suggestione o per esempio,  peccato; perch il suo scopo  di aiutare, non di intralciare.  possibile quindi comprendere il peccato da principio soltanto in relazione al lavoro e poi, successivamente, vederlo fuori del lavoro.
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D. Cosa intendevate dicendo che peccato  risultato di debolezza?
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R. Vedete, nel lavoro crescono le richieste; parecchie cose gradualmente divengono pi difficili. Si prendono determinate decisioni, e una delle prime  quella di compiere degli sforzi, di andare contro il sistema comune che  sempre quello di evitare gli sforzi e di rendere le cose quanto pi possibile facili.
Se uno cerca di lavorare, egli prende la decisione di andare contro questa tendenza, di rendere le cose pi difficili. Anche qui, se ci rimane puramente una decisione mentale, se non porta ad alcuna azione,  una sciocchezza ed  certamente peccato contro se stessi.
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D. Si pu andare dalla parola peccato alla parola pentimento? Io penso che pentimento sia qualcosa di completamente diverso dalla solita concezione che se ne ha.
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R. Nel lavoro, le cose cattive cancellano quelle buone, ma le cose buone non cancellano quelle cattive. Le cose cattive non possono essere cancellate soltanto dal pentimento. Ci non significa affatto che un uomo fa qualcosa, poi si pente e dice a se stesso, non lo far pi, perch lo far. Se uno ha fatto una cosa, ne rimane traccia, sicch  pi facile farla una seconda volta e ci crea impulso. Uno pu sempre superare questo impulso col pentimento, il che significa sofferenza.
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D. Voi lo chiamate pentimento in quanto supera limpulso?
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R. Il pentimento pu essere buono ma non sufficientemente forte da superare limpulso. Ma, se lo supera, allora  pentimento. Il pentimento sincero  una grande forza nel lavoro. Le nostre tendenze ci obbligano sempre a far cose che sono contro il lavoro. Esse non assumono necessariamente la stessa forma, e ci le rende ingannevoli. Io potrei fare qualcosa in una forma e poi continuarla non nella stessa forma ma nella stessa maniera. Ma, se mi pento davvero e al momento giusto, posso arrestare questa tendenza.
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D. Il pentimento significa quindi necessariamente cambiamento di essere?
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R. Non lo chiamerei cambiamento di essere, ma semplicemente arresto di una tendenza.
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D. Non esiste alcuna maniera con cui poter aiutare lumanit?
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R. Noi partiamo sempre dallidea che le cose vanno raddrizzate. Ma supponete che un uomo acquisti potere e cominci a raddrizzare le cose. Egli pu renderle talmente cattive che qualche altro potere superiore debba intervenire per raddrizzarle di nuovo, e ci pu significare distruzione della terra.
Questo spiega unaltra cosa: la difficolt di acquisire quelli che potremmo chiamare poteri superiori.  come se qualche precisa mente conscia ci impedisse di acquisire poteri superiori, perch immediatamente ne vorremmo abusare. Sembra come se voi poteste ottenere questi poteri soltanto quando quelle menti superiori, o esseri consci, sono certe che non interferiate. Ma non esiste alcun osservatore conscio: esistono soltanto leggi e queste sono in voi. Esse sono una sorta di freno automatico in voi che vi impedir di interferire.
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D. Qual  lutilit di avere questi poteri se non potete usarli?
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R. Evidentemente a un determinato momento le forze nel mondo devono combattere tra loro e i poteri superiori non vogliono interferire, ovviamente per una determinata ragione ben precisa. Se il lato positivo  quello opposto al caos   sufficientemente forte, esso prevarr. Se  debole, deve essere distrutto, e allora forse apparir qualcosa di nuovo. Esistono parecchie allusioni a questa idea nella Bibbia: o forse sono semplicemente allegorie. Tutto ci mostra che le cose debbono essere combattute ad un unico livello, in modo che non ci possa essere nessuna interferenza.
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D. Avete detto che luomo non ha volont. Allora come chiamate ci che una persona fa quando compie uno sforzo reale per abbandonare unabitudine, o non fare ci che gli piacerebbe fare?
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R. Questa  o attrazione per qualcosa o repulsione per qualcosa. O la persona  spaventata di qualcosa, o non le piace qualcosa, e ci crea la repulsione; oppure qualcuno le ha detto che avrebbe potuto ottenere qualcosa e ci crea lattrazione. Non  in lei,  nelle cose. Le cose o la attraggono o la respingono, ma essa chiama ci volont propria.
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D. Voi la considerate quindi completamente senza valore?
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R.  meccanica; non ha valore. Potrebbe avere un valore obiettivo nel senso che si potrebbe ottenere qualcosa da essa nel senso materiale. Ma questo non  lo sforzo di cui sto parlando. Lo sforzo comincia soltanto da una cosa: lo sforzo per destarsi.
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D. Luomo pu sviluppare consapevolezza con i propri sforzi?
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R. No, non lo pu fare soltanto con i propri sforzi. Prima di tutto deve avere una certa conoscenza e una certa spiegazione dei metodi; esistono inoltre parecchie altre difficolt. Luomo  una macchina, una macchina che lavora sotto influenze esterne. Questa macchina delluomo 1, 2 e 3 non conosce se stessa, ma allorch un uomo comincia a conoscere se stesso egli diviene gi una macchina diversa; ecco come comincia lo sviluppo. Egli per non pu ottenere da solo la necessaria conoscenza.
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D. Quando dite che losservazione di s  la strada per la consapevolezza di s, intendete che  necessario osservare proprio durante lesperienza?
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R. Quanto pi  possibile. Al principio pu essere difficile, ma prestissimo vi accorgerete che  possibile. Quando vi rendete conto che potete pensare con una parte della vostra mente, e osservare con unaltra parte, non ci sar complicazione o confusione.
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D. Il primo passo sta dunque nel cercare di rendersi completamente conto che non sappiamo assolutamente nulla?
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R. Se potete farlo, ci  molto utile; ma non possiamo farlo, siamo troppo sicuri di troppe cose.
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D.  una cosa cui bisogna mirare?
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R. Possiamo mirarci quanto ci pare, ma non possiamo mai raggiungerla per la via ordinaria. Se apprendiamo cose nuove su noi stessi, cose che non conoscevamo prima, allora possiamo confrontare ci che sapevamo prima con ci che abbiamo appreso adesso. Senza confronto non possiamo arrivare a nulla.
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Lultima volta ho spiegato la divisione delluomo in sette categorie. Questa divisione, collegata con lidea della possibile evoluzione delluomo, ci offre un ottimo metodo per comprendere le differenze o divisioni di parecchie cose. Ad esempio, fin dal principio prendiamo diverse manifestazioni delluomo in diversi campi di attivit, nella religione, scienza, arte e cos di seguito, e cerchiamo di osservarle dal punto di vista di questa divisione in sette categorie. Vi accorgerete immediatamente che se esistono sette categorie di uomo ci debbono essere, corrispondentemente, sette categorie di qualsiasi cosa che appartenga alluomo.
Non sappiamo a proposito delluomo n. 5, 6, 7, ma conosciamo la differenza tra luomo 1, 2 e 3, perci possiamo facilmente comprendere che la religione delluomo n. 1, comunque sia chiamata, sar una religione primitiva, semplificata in tutti i sensi.
Gli di sono semplici, le virt sono semplici e i peccati sono semplici: ogni cosa  semplice perch alluomo n. 1 non piace molto pensare. Una religione sentimentale, emozionale, piena di illusioni e di immaginazione, sar la religione delluomo n. 2. E una religione fatta di teorie, parole e definizioni per ogni cosa, sar la religione delluomo n. 3.
Questi sono gli unici tipi di religione da noi conosciuti, sebbene, se esistono uomini di livelli superiori, ci deve essere anche la religione delluomo n. 5, la religione delluomo n. 6 e la religione delluomo n. 7.
Accade lo stesso con larte: c larte n. 1, larte n. 2 e larte n. 3, e non sappiamo altro. Ma esistono alcune opere darte, resti di epoche antichissime, che evidentemente appartengono a uomini di consapevolezza superiore. Se troviamo tali opere darte, vedremo che non le comprenderemo, che sono sopra al nostro livello.
Da questo punto di vista tutta larte ordinaria, larte delluomo n. 1, 2 e 3,  chiamata arte soggettiva, perch  basata soltanto sulla comprensione soggettiva e sulla sensazione soggettiva delle cose. Nella scienza  ancor pi facile comprendere la differenza.
Certamente tutto ci che sappiamo  scienza n. 1, 2 e 3. Essa usa lattuale stato di consapevolezza delluomo e le sue funzioni presenti come strumento per ottenere determinati risultati. La scienza n. 4 comincer col miglioramento degli strumenti.
Se dovete lavorare in una qualsiasi particolare branca della scienza, disporrete di un certo strumento per questo lavoro e per ottenere determinati risultati. Ma supponete di poter disporre di uno strumento migliore; otterrete immediatamente risultati migliori. Perci la scienza n. 4  collegata col miglioramento degli strumenti di conoscenza, col miglioramento delle funzioni e dello stato di consapevolezza delluomo.
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D. Potete dirci qualcosa di pi sul significato di uomo 1, 2 e 3?
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R. Ci si riferisce al centro di gravit nei momenti di decisioni importanti. Luomo n. 3 agirebbe in base alla teoria, luomo n. 2 in base alle simpatie o antipatie emotive, e luomo n. 1 in base alle simpatie o antipatie fisiche.
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D. Per comprendere esempi di arte conscia occorre avere una conoscenza che lindividuo medio non ha?
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R. Non soltanto conoscenza, ma conoscenza e essere. Ci sono due lati di noi che debbono essere sviluppati. Parlando di conoscenza e essere  necessario cominciare dal principio. Cercate di pensare come vedete la cosa voi stessi, quale era il vostro atteggiamento verso queste due idee prima di incontrare questo sistema.
Siamo tutti nella stessa posizione. Abbiamo bisogno di conoscenza; ma non ci rendiamo conto dellesistenza in noi di ostacoli che ci impediscono di acquistare questa conoscenza. Comincer da me stesso.
Prima di imbattermi nel sistema, leggevo moltissimo e facevo numerosi esperimenti. Da questi esperimenti ho ottenuto stati interessanti, ho compreso varie leggi e, naturalmente, ho desiderato una continuazione di tali stati. Ma mi sono accorto che per far ci era necessaria altra conoscenza. Allora mi sono imbattuto in questo sistema.
Nel sistema viene posto un accento particolarmente su essere. Secondo questo sistema, non  possibile maggior conoscenza finch il proprio essere non  cambiato. Subito dopo aver udito della conoscenza e dellessere, i nostri gruppi si sono divisi in due campi.
Il primo pensava che tutta la cosa consistesse nel cambio dellessere, che col cambio dellessere avremmo ottenuto di pi dalla conoscenza che gi avevamo. Il secondo (al quale credo appartenessi io solo) diceva che anche nel nostro presente stato di essere possiamo ottenere molta pi conoscenza di quanta ne abbiamo, che non siamo cos saturi di conoscenza da non poterne assorbire altra.
In seguito compresi che entrambi erano necessari. Prendete lesempio di due uomini: uno conosce i quattro principi dellaritmetica, laltro no. Naturalmente il primo si trover in una posizione migliore anche se il loro livello di essere  lo stesso. Pi un uomo conosce la matematica, migliore  la sua posizione in una determinata professione. Sicch la conoscenza pu aumentare anche con lo stesso essere. Ed egli pu sapere di pi non soltanto in matematica; pu sapere parecchie altre cose, avere una maggiore conoscenza psicologica.
Noterete, daltra parte, che se date conoscenza a due persone (sto parlando di conoscenza psicologica), una lafferra, laltra non pu. Evidentemente il suo essere non  preparato. Perci, sotto questo riguardo, le persone non si trovano nella stessa posizione. Il rapporto tra conoscenza ed essere  un problema molto grosso.
Voglio che ci riflettiate e che seguiate quanto ho appena detto. Cercate di trovare i vostri esempi personali. La conoscenza pu portare molto lontano. Il problema : la si pu prendere? La si pu assorbire? Possiamo prendere un tipo di conoscenza, un altro non possiamo, perci non possiamo parlarne in termini generali.
Prendete per esempio la conoscenza psicologica; cos come siamo, possiamo apprendere moltissimo e determinate cose possono divenire molto pi chiare. Ma in ogni momento la conoscenza delluomo dipende dal suo essere. Ci  quanto non comprendiamo. Un uomo pu recepire tanta conoscenza quanta il suo essere gli consente, altrimenti la sua conoscenza sar soltanto parole. Se la conoscenza viene data a parecchie persone, una la prende, altre no. Perch? Evidentemente perch il loro essere  differente.
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D. Non comprendo chiaramente cosa sia essere.
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R. Siete voi, ci che voi siete. Pi conoscete voi stessi e pi conoscete il vostro essere. Se non avete mai appreso che avete un essere, lessere di tutte le persone sar per voi lo stesso.
Se a qualcuno che non ha mai udito parlare di ricordare se stesso, chiedete cos, dir che pu ricordare se stesso. Questo  un essere. Un altro sa di non ricordare se stesso: questo  un essere diverso. Un terzo comincia a ricordare se stesso: questo  un terzo essere. Ecco come esso va preso.
Noi comprendiamo la differenza tra gli oggetti, ma nel pensiero ordinario non comprendiamo la differenza dellessere. Cosa apprendiamo in questo sistema? Prima che non siamo uno solo, che abbiamo parecchi io, che non c un io centrale al controllo. Questo  lo stato del nostro essere. Il risultato  meccanicit: siamo macchine.
Se riusciamo ad essere meno meccanici, meno divisi in noi stessi, se riusciamo ad avere maggior controllo di noi stessi, ci significa che il nostro essere  cambiato. Quando mi sono imbattuto in questo sistema, esso mi ha mostrato che era necessario un cambio di essere in quanto noi non siamo ci che crediamo di essere. Se fossimo come crediamo, se avessimo consapevolezza, volont, se potessimo fare, allora sarebbe necessaria soltanto la conoscenza.
Ma noi ci riteniamo diversi da quello che siamo in realt. Ed  esattamente questa differenza tra ci che siamo e ci che pensiamo di essere a mostrarci quello che manca nel nostro essere. Perci sono necessarie due cose: cambio di conoscenza e cambio di essere.
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D. Ma noi cambiamo costantemente!
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R. No, noi siamo in una stanza, corriamo da un angolo allaltro, non cambiamo. In un angolo crediamo di essere una cosa; in un altro, pensiamo di essere diversi. Non possiamo cambiare per il semplice fatto di essere andati da un angolo allaltro. Ci che sembra cambiamento  cambiamento tramite imitazione, cambiamento di condizioni, di simpatie e antipatie. Questo stato di consapevolezza in cui ci troviamo ora si sposta sempre in alto e in basso.
In basso significa che siamo pi vicini al sonno, in alto significa che siamo pi prossimi alla possibilit di svegliarci. Non siamo mai esattamente nello stesso stato, ma questi piccoli cambiamenti significano soltanto segnare il passo sullo stesso posto. 
Vedete, levoluzione delluomo  possibilissima, ma lo  soltanto mediante cambiamento di conoscenza e cambiamento di essere; e cambiamento di essere significa acquistar conoscenza. Questa non pu venir da sola, non pu accadere.
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D. Si acquista conoscenza di se stessi attraverso losservazione di s?
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R. Losservazione di se  in rapporto con determinate pratiche precise. Se voi cominciate semplicemente ad osservare come accadono le cose, ve ne sfuggiranno parecchie; ma se cercate di lottare contro qualcuna delle cose che vedete, per esempio contro piccole abitudini, comincerete a scorgere immediatamente parecchie cose che ordinariamente non notate.
Ognuno ha parecchie piccole abitudini: abitudini nel camminare, abitudini nel muovere le mani, abitudini nello star seduti, nello stare in piedi, nel parlare in un determinato modo. Questa lotta non  per ottenere un qualsiasi risultato particolare, ma puramente per losservazione di s.
Forse in seguito scoprirete che dovete liberarvi di certe abitudini, ma attualmente questa lotta deve essere puramente per lo studio di voi stessi. Tuttavia, se vogliamo sviluppare consapevolezza e migliorare le nostre funzioni, quasi fin dal principio dellosservazione di s ci vien consigliato di cercare di smettere alcune delle nostre funzioni che sono non soltanto inutili ma decisamente dannose.
Per esempio, nellosservare voi stessi, particolarmente nellosservare le funzioni emotive, cercate di arrestare per quanto vi  possibile qualsiasi espressione di emozioni negative. La vita di parecchie persone consiste praticamente in questo: esse esprimono emozioni negative in qualsiasi momento gli  possibile, in qualsiasi occasione, sia essa opportuna o inopportuna; possono sempre trovare qualcosa che non va in ogni cosa.
La principale tendenza delluomo 1, 2 e 3 sta nellesprimere immediatamente tutte le sue emozioni negative. Se egli compie uno sforzo per arrestare questa espressione, ci gli fornisce materiale per losservazione, ed egli si vede da un angolo completamente diverso. Se egli esercita seri sforzi in questa direzione, assai presto si convincer di non avere volont, perch  difficilissimo arrestare questa espressione di emozioni negative. Nondimeno ci  necessario.
Unaltra funzione inutile  quella del parlare; parliamo troppo. Parliamo, parliamo, parliamo e non ce ne accorgiamo mai. Generalmente riteniamo di parlare pochissimo, troppo poco, ma specialmente quelli che parlano di pi credono di non parlare mai. Questo  un utilissimo soggetto di osservazione. Vedrete come passa la vostra giornata, quante cose meccaniche dite in determinate condizioni, quante altre cose meccaniche in altre condizioni.
Oppure noterete che continuate a parlare perch vi fa piacere, vi fa passare il tempo.  necessario starci attenti e smettere almeno parte di questi discorsi inutili. Parlare, immaginare, mentire ed esprimere emozioni negative sono in realt le nostre principali funzioni.
Ora, se vorrete chiedermi quello che vi pare, cercher di darvi spiegazioni. Dobbiamo cercare non soltanto di studiare queste idee nella forma in cui si sono date, ma anche di applicarle in relazione a problemi diversi. Ci forniscono chiavi adatte alla soluzione di parecchi di essi.
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D. Quando parlate del mentire vi riferite a ci che diciamo o anche ai nostri pensieri?
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R. Per il momento  pi che sufficiente prendere in considerazione soltanto ci che diciamo. In seguito dovremmo studiare anche i nostri pensieri: ci significa mentire a noi stessi.  lo stesso, ma dobbiamo cominciare dalle cose reali che diciamo e, allinizio, mentire richieder un certo sforzo di verifica.  sempre un parlare di cose che non conosciamo. Non lo chiamiamo mentire: questo  il nostro sotterfugio, gli diamo un bel nome e cos laccettiamo.
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D. Mi piacerebbe sapere pi esattamente cosa sintende per essere. Ho compreso che  qualcosa di pi permanente in opposizione a una sorta di mutevole collezione di io.
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R. Non complicate le cose. Voi nella vostra interezza, siete il vostro essere. La conoscenza non centra. Potete visualizzare separatamente tutto ci che sapete; ma tutto ci che voi siete, indipendentemente da quanto sapete,  il vostro essere. In questa divisione siete fatti di due cose: ci che sapete e ci che siete.
Dal punto di vista dello sviluppo, lidea  che il lavoro sulla conoscenza senza quello sullessere non  sufficiente. La conoscenza  limitata dallessere. Nello stato in cui siete, se avrete maggior conoscenza non sarete capaci di usarla, di comprenderla, di collegarla.
Lo sviluppo della conoscenza non  sufficiente, perch a un determinato momento deve cessare; invece di portarvi avanti vi porter indietro; perch se la vostra acquisizione di conoscenza non  seguita da cambiamento dellessere, tutta la vostra conoscenza diverr falsata in voi. Allora, pi conoscenza acquisite, peggio vi troverete.
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D. Quale parte ha lessere nel raggiungimento della conoscenza?
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R. Essere  il vostro stato. In uno stato potete acquisire determinata conoscenza, ma se si sviluppa un altro stato potete acquistare maggior conoscenza. Se siete divisi in diversi io, tutti in contrasto tra loro,  difficilissimo acquisire conoscenza perch ciascuna parte lacquister per se stessa e la comprender per se stessa: perci non avrete molta comprensione. Se divenite uno solo, allora vi sar certamente pi facile acquisire conoscenza, ricordarla e comprenderla. Essere significa stato, condizione interiore, un tuttuno, non separato.
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D. Il nostro essere non cresce con la conoscenza?
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R. No, lessere non pu crescere da solo. La conoscenza, anche ottima conoscenza, non pu far crescere lessere. Dovete lavorare sulla conoscenza e sullessere separatamente, altrimenti cesserete di comprendere la conoscenza che acquistate. Il lavoro sullessere  un lavoro diverso:  necessario uno sforzo diverso. In termini generali, noi sappiamo pi sulla conoscenza di quanto sappiamo sul nostro essere.
Sappiamo quanto poco conosciamo noi stessi; sappiamo come, in ogni momento, commettiamo errori in ogni cosa; sappiamo di non poter prevedere le cose, di non poter comprendere la gente, di non poter capire le cose. Sappiamo tutte queste cose e ci rendiamo conto che tutto ci  il risultato della nostra insufficiente conoscenza.
Ma non comprendiamo la differenza tra lessere delle persone.  utile prendere un pezzo di carta e scriverci ci che costituisce il nostro essere. Vi accorgerete allora che non pu crescere da solo. Ad esempio, un aspetto del nostro essere  che siamo macchine; un altro che viviamo soltanto in una piccola parte della nostra macchina; un terzo, quella pluralit di cui abbiamo parlato nella prima conferenza.
Diciamo io, ma questo io  diverso in ogni momento. Abbiamo parecchi io, tutti allo stesso livello, e non c io centrale che controlli. Questo  lo stato del nostro essere. Non siamo mai uno solo e mai lo stesso. Se scrivete tutti questi aspetti, vedrete ci che costituisce un cambio di essere e ci che pu essere cambiato. In ciascun particolare aspetto esiste qualcosa che pu cambiare; e un piccolo cambiamento in un aspetto significa anche un cambiamento in un altro. Pi conoscete voi stessi, pi comprendete il vostro essere. Se non vi conoscete, non comprendete il vostro essere. E, se rimanete allo stesso livello di essere, non potete acquisire maggior conoscenza.
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D. Allo scopo di lavorare sullessere  necessario dedicarci tutta la giornata, senza avere alcun tempo libero?
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R. Voi cominciate con limpossibile. Partite dal possibile; cominciate col primo passo. Cercate di fare un po: i risultati verranno. C sempre un limite, non potete far pi di quello. Se tentate di far troppo, non fate nulla. Ma, a poco a poco, scorgerete che il giusto pensare, i giusti atteggiamenti, sono necessari.
Ci vuol tempo, perch tanto a lungo la gente  stata in potere di emozioni negative, di immaginazione negativa, di menzogne, identificazioni, e cose di questo genere. Ma a poco a poco queste scompariranno. Non potete cambiare tutto di colpo. Dovete sempre pensare al passo successivo; soltanto a un passo. Possiamo comprendere il passo successivo come esseri un po pi coordinati di quanto siamo ora. Quando abbiamo compreso ci, possiamo pensarci come esseri ancor pi coordinati: ma non completamente, non definitivamente.
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D. Saremo capaci di giudicare il cambiamento del nostro essere senza ingannare noi stessi?
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R. S, ma prima di essere capaci di giudicare il cambiamento, dovete conoscere il vostro essere com ora. Quando conoscete molti aspetti del vostro essere sarete capaci di vedere i cambiamenti. Possiamo giudicare il livello del nostro essere attraverso linstabilit del nostro io  ci che chiamiamo io  perch in un certo momento una parte di noi dice io, in un altro momento lo dice unaltra parte. Se osservate bene, scoprirete quanto siate diversi persino nel corso della stessa giornata. Un momento decidete di fare una cosa, un altro momento unaltra.  questo costante cambiamento persino nel corso delle 24 ore che mostra veramente il livello del nostro essere.
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D. Da che dipende la differenza di livello tra la comune gente addormentata?
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R. Dalla credibilit. C gente pi credibile e gente meno credibile. Ci  anche vero nel lavoro. La gente non credibile non pu ottener molto.
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D. Cominciamo tutti allo stesso livello?
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R. Pi o meno, ma con variazioni. La cosa principale  la credibilit.
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D. Come fa uno a sviluppare il proprio essere?
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R. Tutto quanto avete appreso, tutto quanto avete ascoltato sulla possibilit di sviluppo, tutto si riferisce allessere. Prima di tutto, sviluppo dellessere significa risveglio, in quanto laspetto principale del nostro essere  che siamo addormentati. Cercando di svegliarci, cambiamo il nostro essere; questo  il primo punto. Poi ci sono parecchie altre cose: creare unit, non esprimere emozioni negative, osservare, studiare le emozioni negative, cercare di non identificarsi, tentare di evitare discorsi inutili: tutto questo  lavoro sullessere.  vero che in questo modo acquisite determinata conoscenza, ma se  semplice conoscenza intellettuale, viene messa da parte. Essere  potere, potere di fare; e potere di fare  potere di essere diversi.
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D. Non comprendo questa distinzione tra conoscenza ed essere che lavorano assieme. Mi pare che nello studio di s essi sono cos confusi da rendere difficile la comprensione di qual  luna e qual  laltro.
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R. S, nondimeno  possibile. Sappiamo ci che significa conoscenza. Sappiamo che la conoscenza  relativa e dipende dalle nostre capacit. In realt possiamo acquisire un sufficiente ammontare di conoscenza tanto per cominciare nel nostro stato presente; ma prestissimo ci rendiamo conto che per acquisire maggior conoscenza, conoscenza pi profonda e vasta delle cose, in realt abbiamo bisogno di comprendere, abbiamo bisogno di cambiare il nostro essere, perch attualmente le nostre capacit di acquisire conoscenza sono assai limitate. Quindi persino dal punto di vista dellacquisizione di conoscenza arriviamo alla necessit di cambiare essere, altrimenti avremo soltanto parole e non sapremo cosa significano.
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D. Le idee del sistema hanno qualche valore dal punto di vista del cambiamento di essere?
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R. Le idee da sole non possono produrre cambiamento di essere; il vostro sforzo va esercitato nella giusta direzione, e una cosa deve corrispondere allaltra. Voi fate uno sforzo in una direzione e dovete esercitare uno sforzo in unaltra direzione. Non potete cambiar nulla senza un sistema; anche con un sistema ci  difficile.
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D. Che cosa si intende per lavoro?
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R. Lavoro, nel senso in cui noi impieghiamo questa parola nel sistema, significa lavoro per acquisire conoscenza e per lo studio del cambiamento di essere. Dovete avere qualche obiettivo chiaro e lavorare per esso, perci lavoro comprende acquisizione di conoscenza e controllo di voi stessi al fine di raggiungere il vostro scopo.
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D. Perch la natura ha fatto luomo cos incompleto, lo ha lasciato a met strada?
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R. Questa  una buona domanda soltanto nei limiti in cui non comprendete ci che luomo pu acquisire. Quando lo comprendete, vi renderete conto che queste cose possono essere acquistate dalluomo soltanto con i propri sforzi. Ci che nelluomo pu essere sviluppato  consapevolezza e volont e queste possono essere sviluppate solamente se luomo si rende conto di non possederle. Quando se ne rende conto, egli pu vedere che esse possono essere soltanto prese, non date.
Luomo  creato nellunica maniera in cui pu essere creato. Ci che pu essere dato,  dato; non pu essere dato niente di pi. Altrimenti sarebbe come prendere un uomo per la strada e farne un generale; egli non saprebbe cosa fare. Questo  un argomento da discutere; quelle qualit non ci possono essere date, dobbiamo guadagnarcele o comprarcele.  lunica maniera per acquisirle.
La vera conoscenza, la conoscenza obiettiva,  conoscenza che viene da mente superiore. Tale conoscenza ci mostra come studiare luomo, come studiare luniverso e inoltre come studiare luno in relazione allaltro. Con la conoscenza obiettiva  possibile conoscere il mondo reale servendoci dei principi di relativit e scala e conoscendo le due leggi fondamentali delluniverso: la Legge del Tre e la Legge del Sette.
Lapproccio alla conoscenza obiettiva avviene attraverso lo studio di linguaggio obiettivo. Come ricorderete, ho detto che lo studio di questo sistema comincia con lo studio di un nuovo linguaggio e ve ne ho dato vari esempi: centri, divisione delluomo nelluomo 1, 2, 3, 4 e 5 e cos via, identificarsi, considerare, ricordare se stessi. Sono tutte espressioni di questo linguaggio. Il passo successivo  lo studio di se stessi, lo studio della macchina umana, e la comprensione del posto delluomo nelluniverso. Questa conoscenza di se stessi  sia un fine che un mezzo.
Ma, come ho detto, se un uomo vuol svilupparsi, la sola conoscenza non  sufficiente: egli deve lavorare anche a cambiare il suo essere. Soltanto che il cambiamento di essere  talmente difficile da essere quasi impossibile se la conoscenza non fosse l ad aiutare. Perci conoscenza ed essere debbono crescere a fianco a fianco, anche se una  completamente separata dallaltro.
N conoscenza n essere separatamente possono dare giusta comprensione, perch comprensione  la risultante di una crescita simultanea di conoscenza ed essere. Crescita di conoscenza significa una transizione dal particolare al generale, dalle parti allintero, dallillusorio al reale.
Conoscenza ordinaria  sempre una conoscenza di particolari senza conoscenza dellintero, una conoscenza delle foglie, o delle loro venature e dentellature, senza conoscenza dellalbero. Conoscenza reale non soltanto mostra un dato particolare, ma posto, funzione e significato di quel particolare in relazione allintero.
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D. Se la conoscenza esiste a diversi livelli, allora possiamo avere soltanto la conoscenza appartenente al nostro livello?
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R. Esattissimo, ma se noi avessimo tutta la conoscenza che possiamo ottenere al nostro livello, questo cambierebbe. Il punto : noi non abbiamo tutta la conoscenza che ci  possibile al nostro livello, ne abbiamo troppo poca.
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D. La conoscenza viene data soltanto in rapporto diretto al lavoro?
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R. Proprio fin dal principio vi sono state date alcune idee e vi sono state dette alcune cose sulla macchina umana; ad esempio, sulle quattro funzioni, sui diversi stati di consapevolezza, sul fatto che viviamo in uno stato che va su e gi, qualche volta pi vicino alla conoscenza di s, altre pi vicino al sonno.
Quando avete ascoltato questo, vi  stato anche detto di provarlo per voi stessi. Se queste cose le udiste soltanto, o lo leggeste, rimarrebbero mere parole. Ma quando cominciate a verificarle da voi stessi, e scoprite i vostri stessi sentimenti e sensazioni connessi con ciascuna di loro, allora ci diviene conoscenza. Essere  qualcosa di completamente separato. Nel vostro stato presente potete fare tutti gli sforzi possibili e tuttavia sentirete che c qualcosa di pi da poter estrarre dalla vostra conoscenza; ma il vostro essere non  adeguato.  necessario quindi lavorare sullessere, renderlo pi forte, pi chiaro. Allora dalle stesse parole sarete capaci di estrarre maggior conoscenza.
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D. Se comprensione  la risultante di conoscenza ed essere, non riesco a vedere come questi si combinino.
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R. In qualsiasi momento voi comprendete qualche cosa, la vostra comprensione  una combinazione della vostra conoscenza e del vostro essere. Comprensione  risultato di esperienza: una certa esperienza nellessere e una certa esperienza nella conoscenza.
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D. Ancora non mi  chiaro ci che voi intendete per essere e stato di essere.
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R. Invece di cercare definizioni, cercate di trovare spiegazioni. Lessere di un uomo  tutto quanto egli . Parecchie cose entrano nellessere. Potete essere pi consci o pi addormentati, pi divisi o pi interi, pi interessati in qualcosa o meno interessati in altre cose; potete mentire di pi o mentire di meno, non amare il mentire o mentire senza alcun imbarazzo, essere pi coerenti o meno coerenti, avere un senso di meccanicit o no; potete non avere grandi conflitti in voi stessi e potete essere tutto un conflitto, avere poche emozioni negative o essere immersi in esse.
In genere, stato di essere significa una maggiore o minore coerenza di azioni. Quando una cosa ne contraddice eccessivamente unaltra, ci significa essere debole. Non ci rendiamo conto che, se un uomo  molto incoerente, ci rende la sua conoscenza inattendibile. Lo sviluppo soltanto su una linea, sia essa conoscenza o essere, d cattivi risultati. Essere include tutti i nostri poteri di fare.
La conoscenza  soltanto ausiliaria; pu aiutare. Ma al fine di cambiare il nostro essere  qui  dove interviene la conoscenza  dobbiamo prima di tutto renderci conto del nostro stato presente e comprenderlo. Cominciando a comprendere lo stato del nostro essere cominciamo ad apprendere cosa fare di noi stessi.
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D. Cosa intendevate quando avete detto che lo sviluppo o della sola conoscenza o del solo essere d cattivi risultati?
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R. Forse vi potr aiutare se vi dico in qual modo ne ho sentito parlare per la prima volta. Se la conoscenza si sviluppa oltre lessere, il risultato sar un debole Yogi: un uomo che sa tutto e non pu far nulla.
Se lessere si sviluppa al di l della conoscenza, il risultato  un santo stupido: un uomo che pu fare tutto e non sa cosa fare. Se confrontate questo sistema con altri, scoprirete che  precisamente nellimportanza da esso attribuita a questidea di essere che differisce da altri sistemi, siano essi filosofici o daltro genere.
Gli altri sistemi si interessano della conoscenza o condotta. Essi assumono che, cos come siamo, possiamo conoscere di pi e comportarci differentemente. Nei sistemi religiosi fede e condotta sono generalmente considerate come volontarie. Uno pu essere buono o cattivo: ci  arbitrario.
Ma questo sistema ha lidea di differenti livelli di essere. Nel nostro presente livello di essere c una sola conoscenza, una sola condotta, una sola fede, tutte determinate dallessere. Ma prima viene la conoscenza: quanto poco sappiamo.
Cominciate con lo studiare voi stessi: rendetevi conto che siete delle macchine ma che potete divenir consci. La macchina comincia ad un certo livello di essere. Tutto ci che questa pu fare o non pu fare dipende da questo livello. Cercate di comprendere cosa si intende per essere, per livelli di essere, per cambiamenti di essere.
Questo sistema dice che tutto: forze, energie, differenti tipi di attivit, dipende dal livello di essere. Non possiamo sapere di pi a causa del nostro livello di essere. Tuttavia la pi piccola differenza nel livello di essere spalanca nuove possibilit alla conoscenza e al fare. Tutti i nostri poteri sono determinati dal nostro livello di essere.
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D. Ho compreso bene che siamo tutti allo stesso livello?
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R. S, nei confronti con luomo n. 4. Ma esistono persone che sono assai pi lontane dal livello delluomo n. 4 ed altre che gli sono pi vicine. Come in qualsiasi cosa, esistono gradazioni. C una grande distanza tra i due livelli, ma esistono stati intermedi. Lo stesso accade in noi: ognuno di noi pu essere diverso in momenti diversi. C una lieve differenza tra le persone, ma non  sufficiente a misurare lessere.
Tutte le persone normali nascono allo stesso livello e hanno le stesse possibilit. Nessuno pu nascere pi in alto del livello comune, non possiamo arrivare a nulla senza uno speciale addestramento. Le piccole differenze tra le persone sono differenze nelle funzioni, mentre la differenza reale dellessere  differenza di stato di consapevolezza. La differenza nelle funzioni  una differenza unilaterale.
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D. Ci potreste spiegare pi diffusamente le gradazioni che esistono tra noi e luomo n. 4? Vorrei comprendere.
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R. Questa  una domanda giusta; e potete comprenderlo osservando altre persone e voi stessi. Esistono uomini 1, 2 e 3 che non hanno il minimo interesse nella possibilit di sviluppo e nellacquisire conoscenza, o in nessuna altra cosa del genere. Ci sono poi quelli che hanno la possibilit di una certa comprensione, ma questa si sposta da una cosa allaltra: non  un interesse diretto. Infine ci pu essere linteresse diretto, il principio del centro magnetico, lincontro con linfluenza C e cos via. Luomo 1, 2 e 3 pu essere quindi assai differente: pu essere pi vicino alle possibilit di sviluppo, pi lontano da tali possibilit, o addirittura senza alcuna possibilit.
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D. Come fa uno a comprendere la conoscenza degli altri a meno che non si trovi allo stesso livello?
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R. Intendete dire chi pu insegnare, colui di cui si pu aver fiducia, e cos di seguito? Al livello in cui siamo possiamo giudicare la conoscenza della gente, non il loro essere. Possiamo vedere senza errore chi sa pi. Ma circa lessere sono sempre possibili errori. Supponete di incontrare qualcuno che sa pi di voi, ma sospettate vi sia inferiore come essere. Sarete in errore, perch non  faccenda che vi riguardi giudicare il suo essere. Lasciate stare il suo essere e cercate di imparare da lui. Non siamo capaci di vedere livelli di essere superiori al nostro; possiamo giudicare il livello di essere soltanto al nostro stesso livello o a livello inferiore.  importante ricordare questo principio.
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D. Questo sistema  un sistema di conoscenza?
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R. Questo sistema non  tanto un sistema di conoscenza quanto un sistema di pensiero. Mostra come pensare in modo diverso, cosa significhi pensare in modo diverso, perch  meglio pensare in modo diverso. Pensare in modo diverso significa pensare in categorie diverse. C un ostacolo sul nostro cammino: non sappiamo cosa significhi conoscere. Dobbiamo cercare di comprendere cosa significhi conoscere; ci ci aiuter a comprendere cosa significhi pensare in nuove categorie.
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D. Qual  lorigine di questo sistema?
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R. Non parler dei particolari ma del principio: di quale deve essere la sua origine in teoria. Per servire a uno scopo utile, per avere un qualche peso, un insegnamento deve provenire da uomini di mente superiore alla nostra, altrimenti non ci sar di aiuto e rimarremo allo stesso livello. Se un insegnamento viene da un livello superiore, ci possiamo aspettare qualcosa. Se viene dallo stesso livello del nostro, non ci possiamo aspettar nulla.
Abbiamo sufficiente materiale di valutazione. Possiamo chiederci:  stato inventato allo stesso livello del nostro o a un livello diverso? Se lammontare di materiale che abbiamo non ci mette in condizioni di giudicare, dobbiamo attendere. Ma siamo soltanto noi a poter giudicare.
Qualsiasi cosa io dica su di esso, voi non potete verificarla.  utile riflettere su ci; soltanto voi potete trovare da voi stessi le risposte.
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D.  stato tramandato attraverso le epoche?
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R. Come potete verificarlo?.
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D. Creder alla vostra parola.
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R. Non dovete credere a nulla.
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D. Ci potete dire dove dobbiamo cercare le sue origini e le sue tracce?
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R. In voi stessi. Vi  stato dato qualcosa che non avevate prima?
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D. Indubbiamente  impossibile comprendere il sistema finch non si raggiunge il livello in cui  stato originato?
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R. Il comprendere  relativo. Possiamo comprendere parecchie cose al nostro livello: soltanto allora possiamo procedere. Non possiamo saltare. Certamente con laiuto di questo sistema possiamo comprendere meglio noi stessi e la vita che con qualsiasi altro sistema da me conosciuto.
Se possiamo dire di aver ottenuto da esso ci che non potevamo ottenere in nessun altro modo, allora dobbiamo continuare a studiarlo. Dobbiamo fare valutazioni. Dopo un breve periodo  possibile pronunciarci.
Personalmente io ho imparato molto da questo sistema in breve tempo e, col suo aiuto, ho persino cominciato a comprendere cose in cui mi ero imbattuto in altri sistemi e non avevo compreso.
Prendete, per esempio, il sonno nel Nuovo Testamento. La gente non se ne accorge, tuttavia in esso se ne parla costantemente; esso dice costantemente che gli uomini sono addormentati, che per possono destarsi, ma che comunque non si possono svegliare senza sforzo.
Il sistema spiega non soltanto se stesso ma anche ci che  vero in altri sistemi. Esso spiega che se le persone si vogliono comprendere reciprocamente, la comprensione  possibile soltanto tra quelle che sono deste. Nella vita ordinaria tutto  un irrimediabile pasticcio; le persone non sono destinate ad intendersi reciprocamente nella vita ordinaria. Se cos fosse, le persone sarebbero create in modo diverso.
Luomo deve completare se stesso mediante i propri sforzi. Possiamo renderci conto di ci se comprendiamo la natura di volont e consapevolezza. La capacit di comprendere  connessa con ci. Se le persone cominciano a lavorare con lobiettivo di guadagnare consapevolezza e volont, esse cominceranno a comprendersi reciprocamente. Nella vita, con le migliori intenzioni, ci sono soltanto errori grossolani. Le persone sono macchine: non sono fatte per comprendersi vicendevolmente.
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D.  possibile comprendere la ragione di questo pasticcio? Qual  lo scopo di essere fatti cos?
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R. Vedere il pericolo e cercare di cominciare a comprendere la nostra situazione. Gli individui non si comprendono mai reciprocamente, ma nella nostra epoca la situazione della vita si sta facendo sempre pi complicata e pericolosa. Nondimeno, cos come siamo, la gente serve gli scopi della luna e della terra. Ma di ci parleremo in seguito.  un errore considerare la nostra epoca come una qualsiasi altra epoca. Oggi ci sono difficolt eccezionali e facilit eccezionali.
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D.  verosimile che le difficolt aumentino col tempo?
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R. S, ma non oltre un certo limite: oltre quel limite diventano una impossibilit.  importante comprendere, non inteoria ma attraverso losservazione dei fatti, che le persone non si comprendono reciprocamente e che la situazione si sta facendo sempre pi complicata. Se gli individui hanno mitragliatrici, ci  pi pericoloso. Ed essi hanno mitragliatrici in parecchi sensi. Perci ogni incomprensione si fa pi profonda e pi complicata.
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D. Quale ne sar la fine?
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R. Non possiamo dirlo; ci significherebbe fare gli indovini. Certamente non possiamo aspettarci da ci alcun bene. Vedete, tutte le nostre visioni ordinarie delle cose non sono buone, non portano a nulla,  necessario pensare differentemente, e ci significa vedere cose che ora non vediamo, e non vedere cose che ora vediamo.
Questultima  forse la cosa pi difficile perch siamo abituati a vedere determinate cose:  un gran sacrificio non vedere le cose che siamo abituati a vedere. Siamo abituati a pensare che viviamo in un mondo pi o meno comodo. Indubbiamente esistono cose spiacevoli quali guerre e rivoluzioni, ma nel complesso  un mondo comodo e ben intenzionato.
 difficilissimo liberarsi dallidea di un mondo ben intenzionato. E poi dobbiamo comprendere che non vediamo affatto le cose stesse. Vediamo, come nellallegoria della caverna di Platone, soltanto le immagini riflesse delle cose, sicch ci che vediamo ha perso tutta la sua realt.
Dobbiamo renderci conto di quanto siamo governati e controllati non dalle cose stesse ma dalle nostre idee delle cose, dalle nostre visioni delle cose, dalle nostre immagini delle cose. Questa  la cosa pi interessante. Cercate di riflettere su ci.
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CAPITOLO 3.
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In questo sistema, che studia luomo come un essere incompleto, laccento viene posto in modo particolare sullo studio di s, e in questo senso lidea di studio di s  necessariamente connessa con quella di miglioramento.
Cos come siamo, possiamo usare ben pochi dei nostri poteri, ma lo studio li sviluppa. Lo studio di s comincia con lo studio degli stati di consapevolezza. Luomo ha il diritto di essere consapevole di s, anche come , senza alcun cambiamento. La consapevolezza obiettiva richiede parecchi cambiamenti in lui, ma egli ora pu avere consapevolezza di s. Eppure non ce lha, sebbene ritenga di averla. Com cominciata questa illusione? Perch luomo si attribuisce consapevolezza di s?
Egli se lattribuisce perch questo  il suo stato legittimo. Se egli non  consapevole di s, vive sotto il suo livello legittimo, usa soltanto un decimo dei suoi poteri. Per finch si attribuisce quella che  soltanto una possibilit, egli non lavorer per il raggiungimento di questo stato.
Sorge poi la domanda: perch luomo non possiede consapevolezza di s se ha tutti i dispositivi necessari e gli organi per averla? La ragione di ci  il suo sonno. Non  facile destarsi, in quanto esistono parecchie cause di sonno. Spesso viene fatta la seguente domanda: possiedono tutte le persone la possibilit di svegliarsi? No, assolutamente no: soltanto pochissime sono capaci di rendersi conto che dormono e di fare gli sforzi necessari per svegliarsi. Per prima cosa, un uomo deve essere preparato, deve comprendere la propria situazione; poi deve avere abbastanza energia e desiderio sufficientemente forte per riuscire a venirne fuori.
In tutta questa strana combinazione che  luomo, lunica cosa che pu essere cambiata  la consapevolezza. Ma prima egli deve rendersi conto di essere una macchina, in modo da essere capace di stringere alcune viti, di allentarne altre, e cos di seguito. Egli deve studiare; qui  dove comincia la possibilit di cambiamento.
Allorch si rende conto di essere una macchina, e allorch sa qualcosa di questa macchina egli vedr che questa macchina pu funzionare in diverse condizioni di consapevolezza e di conseguenza cercher di metterla in condizioni migliori. In questo sistema ci viene detto che luomo ha la possibilit di vivere in quattro stati di consapevolezza, ma che cos com, vive soltanto in due. Sappiamo inoltre che le nostre funzioni sono divise in quattro categorie. Sicch studiamo quattro categorie di funzioni in due stati di consapevolezza. Ci rendiamo conto tuttavia che hanno luogo barlumi di consapevolezza di noi stessi; e che ci che ci impedisce di avere un maggior numero di questi barlumi  il fatto che non ricordiamo noi stessi, che siamo addormentati. La prima cosa necessaria in uno studio serio di se stessi sta nel comprendere chela consapevolezza ha gradi. Dovete ricordare che non passate da uno stato di consapevolezza allaltro, ma che questi si addizionano luno allaltro.
Ci significa che se siete nello stato di sonno, allorch vi svegliate, lo stato di consapevolezza relativa, o sonno da svegli,  addizionato allo stato di sonno; se divenite consapevoli di voi stessi, questo  addizionato allo stato di sonno da svegli; e, se acquisite lo stato di consapevolezza obiettivo, questo  addizionato allo stato di consapevolezza di s.
Non ci sono passaggi bruschi da uno stato allaltro. Perch non ci sono? Perch ciascuno stato  fatto di vari strati. Come nel sonno voi potete essere pi addormentati e meno addormentati, cos nello stato in cui siamo ora, potete essere pi vicini alla consapevolezza di voi stessi o pi lontani da essa.
La seconda cosa necessaria in uno studio serio di se stessi  lo studio delle funzioni: osservandole, apprendendo a dividerle nella maniera giusta, imparando a riconoscerne ciascuna separatamente. Ogni funzione ha il proprio compito, la propria specialit. Esse vanno studiate separatamente e le loro differenze comprese chiaramente, ricordando che sono controllate da diversi centri o menti.  utilissimo pensare alle nostre differenti funzioni, o centri, e rendersi conto che sono del tutto indipendenti.
Non ci rendiamo conto che esistono quattro esseri indipendenti in noi, quattro menti indipendenti. Cerchiamo sempre di ridurre tutto ad ununica mente. Il centro istintivo pu esistere del tutto indipendentemente dagli altri centri; i centri motorio ed emotivo possono esistere senza quello intellettuale. Possiamo immaginare quattro individui viventi in noi.
Quello che chiamiamo istintivo  un uomo fisico. Luomo motorio  anchesso un uomo fisico, ma con inclinazioni differenti. Poi c luomo sentimentale o emotivo e quello teorico o intellettuale. Se ci osserviamo sotto questo punto di vista,  pi facile vedere dov che commettiamo lo sbaglio principale nei nostri riguardi, perch ci prendiamo come un essere unico, come sempre lo stesso.
Non abbiamo mezzi per vedere i centri, ma possiamo osservare le funzioni: pi osserveremo, pi materiale avremo. Questa divisione delle funzioni  importantissima. Il controllo di qualsiasi nostra facolt pu essere ottenuto solamente con laiuto della conoscenza.
Ciascuna funzione pu essere controllata soltanto se conosciamo la peculiarit e la velocit di ognuna di esse. Losservazione delle funzioni deve essere collegata con lo studio degli stati di consapevolezza e dei gradi di consapevolezza. Va compreso chiaramente che consapevolezza e funzioni sono cose completamente diverse.
Muoversi, pensare, sentire, avere sensazioni: queste sono funzioni; esse possono funzionare del tutto indipendentemente dal fatto di essere consapevoli o no; in altre parole, possono funzionare meccanicamente. Essere consapevole  cosa completamente diversa.
Ma se siamo pi consapevoli ci accresce immediatamente la precisione delle nostre funzioni. Le funzioni possono essere paragonate a macchine funzionanti in gradazioni di luce varianti. Queste macchine sono tali da essere capaci di funzionare meglio alla luce che al buio; appena c pi luce, le macchine funzionano meglio. La consapevolezza  la luce e le macchine sono le funzioni.
Losservazione delle funzioni richiede lungo lavoro.  necessario scoprire parecchi esempi di ognuna. Studiandole dovremo vedere inevitabilmente che la nostra macchina non funziona bene; alcune funzioni sono giuste, altre sono indesiderabili dal punto di vista del nostro scopo.
Perch dobbiamo avere uno scopo, altrimenti qualsiasi studio non dar risultati.
Se ci rendiamo conto che siamo addormentati, lo scopo  svegliarci; se ci rendiamo conto di essere macchine, lo scopo  smettere di essere macchine. Se vogliamo essere pi consci, dobbiamo studiare ci che ci impedisce di ricordare noi stessi. Perci dobbiamo introdurre una certa valutazione delle funzioni dal punto di vista della loro utilit o dannosit agli effetti del ricordare noi stessi. Ci sono quindi due linee di studio: studio delle funzioni dei quattro centri, e studio delle funzioni inutili o dannose.
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D. Il metodo di questo studio  losservazione?
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R. Si possono scoprire parecchie cose in tal modo e losservazione pu preparare il terreno per altro studio, ma da sola non  sufficiente. Mediante losservazione di s uno pu stabilire le pi importanti divisioni in se stesso, divisioni sia orizzontali che verticali, perch esistono parecchie divisioni diverse; uno non pu conoscere i diversi stati di consapevolezza e separare le proprie funzioni.
Bisogna conoscere le divisioni principali, altrimenti si commetteranno errori e non si sapr cosa si osserva. Luomo  una macchina complicatissima; in realt egli non  una macchina ma una grossa fabbrica consistente in parecchie macchine diverse, tutte funzionanti a velocit diverse, con carburanti diversi, in condizioni diverse. Perci non  soltanto una questione di osservazione, ma una questione di conoscenza, e luomo non pu ottenere questa conoscenza da s, perch la natura non ha fatto questa conoscenza istintiva: essa deve essere acquisita mediante la mente.
Istintivamente luomo pu sapere ci che  agro o dolce, e cose del genere, ma la conoscenza istintiva finisce l. Perci luomo deve apprendere, e deve apprendere da qualcuno che ha appreso prima di lui. Se fate uno sforzo serio per osservare le funzioni da voi stessi, vi renderete conto che normalmente, qualsiasi cosa facciate, qualsiasi cosa pensiate, qualsiasi cosa sentiate, non ricordate voi stessi. Non vi rendete conto che siete presenti, che siete qui.
Tuttavia vi accorgerete che, se fate sforzi sufficienti per un periodo di tempo abbastanza lungo, aumenterete la vostra capacit di ricordo di voi stessi. Comincerete a ricordare voi stessi pi spesso, comincerete a ricordare voi stessi pi profondamente, comincerete a ricordare voi stessi in relazione a un maggior numero di idee: idea di coscienza, idea di lavoro, idea dei centri, idea dello studio di s.
Ma il problema : come ricordare se stessi, come rendere se stessi pi consapevoli? Il primo passo sta nel rendersi conto che non siamo consapevoli. Quando ci rendiamo conto di ci e losserviamo per un po di tempo, dobbiamo cercare di cogliere noi stessi in momenti in cui non siamo consapevoli e, poco a poco, ci ci render pi consapevoli. Questo sforzo mostrer quanto siamo poco consapevoli, perch nelle condizioni di vita ordinaria  difficilissimo essere consapevoli.
Qui mettete voi stessi in condizioni artificiali, pensate di voi stessi io sto qui oppure io sono me stesso; e anche allora non potete far molto. Ma in condizioni ordinarie quando state pensando a qualcosa, parlando o lavorando, ogni cosa vi distrae, non potete ricordare voi stessi.
Questa espressione ricordare se stesso  presa intenzionalmente, perch nella conversazione ordinaria diciamo spesso: Ha dimenticato se stesso, o se ne  ricordato a tempo. Usiamo questa espressione soltanto in relazione a forme estreme di emozioni negative, ma nella realt dei fatti dimentichiamo sempre noi stessi e, con leccezione di rarissimi momenti, non ricordiamo mai noi stessi in tempo.
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D. Il ricordare se stesso  il processo iniziale di questo sistema?
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R.  il centro del processo iniziale, e deve procedere, deve entrare in ogni cosa. Da principio vi sembra improbabile, in quanto potete provare a ricordare voi stessi e poi accorgervi che per lunghi periodi di tempo ci non vi viene a mente; poi di nuovo cominciate a ricordarlo. Ma sforzi di questo genere non sono mai perduti; qualcosa si accumula e ad un certo momento, allorch nello stato ordinario sareste stati completamente identificati con le cose e sommersi in esse,  scoprirete di poter tenervi da parte e controllare voi stessi. Non saprete mai quando ci sar e come accade. Dovete fare soltanto ci che potete: osservare voi stessi, studiare e principalmente cercare di ricordare voi stessi; poi, a un certo momento, vedrete i risultati.
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D. Come si comincia ad usare la memoria nel senso di ricordare se stessi?
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R. Il ricordare se stessi non  in realt collegato con la memoria;  semplicemente unespressione. Significa essere presenti a se stessi, cio consapevolezza di s. Bisogna essere consapevoli di se stessi. 
Ci comincia col processo mentale del cercare di ricordare se stessi. Tale capacit di ricordare se stessi va sviluppata, perch nellosservazione di noi stessi dobbiamo cercare di studiare le nostre funzioni separatamente luna dallaltra: la funzione intellettuale separatamente da quella emozionale, listintiva separatamente dalla motoria.  importantissimo ma non facile.
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D. Volete dire che noi dovremmo praticare losservazione di queste diverse funzioni?
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R. S, in determinati momenti della giornata, dobbiamo cercare di vedere in noi stessi cosa pensiamo, come sentiamo, come ci muoviamo e cos via. In un certo momento vi potete concentrare sulla funzione intellettuale, in un altro su quella emozionale, poi sullistintiva o sulla motoria. Per esempio, cercate di scoprire cosa state pensando, perch lo pensate e come lo pensate. Cercate di osservare le sensazioni fisiche quali calore, freddo, ci che vedete, ci che sentite. Allora, ogni volta che fate un movimento potete vedere come vi muovete, come sedete, come state ritti, come camminate e cos di seguito. Non  facile separare le funzioni istintive, perch nella psicologia ordinaria esse sono confuse con quelle emozionali; ci vuole del tempo per metterle a posto.
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D. Avrebbe un qualche significato smettere determinate azioni abituali, per esempio landare a letto ad una certa ora della notte?
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R. Cambiamenti meccanici di quel tipo possono essere utili agli inizi dello studio di s, ma non possono produrre alcun effetto durevole. Possono aiutare a vedere qualcosa che altrimenti non avreste visto; da soli, non possono produrre alcun cambiamento. Il cambiamento deve cominciare dallinterno, dal mutamento di consapevolezza, dal momento in cui cominciate a ricordare voi stessi o anche prima, allorch cominciate a rendervi conto della possibilit di ricordare voi stessi e che questo  veramente importante. Soltanto che, sfortunatamente, accade spesso che la gente cominci bene e poi perda di vista gli sforzi.
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D. Losservazione della meccanicit diminuisce la meccanicit? Mi riferisco al lavoro fisico.
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R. Senza lavoro sulla consapevolezza tutti i nostri lati che possono essere consapevoli divengono sempre pi meccanici. Solamente un lavoro assai uniforme senza alcuna variazione  totalmente meccanico. Se il lavoro  un po pi complicato, allora pi  meccanico, peggio . In nessun lavoro  utile la meccanicit: uno deve adattarsi, deve cambiar metodi allo scopo di produrre buon lavoro, e per far ci deve avere la sensazione di ci che sta facendo. Essere efficienti nel lavoro fisico non significa meccanicit. Laddestramento non ci rende pi meccanici. Essere un esperto significa essere intelligente nel proprio lavoro.
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D. I centri motorio e istintivo sembrano funzionare pi regolarmente e normalmente di quelli intellettuale ed emozionale. Perch  cos?
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R. Perch altrimenti la gente andrebbe a sinistra invece di andare a destra e non arriverebbe mai dove vuole andare. E, se il centro istintivo fosse come sono ora i centri intellettuale ed emozionale, luomo si avvelenerebbe. Un certo grado di normalit  obbligatorio per i centri istintivo e motorio.
Altri centri possono impazzire senza danno immediato. Allo scopo di comprendere la meccanicit delluomo  utilissimo imparare a pensarlo come una macchina, a studiare le funzioni di questa macchina e a comprendere le divisioni principali delle funzioni non soltanto in generale, non meramente in teoria, ma nella loro attivit: ad apprendere come funzionano.
Questa divisione in quattro funzioni  soltanto una divisione preliminare, perch ciascuna di esse  ulteriormente suddivisa. Tutto ci va studiato e compreso mediante losservazione, perch lo studio teorico non d gli stessi risultati, non porta alle stesse conclusioni, non rivela la stessa verit. Ad esempio, pochissimi sistemi riconoscono lesistenza del centro istintivo, o mente istintiva, e nessun sistema da me conosciuto riconosce lesistenza di una mente motoria indipendente.
Tuttavia la mente motoria ha una funzione importantissima nella nostra vita, sicch lassenza di questa divisione danneggia gravemente i risultati dellosservazione ordinaria delluomo, particolarmente nella psicologia moderna; perch, dato che questo fatto non  riconosciuto, parecchie cose vengono attribuite a unorigine sbagliata. Il centro motorio  importantissimo per studiare e osservare, in quanto esso ha altre funzioni oltre al movimento nello spazio; ad esempio limitazione: una funzione assai importante nelluomo n. 1.
Inoltre il centro motorio controlla anche i sogni, e non soltanto i sogni notturni ma anche i sogni allo stato di veglia: i sogni ad occhi aperti. E, poich la maggior parte della nostra vita trascorre o in sogni reali o in sogni ad occhi aperti, lo studio della funzione motoria  estremamente importante. Noi riteniamo che laspetto intellettuale ed emotivo siano pi importanti, ma in realt la maggior parte della nostra vita  controllata dalla mente istintiva e motoria. Perci il centro motorio ha parecchie funzioni utili e parecchie inutili.
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D. Esiste collegamento tra il comportamento meccanico e il centro motorio?
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R. No, il centro motorio significa soltanto la mente, la cui funzione legittima  quella di controllare i movimenti. Quindi motorio e meccanico non sono la stessa cosa. Ogni centro pu essere meccanico; ogni funzione pu essere pi o meno meccanica, pi o meno consapevole.
Certamente esistono alcuni processi meccanici in noi per i quali non c bisogno di divenir consapevoli, quali i processi fisiologici che sono sistemati e controllati dalla loro propria mente. Ma sono le nostre azioni nel loro complesso, sia in relazione a noi stessi che agli altri, che possono divenire dannose se abbandonate a se stesse.
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D. Il parlare  sempre meccanico? Spesso parlo prima di aver il tempo di fermarmi.
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R. In parecchi casi. Questa  una delle prime cose da osservare e da combattere.  assai difficile da osservare e difficile da combattere, ma va fatto.
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D. Ero solito pensare che, parlando delle mie osservazioni, le formulassi. Ma ora avverto il pericolo che col parlare losservazione svanisca.
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R. Ci sono differentissime forme di parlare; potete parlare tanto per parlare, o potete farvi parlare, con sforzo. Il parlare pu essere risveglio e pu essere sonno.
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D. Ci potreste dire qualche maniera per compiere maggiori sforzi al fine di osservare?
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R. Se vi mettete in una posizione pi difficile, se per esempio assumete una postura inconsueta, non sarete capaci di smettere di osservare. Non osserviamo noi stessi perch la vita  troppo facile. Se siete affamati, infreddoliti, stanchi, vi osserverete. Ma con la civilizzazione non esistono forti sensazioni fisiche. Appianiamo tutte le cose prima che queste arrivino al punto da farci osservare.
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D.  questo il tipo di osservazione che voi volete sia praticato da noi? Pensavo che fosse losservazione dei nostri stati interiori.
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R. Tutto  utile. Anche lo studio della macchina  necessario, come quello del lato psicologico. Non potete studiare un lato senza laltro. Dovete conoscere come funziona la macchina.
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D. Come si sa quanti centri esistono?
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R. Con losservazione. Nella maniera ordinaria potete osservare quattro funzioni diverse che ovviamente vengono da sorgenti diverse, controllate da principi diversi. Losservazione di s mostra ci chiarissimamente e dopo un po di tempo, non potete confonderle.
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D. Come mai gli psicologi moderni non sono arrivati a questa conclusione?
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R. Perch non sanno queste cose. Questa divisione in centri sembra semplicissima; tuttavia, il fatto che non sia nota, mostra che la mente ordinaria non pu scoprirla. La mente ordinaria, se prendete la psicologia esistente, avverte appena che c qualcosa di diverso ma non pu dire con precisione che questa  una cosa e quella  unaltra.
Questidea ci viene dalle scuole, proprio come lidea completa della divisione dei quattro stati di consapevolezza. Potete trovare questultima idea nella letteratura, ma la descrizione  completamente differente; perci anchessa viene dalle scuole e deve essere spiegata oralmente. Esistono cose che possono essere descritte nei libri e ce ne sono altre che non possono mai essere descritte correttamente.
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D. Quindi lidea dei centri  unidea antica?
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R. Antichissima, ma non possiamo scoprirla finch non ci viene comunicata. Se ci viene comunicata, possiamo osservare da noi e scoprire che  vera, ma da soli non possiamo scoprirla. I fatti lo dimostrano, perch non  stata scoperta.
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D. Dove sono situati i centri?
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R. Ci non ha importanza perch ciascun centro occupa tutto il corpo. Non esiste una sola cellula nel nostro corpo che non sia controllata da tutti i centri. Ci non va preso troppo alla lettera; per esempio, non potete dire che lintelletto controlla ogni cellula; esistono quindi limitazioni, ma parlando in termini generali, ogni centro controlla lintero corpo in una maniera diversa. Ma non possiamo conoscere il lato fisico con losservazione ordinaria; possiamo studiare comunque le funzioni e ci ci fornisce tutto il materiale che ci  necessario.
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D. Allora si pu osservare con lintelletto?
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R. Non si pu far altro; questa  lunica parte di noi che entro certi limiti  sotto il nostro controllo, perci possiamo usare la mente per losservazione. In seguito, forse potrete addestrare altri centri a fare dellosservazione, ma ci non pu avvenire che dopo molto tempo.
Naturalmente gli altri centri non debbono essere di impedimento. Per esempio, se voi vi identificate emotivamente con qualcosa, ci vi impedir di osservare; voi volete pensare a una cosa, ma questa porter costantemente altri pensieri, altre associazioni. Per lungo tempo dobbiamo lavorare dal centro intellettuale, tuttavia dobbiamo comprendere che non possiamo andar lontani con esso perch ha limiti ben definiti; esso vi porter fino ad un certo punto oltre il quale non potrete procedere, a meno che possiate usare il centro emozionale. Ma il centro emozionale va prima addestrato. Dovete apprendere a non esprimere emozioni negative, e soltanto se lo farete per un periodo di tempo sufficientemente lungo, vi potranno essere spiegate altre cose.
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D. Non si pu lasciare che le emozioni ci guidino senza il nostro intelletto, vero?
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R. Normalmente si potrebbe, ma noi non siamo completamente normali, perci esse possono guidarci nella maniera giusta o in quella sbagliata. Non c garanzia che ci guideranno nella maniera da noi desiderata: ci pu capitare di desiderare di andare in un posto e le nostre emozioni possono condurci altrove.
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D. Le emozioni debbono sviluppare unintelligenza propria?
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R. Sono completamente daccordo con voi, ma che significa ci? Significa prima di tutto che dovete apprendere a controllare lespressione di tutte le emozioni spiacevoli; solamente allora potete sapere emotivamente cosa fare dopo.
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D. Avete detto che le funzioni pensante ed emotiva sono completamente separate, ma non  assai difficile stabilire la differenza?
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R. No, non  affatto difficile, basta soltanto un po di pazienza e di osservazione; dopo breve tempo vedrete chiarissimamente ci che  pensiero e ci che  sensazione.
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D. I tre centri lavorano spesso simultaneamente?
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R. S, ma simultaneamente pu avere diversi significati.  assai raro che essi lavorino simultaneamente sullo stesso soggetto. Tutte le quattro funzioni possono accadere e accadono simultaneamente, ma possono lavorare su cose diverse. Un esempio di tutte le quattro funzioni lavoranti simultaneamente sullo stesso oggetto potrebbe essere la creazione artistica.
I centri, per effetto del loro lavoro simultaneo, spesso divengono assai confusi e tuttavia  possibile distinguerli. Questo  il principio dellosservazione di s e della comprensione di s: dobbiamo comprendere le diverse funzioni e poi cominciare a dividerle.
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D. Com che il centro motorio pu arrestare limmaginazione? Per esempio, io trovo che il giardinaggio, o qualsiasi lavoro fisico, pu contribuire ad arrestarla.
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R. Ci significa che lo stesso centro era occupato con limmaginazione che si occupava di giardinaggio. Ci prova soltanto che limmaginazione  una funzione del centro motorio
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D. Non riesco a vedere limportanza dellaccento posto sui centri.
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R.  importantissimo vedere che la nostra mente  divisa in quattro menti, che in noi non c unit; che le quattro menti o funzioni sono completamente diverse. Soltanto questo ci d unimmagine diversa di noi stessi.
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D. Come si fa a distinguere tra emozione e istinto?
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R. Questa  una domanda importantissima e deve essere risolta mediante la propria osservazione e studio. Le emozioni istintive sono sempre connesse con qualcosa di fisico. Dato che la psicologia moderna non separa le emozioni istintive dalle altre emozioni, ci deve essere per forza qualche difficolt nel comprendere la differenza. Ma quando sapete che sono differenti,  possibile distinguere tra loro.
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D. C una cosa qualsiasi che possa controllare organi o cellule che non obbediscono?
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R. S, il centro istintivo. Pensate che potremmo esser vivi anche soltanto per mezzora se non funzionasse il centro istintivo? Questo conosce la funzione giusta e sbagliata di ciascun organo. Esso cerca sempre di farli funzionare correttamente.
Noi pensiamo che gli organi lavorino da soli; questa  immaginazione. Essi sono controllati dal centro istintivo. Questo  istinto nel senso reale in relazione alluomo.
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D. La qualit dellintelletto ha un qualsiasi peso sullacquisizione della consapevolezza?
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R. S, perch dobbiamo cominciare con lintelletto. Il nostro centro intellettuale  sviluppato meglio, o  pi sotto il suo proprio controllo. Il centro emotivo  pi irresponsabile. Sicch, dato che abbiamo maggior comando del nostro centro intellettuale, dobbiamo servirci di questo finch o diventiamo pi consci, o apprendiamo ad usare altre funzioni pi efficientemente, e a controllarle meglio di quanto non facciamo ora.
Attualmente non abbiamo controllo delle nostre funzioni istintive ed emozionali, e solamente un po sulla funzione motoria. Esse sono mosse da influenze esterne. Non possiamo essere felici o arrabbiati senza causa, e causa significa qualcosa di esterno. Il lavoro successivo dovr essere sul centro emozionale perch lenergia principale sta in esso. Il centro intellettuale  soltanto ausiliario, ma attualmente  tutto ci che abbiamo.
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... Desidero parlarvi un po pi diffusamente dei centri per aiutarvi a comprendere la situazione. Alcuni centri sono divisi in due met: positiva e negativa. Questa divisione  chiarissima nei centri intellettuale e istintivo. Nel centro intellettuale essa  s e no, affermazione e negazione. Tutto il lavoro del centro intellettuale consiste nel confrontare.
La divisione nel centro istintivo  elementare: piacere-dolore. Tutta la vita istintiva  governata da ci. Ad uno sguardo superficiale sembra che anche il centro emotivo consista in due met: emozioni piacevoli e spiacevoli. Ma in realt non  cos. Tutte le nostre emozioni violente e deprimenti e, generalmente, gran parte della nostra sofferenza mentale hanno lo stesso carattere; sono innaturali, e il nostro organismo non ha un vero centro per queste emozioni negative; esse funzionano con laiuto di un centro artificiale.
Questo centro artificiale  una sorta di escrescenza   gradualmente creato in noi fin dalla prima infanzia, perch un bambino cresce circondato da persone con emozioni negative e le imita.
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D. Le emozioni istintive non sono negative?
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R. Possono essere negative, ma a buon diritto. Sono tutte utili. La met negativa del centro istintivo  un guardiano che ci avverte del pericolo. Nel centro emozionale le emozioni negative sono assai dannose. Poi ciascuna met di un centro  divisa in tre parti: parte intellettuale, parte emozionale e parte motoria o meccanica. La parte motoria di ciascun centro  la pi meccanica e quella che viene usata pi spesso. Generalmente usiamo soltanto le parti meccaniche dei centri.
Persino le parti emozionali vengono usate soltanto occasionalmente; per quanto riguarda le parti intellettuali, queste vengono usate assai raramente in condizioni ordinarie. Ci mostra come noi limitiamo noi stessi, come usiamo soltanto una piccola parte, la pi debole, del nostro organismo.  facilissimo distinguere queste tre parti allorch cominciamo ad osservare noi stessi.
Le parti meccaniche non hanno bisogno di attenzione. Le parti emozionali richiedono grande interesse o identificazione, attenzione senza sforzo o intenzione, in quanto lattenzione  presa e mantenuta dallattrazione delloggetto stesso. E nelle parti intellettuali dovete controllare la vostra attenzione. Quando vi siete abituati a controllare lattenzione, vedrete immediatamente ci che intendo dire.
Per prima cosa il carattere dellattenzione vi mostrer in quale centro vi troviate, poi losservazione dellattenzione vi mostrer la parte del centro.  particolarmente importante osservare le parti emozionali e studiare le cose che attraggono e mantengono lattenzione, perch queste producono immaginazione. Lo studio dellattenzione  una parte importantissima dello studio di s, e se cominciate ad osservare questa divisione di centri in parti, in aggiunta alla divisione dei centri stessi, ci vi dar la possibilit di arrivare ai pi piccoli particolari e vi aiuter a studiare lattenzione.
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D.  possibile per noi, cos come siamo, prestare attenzione a qualcosa senza essere identificati?
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R. Certamente. Soltanto dovete distinguere attenzione da identificazione. Lattenzione pu essere controllata; lidentificazione  meccanica.
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D. Avete detto che noi abbiamo tre tipi dattenzione?
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R. No, lattenzione  una; non c altra attenzione. Ma a volte pu capitarvi di agire senza attenzione: potete fare delle cose, anche normali, logiche, senza la minima attenzione. In altri casi lattenzione  presa e mantenuta dallattrazione della cosa stessa, e nel terzo caso lattenzione  controllata.
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D. Trovo che se controllo la mia attenzione anche per pochissimo tempo non posso immaginare.
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R. Giustissimo, perch limmaginazione procede nelle parti meccaniche dei centri senza attenzione. Se lattenzione  fissa su qualcosa, limmaginazione si arresta.
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D. Soltanto quando uno ricorda se stesso pu esercitare attenzione controllata?
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R. Ci  pi o meno sulla stessa linea, tuttavia lattenzione controllata  possibile nella vita ordinaria. A volte, le persone possono controllare la loro attenzione e svolgere un lavoro interessante senza saper nulla del ricordare se stesse. Sebbene lattenzione controllata sia molto vicina al ricordare se stesso, c una differenza. Lattenzione pu essere soltanto in un centro, mentre il ricordare se stessi ha bisogno dellopera di tre, o addirittura quattro centri. ...
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D. Non  molto facile che lattenzione controllata diventi identificazione?
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R. No, sono completamente diverse. Una  il massimo del controllo, laltra  il minimo del controllo. Nellidentificazione non esiste possibilit di controllo.
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D. Si pu incoraggiare il centro intellettuale a lavorare? 
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R. Coltivate lattenzione. Vedrete che allora d risultati diversi. Pensate con attenzione. Non lasciatevi trascinare a pensare meccanicamente. Il pensiero meccanico si trasforma in immaginazione.
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D. Qual  la differenza tra fare le cose consapevolmente e intenzionalmente?
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R. Non possiamo parlare di fare le cose consapevolmente, perch non siamo consapevoli. Per quanto riguarda fare le cose intenzionalmente, se voi fate qualche lavoro e dovete prestarvi attenzione, allora, anche senza accorgervene, parte del vostro sforzo sar connesso col mantenere lattenzione su ci che state facendo. Ma se esso diventa del tutto meccanico, vi pu capitare di pensare a qualche cosa daltro, eppure le vostre mani continueranno ancora a svolgere quel lavoro. Quella sar la parte meccanica del centro.
Se il vostro lavoro richiede pensiero costante, inventiva, adattamento, dovrete lavorare con le parti intellettuali. La parte meccanica del centro intellettuale ha un nome speciale. A volte se ne parla come di un centro separato, ed in tal caso  chiamata centro formatorio o apparato formatorio.
La maggior parte della gente usa soltanto questa parte; non usa mai le parti migliori del centro intellettuale. Ma le idee di questo sistema, o idee analoghe, non possono essere comprese assolutamente dallapparato formatorio. Lapparato formatorio ha limiti assai ben definiti. Una delle sue peculiarit  che esso confronta soltanto due cose, come se in una linea particolare esistessero soltanto due cose.
Inoltre il centro formatorio ama pensare per estremi; per esempio, esso sa tutto o non sa nulla. Unaltra delle sue peculiarit  quella di cercare immediatamente lopposto. Potete trovare parecchi esempi di pensiero formatorio. Ad esempio, se io dico: Dovete far questo o dovete far quello, la gente risponde: Ma avete detto che non possiamo fare!. Se dico che ci richiede forza di volont, essi rispondono: E come, se non abbiamo volont?. Se io parlo di essere pi consapevoli o meno consapevoli, la gente dice: Ma non abbiamo consapevolezza!. Tutti questi sono esempi di pensiero formatorio.
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D. Ci potete fare un esempio di apparato formatorio impiegato correttamente? ...
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R. Se il centro intellettuale funziona normalmente, se cio altre parti fanno il loro lavoro, il centro formatorio esegue correttamente il proprio lavoro.  un apparecchio da registrazione. A noi interessa soltanto il suo lavoro sbagliato. Ci si riferisce non soltanto allapparato formatorio ma a tutte le parti meccaniche dei centri. Solamente quando queste cominciano a funzionare in maniera sbagliata divengono pericolose.
Sicch non c bisogno di preoccuparsi del lavoro giusto; ci che dovete cercare di eliminare  il lavoro sbagliato. La parte meccanica del centro emozionale vuol fare il lavoro della parte superiore, e lo stesso accade col centro formatorio: esso vuol fare il lavoro del centro intellettuale e, come risultato di ci, la parte motoria del centro include tutta la vita intellettuale della persona comune.
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D. Come spiegate allora le persone che occasionalmente vivono nella parte superiore del centro? Uno occasionalmente pu avere unidea.
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R. Certe combinazioni di idee possono accadere, ma noi abbiamo bisogno di controllo, non di una spiegazione delle cose che succedono da sole. Qualsiasi cosa pu accadere una o due volte, ma ci non ha valore o significato pratico, proprio come vi pu succedere una o due volte di trovare del denaro per la strada, ma non potete vivere di quello.
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D. Non comprendo cosa significhi agire meccanicamente, in quanto sembra che uno passi met della propria vita facendo cose meccaniche, come lo scrivere. Tutto ci  da rifare?
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R. Quello  centro motorio: non intendevo quello. Parecchie cose sono meccaniche e dovrebbero rimanere meccaniche. Ma i pensieri meccanici, i sentimenti meccanici: questo  quello che va studiato e che pu e dovrebbe essere cambiato. Il pensiero meccanico non vale un soldo. Voi potete pensare meccanicamente a parecchie cose, ma non ne ricaverete nulla.
In una maniera meccanica potete usare soltanto una piccola parte del vostro centro intellettuale, lapparato formatorio, e non vale proprio la pena di perderci del tempo. C una cosa che dovete comprendere sulle parti dei centri, e cio che le parti intellettuali differiscono molto meno una dallaltra di altre parti.
Questa divisione in intellettuale, emozionale e motorio  chiarissima e nettamente definita nelle parti inferiori dei centri, ma diviene molto meno apparente nelle parti superiori.
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D. Soltanto i diversi centri interferiscono uno con laltro o pu una parte dello stesso centro interferire con unaltra?
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R. Pu essere qualsiasi cosa. Supponete di lavorare col centro motorio; allora pu interferire il centro emotivo, o unaltra parte del centro motorio. Oppure, se sentite in un centro e poi cominciate a parlare, passate in un altro centro e vi pu persino capitare di dimenticare quello che desideravate dire.
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D. La somma delle parti intellettuali dei diversi centri forma il centro intellettuale o esse sono separate?
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R. No, possono tutte lavorare separatamente, ma indubbiamente se uno potesse controllare le parti intellettuali di tutti i centri e potesse farle lavorare assieme, questa sarebbe la strada per accedere ai centri superiori. Le parti intellettuali non creano un centro da sole, ma la loro opera combinata produce lavoro migliore di quello che possono fare separatamente.
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D. Il lavoro su se stessi diminuisce le funzioni delle parti meccaniche dei centri?
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R. Diminuisce il lavoro delle parti meccaniche nel senso che diminuisce la meccanicit quando sono utili attenzione e consapevolezza. Le parti meccaniche faranno allora il loro lavoro al quale sono destinate, e forse lo faranno meglio che attualmente, in quanto ora esse sono troppo occupate in cose che non le riguardano. Ci metter le parti migliori dei centri nelle condizioni di lavorare.
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D. La meccanicit va vista come un fatto da osservare o come un male da combattere?
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R. Vedete, non comprenderete mai la meccanicit se parlate in questa maniera, in relazione cio a cose piccole. Ma allorch vedrete, o scoprirete nella vostra memoria, quanto del tutto meccanicamente potete fare le cose pi abominevoli, tali che in seguito non potete comprendere come mai abbiate potuto farle, allora saprete cos meccanicit. Tutta la nostra vita facciamo meccanicamente ci che non faremmo mai consapevolmente. Ci  quanto dobbiamo comprendere.
Se guardiamo attraverso la nostra vita, anno dopo anno, mese dopo mese, scorgiamo cose che non avremmo mai fatto consapevolmente, o cose che non abbiamo fatto, e che avremmo fatto se fossimo stati consapevoli. Questo  il modo in cui bisogna pensare circa la meccanicit.
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D. La formulazione  una funzione propria del centro intellettuale?
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R. Proprio cos. Possono esistere varie gradazioni, ma attualmente possiamo  parlare soltanto di formulazione e formazione. A proposito di ci  importante comprendere  lesatto significato della parola formazione e formulazione. Formazione  una conclusione cui si  arrivati per la via della minima resistenza, evitando le difficolt.  pi facile perch si fa da sola: frasi fatte, opinioni fatte, come un bollo. In genere essa  deficitaria tranne che nei casi pi semplici. Formulazione  una conclusione cui si  arrivati sulla base di tutto il materiale disponibile; richiede sforzo e qualche volta  difficile, ma  quanto di meglio possiamo fare.
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D. Come ci  possibile formulare? Certi io non falseranno levidenza?
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R. Se falsano, falseranno la formulazione. Ma indubbiamente  necessario apprendere a distinguere formulazione da formazione. La formazione , per cos dire, appena uno sguardo, a volte  completamente sbagliato; mentre formulazione, come ho detto,  allorch voi riunite tutto ci che sapete circa un determinato soggetto e cercate di trarne deduzioni.
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D. Com che a volte trovo le conferenze interessanti ed altre volte no?
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R. Perch state in centri differenti. In un centro potete essere interessati, in un altro non potete. Supponiamo che vi troviate in un centro istintivo; questo non pu essere interessato in idee esoteriche: esso  interessato nel cibo o cose del genere. Ma se vi trovate nel centro intellettuale o parzialmente nel centro emozionale, allora potete essere interessati. Sapete che abbiamo quattro stanze nella nostra casa e dipende dalla stanza in cui vi trovate se siete interessati o no.
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D.Io trovo che, battendo a macchina del lavoro di ordinaria amministrazione, batto pi rapidamente. Battendo lavoro intelligente si batte pi lentamente.

R. Perch lavorano due centri. Il lavoro complicato richiede due centri. Ma anche nel copiare interviene il centro intellettuale. Non possiamo far grande affidamento sul centro motorio; esso controlla limmaginazione e i sogni. Perci, quando funziona, il centro intellettuale osserva. Se uno lavora interamente col centro motorio, uno  mezzo addormentato. Tutta la cooperazione dei centri  un certo grado di risveglio. Cosa significa cadere addormentati? Sconnessione dei centri.
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D. Il discorso dipende da due centri, vero?
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R. Anche da pi. Generalmente  in parte istintivo, in parte motorio, in parte intellettuale, e pu essere anche emozionale, sicch pu darsi che includa tutte e quattro le funzioni.
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D. La parte intellettuale di ciascun centro separato  la parte migliore, quella che uno deve cercare di mantenere, in contrasto con le parti emozionale e meccanica di ciascun centro?
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R. Tutte le parti sono egualmente necessarie, ma ciascuna deve fare il proprio lavoro. Le parti non sono sbagliate in s, ciascuna ha la propria funzione, ma se esse si sostituiscono luna con laltra, il loro lavoro diviene sbagliato. Vedete, lidea che noi non usiamo il nostro intero cervello ma soltanto parte di esso non  nuova, per i sistemi psicologici non spiegano cos che non usiamo, perch le parti dei centri non stanno allo stesso livello: esse in realt sono macchine differenti.
Questo sistema d unanatomia reale del nostro cervello e in generale di tutta la nostra mentalit. Perci questo  un punto importantissimo, e se uno comincia ad osservare se stesso dal punto di vista dellattenzione, egli pu studiare i diversi valori dei propri processi mentali. Questa  la chiave di tali macchine.
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D. Che differenza c tra parte motoria del centro intellettuale e parte intellettuale del centro motorio?
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R. Sono completamente diverse. La parte intellettuale del centro motorio pu controllare tutti i nostri movimenti pi complicati, quando dobbiamo inventare nuovi movimenti. Supponiamo che uno inventi una macchina complicatissima, o lavori con una macchina difficilissima, o svolga un intricatissimo lavoro manuale che richieda costante attenzione e persino costante ricordo di s, se non vuole mandare tutto in rovina; questo sarebbe il lavoro della parte intellettuale del centro motorio.
E' la parte motoria del centro intellettuale;  lapparato registratore o formatorio: un sistema di schedatura nel cervello.  utilissimo al suo posto, ma viene usato per fini sbagliati.
Supponiamo, per esempio, che uno getti queste carte in aria e cerchi di trarre deduzioni dal modo con cui cadono; questo sarebbe lavoro sbagliato dellapparato formatorio: e questo  proprio quello che normalmente facciamo.
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D. Quando avete parlato di aggiustare le cose, intendevate dire che bisogna cercare di far funzionare meglio i centri? Cos che li porta a questo miglior funzionamento? 
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R. Tutto il lavoro su noi stessi: studio di s, conoscenza di s, ricordo di s. Prima dobbiamo conoscere la macchina e poi dobbiamo imparare a controllarla. Dobbiamo riordinare le funzioni in modo che ciascuna faccia il lavoro che le compete. La maggior parte della nostra attivit consiste in un centro che fa il lavoro di un altro centro.
La nostra incapacit di arrivare al nostro livello normale risiede nella nostra incapacit di far funzionare correttamente i nostri centri. Parecchie cose inspiegabili che osserviamo sono dovute allerroneo funzionamento dei centri.
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D. Il lavoro sbagliato dei centri significa interferenza di uno con laltro?
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R. Ci sono due forme di lavoro sbagliato dei centri. O essi interferiscono, cio lavora uno invece dellaltro, o uno prende energia dallaltro. Qualche volta i centri devono lavorare uno per laltro. Se, per una ragione qualsiasi, un centro smette di lavorare, la macchina  organizzata in maniera tale che un altro centro pu continuare il suo lavoro per un certo tempo in modo da evitare uninterruzione.
Lidea originale di un tale arrangiamento  giustissima, ma nella vita reale  divenuta causa di turbamenti mentali e psichici, perch un centro non pu lavorare appropriatamente per un altro. E nello stato di identificazione, essi preferiscono fare il lavoro sbagliato piuttosto che il proprio lavoro.  divenuta una sorta di cattiva abitudine, e confondendo le funzioni, i centri cominciano a confondere le energie, cercando di ottenere energie pi potenti per le quali non sono adatti.
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D. Mi riesce difficile vedere casi di funzionamento sbagliato dei centri. La mia unica osservazione  che io spesso sperimento una sensazione di inutile eccitamento.
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R. Potete vederne esempi allorch le persone divengono inutilmente emozionali in relazione a cose che sarebbero fatte meglio senza alcuna emozione.
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D. Come si fa a fermare questa interferenza?
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R. Le nostre funzioni sono presentemente condizionate dal nostro stato di consapevolezza. C una lieve variazione: possiamo essere leggermente pi consapevoli di quanto siamo: leggermente di pi o molto meno. Ci influisce sulle funzioni perch, se siete pi desti le funzioni producono risultati migliori, se siete pi addormentati producono risultati peggiori. Questo possiamo osservarlo, ma in linea di principio dovete comprendere che funzioni e stati di consapevolezza sono indipendenti gli uni dagli altri ed esistono da soli.
Lo stato di consapevolezza influenza le funzioni e accresciuta consapevolezza creer nuove funzioni. Un risveglio reale, completo, produrr nuove funzioni che ora non abbiamo. ...
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D. La cosa cui dobbiamo mirare  un perfetto accomodamento dei quattro centri?
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R. S, questo  il punto di partenza. Dopo di ci un uomo deve pensare a creare stati superiori di consapevolezza: ad essere consapevole di se stesso e poi ad essere consapevole delle cose fuori di lui. Questo corrisponder al funzionamento di centri superiori.
Un centro non pu essere migliorato da solo. Tutti devono essere migliorati, debbono funzionare normalmente. Vedete, la macchina umana  fatta molto ingegnosamente ed ogni cosa in essa pu essere usata per qualche scopo. Ma, al livello ordinario, il lavoro dei centri non  pienamente coordinato, essi vivono troppo indipendentemente, e contemporaneamente si intralciano a vicenda e usano lenergia degli altri.
Ogni centro  adatto al lavoro con un certo tipo di energia e riceve esattamente quello di cui ha bisogno; ma ogni centro ruba allaltro e cos un centro che ha bisogno di un tipo superiore di energia si riduce a lavorare con un tipo inferiore, oppure un centro adatto a lavorare con unenergia meno potente ne usa una pi potente, pi esplosiva. Cos  come attualmente funziona la macchina. Immaginate vari forni: uno funziona a nafta, un altro a legna, un terzo a benzina.
Supponete che a quello creato per funzionare a legna venga data benzina: possiamo attenderci soltanto delle esplosioni. Immaginate poi un forno creato per funzionare a benzina e vedrete che non pu funzionare a legna o a carbone. Dobbiamo distinguere quattro energie che lavorano attraverso di noi: energia fisica o meccanica, per esempio spostare questa tavola; energia vitale la quale fa s che il corpo assorba cibo, ricostruisca tessuti, e cos di seguito; energia psichica o mentale, che fa funzionare i centri, e pi importante di tutte, energia di consapevolezza.
Lenergia di consapevolezza non  riconosciuta dalla psicologia e dalle scuole scientifiche. La consapevolezza  considerata parte delle funzioni psichiche. Altre scuole negano del tutto la consapevolezza e considerano tutto come meccanico. Qualche scuola nega lesistenza dellenergia vitale. Ma lenergia vitale  diversa dallenergia meccanica, e la materia vivente pu essere creata soltanto con materia vivente.
Ogni crescita procede con energia vitale. Lenergia psichica  lenergia con cui funzionano i centri. Essi possono funzionare con o senza consapevolezza, ma i risultati sono diversi, sebbene non tanto diversi che la differenza non possa essere facilmente vista in altri. Si pu conoscere la consapevolezza soltanto in se stessi. Per ogni pensiero, sentimento o azione, o per essere consapevoli, dobbiamo avere lenergia corrispondente. Se non labbiamo, decadiamo e funzioniamo con energia inferiore: conduciamo una vita meramente animale o vegetale. Poi riaccumuliamo energia, abbiamo di nuovo pensieri, possiamo ancora essere consapevoli per un po di tempo.
Nemmeno unenorme quantit di energia fisica pu produrre un pensiero. Perch il pensiero  differente: per il pensiero  necessaria una soluzione diversa, pi forte. E la consapevolezza richiede unenergia ancora pi rapida, ancora pi esplosiva.
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D. Se nessuna quantit di energia psichica pu produrre energia consapevole, che differenza fa la quantit di energia psichica che uso?
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R. Vi occorre energia psichica per scopi affatto diversi. Per esempio, dovete pensare con energia psichica.
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D. Ho trovato che il tenere fissa lattenzione consuma una gran quantit di energia. Questo significa forse che lo faccio in maniera sbagliata?
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R. No, dovete impiegare energia per mantenere lattenzione.  un lavoro, e il lavoro richiede energia, sebbene daltra parte risparmi energia: risparmia spreco di energia in unaltra direzione. Se fate le cose senza attenzione, ci significa una perdita molto maggiore.
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D. Perch  tanto difficile controllare lattenzione?
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R. Mancanza di abitudine. Siamo abituati a lasciare che le cose accadano. Allorch vogliamo controllare lattenzione o qualcosaltro, lo troviamo difficile, proprio come il lavoro fisico  difficile se non ci siamo abituati.
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D. Perch i momenti di energia debbono essere cos rari?  un problema di energia?
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R. No, di carburante. Se non avete elettricit, o se avete una lampadina tascabile con una batteria in cattive condizioni, potete avere un lampo e poi pi nulla. Consapevolezza  luce, luce  il risultato di una certa energia; se non c energia non c luce.
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D. Il segreto di qualsiasi sviluppo di consapevolezza risiede nella conservazione e controllo dellenergia?
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R. No, non tutto il segreto, sebbene conservazione e aumento di energia siano importantissimi. Ma da soli non sono sufficienti; bisogna sapere come controllarli. Lenergia  laspetto meccanico della consapevolezza. Non possiamo cominciare con lidea di controllo. Al fine di controllare una piccola cosa dobbiamo conoscere lintera macchina. Prima dobbiamo arrestare lo spreco di energia; poi accaparrarcela mediante il ricordare noi stessi; infine, ordinare le cose. Non possiamo cominciare in maniera diversa.
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D. Lenergia pu essere immagazzinata?
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R. S, lenergia pu essere immagazzinata quando siete capaci di immagazzinarla. Ma allinizio il problema non  quello dellimmagazzinamento ma quello di non sprecarla. Avremo sufficiente energia per qualsiasi cosa desideriamo fare se non la sprecassimo in cose inutili. Per esempio, la ragione per cui siamo tanto formatori  che siamo troppo insensibili, non sentiamo abbastanza.
Pensiamo di sentire, ma  unillusione. E la ragione per cui sentiamo tanto poco  perch non abbiamo energia disponibile per il centro emotivo.
Abbiamo gi parlato delle perdite di energia, ma la peggiore di tutte  lespressione di emozioni negative. Se potete arrestare lespressione di emozioni negative, risparmierete energia e non ne sentirete mai la mancanza.
Possiamo soltanto sperare di divenire esseri consapevoli se usiamo nella maniera giusta lenergia che ora spendiamo in maniera sbagliata. La macchina pu produrre abbastanza energia, ma voi potete sprecarla arrabbiandovi o irritandovi o qualcosa del genere, e allora ve ne rimane assai poca.
Lorganismo normale produce energia pi che sufficiente non soltanto per tutti i centri ma anche per limmagazzinamento. La produzione va bene, la spesa  sbagliata. Queste perdite vanno studiate perch con determinati tipi di perdite non vale la pena di procedere finch queste non vengono arrestate, perch quanta pi energia uno accumula, tanta pi ne perde. Sarebbe come versare acqua in un setaccio.
Alcune emozioni negative producono esattamente tali perdite. In determinate situazioni alcune persone passano attraverso unintera gamma di emozioni negative talmente abituali che non se ne accorgono nemmeno. Queste possono occupare soltanto cinque minuti o cinque secondi, ma possono essere sufficienti a spendere tutta lenergia che il loro organismo ha prodotto in 24 ore.
Desidero attrarre in modo speciale la vostra attenzione sullidea di emozione negativa e sullo stato di emozione negativa. Questo  in realt il secondo punto; il primo si riferiva alla consapevolezza: che non siamo consapevoli e che possiamo divenir consapevoli.
 necessario rendersi conto che non esiste una sola emozione negativa utile, utile in qualsiasi senso. Le emozioni negative sono tutte segni di debolezza. Successivamente dobbiamo renderci  conto che possiamo lottare con esse; possono essere conquistate e distrutte perch non esiste un centro reale per loro.
Se avessero un centro reale, come le emozioni istintive, non ci sarebbe per noi una sola possibilit; rimarremmo per sempre in potere delle emozioni negative. Sicch  una fortuna per  noi che non abbiano un centro reale;  un centro artificiale quello che lavora e questo centro artificiale pu essere abolito. Quando ci  fatto ci sentiamo molto meglio per averlo fatto.
Persino il rendersi conto che ci  possibile  gi moltissimo, ma noi abbiamo parecchie convinzioni, pregiudizi, e persino principi sulle emozioni negative, perci  difficilissimo liberarsi dellidea che sono necessarie. Cercate di riflettere su ci e, se avete qualche domanda, vi risponder.
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D. Avete detto che non abbiamo emozioni positive?
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R. Non abbiamo emozioni positive; chiamiamo emozione positiva una emozione che non pu diventare negativa, e tutte le nostre emozioni, persino le migliori che possiamo avere nel nostro stato presente, possono diventare negative in qualsiasi momento. Inoltre, a causa del loro scopo, le nostre emozioni sono troppo piccole per le emozioni positive. Le emozioni positive includono moltissimo, mentre le nostre emozioni sono assai ristrette. Perci attualmente non abbiamo emozioni positive, ma soltanto emozioni negative.
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D. E se ci liberiamo delle emozioni negative?
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R. Allora possiamo avere emozioni positive.Alcune emozioni negative possono essere semplicemente distrutte, ma alcune altre possiamo eliminarle soltanto trasformandole in positive. Ci per  molto lontano da noi ora, attualmente non lo possiamo fare; ora possiamo soltanto preparare il terreno per ci, principalmente creando atteggiamenti giusti, perch il lavoro mentale viene per primo.
Creiamo atteggiamenti mentali giusti comprendendo che le emozioni negative non hanno alcuno scopo utile e ci rendiamo conto di quanto perdiamo consentendoci il piacere di averle. Allora forse avremo abbastanza energia per far qualcosa con essa.
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D. Fare qualcosa nei loro riguardi significa fermarle?
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R. Dobbiamo cominciare con la giusta comprensione, col giusto atteggiamento; finch pensiamo che le emozioni negative sono inevitabili, o addirittura utili per lespressione di noi stessi, o qualcosa del genere, non possiamo far nulla.  necessaria una certa lotta mentale per renderci conto che esse non hanno alcuna funzione utile nella nostra vita e che nondimeno tutta la vita  basata su loro.
Esistono parecchie cose strane in noi. In primo luogo ci sono cose che potrebbero essere  consapevoli e non lo sono; secondariamente, roviniamo la nostra vita con le emozioni negative alle quali la natura non ha nemmeno fornito un centro, sicch dobbiamo crearne uno artificialmente. Che cos meccanico? Ci che non  normale, ci che  innaturale,  meccanico al massimo.
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D. Si pu sempre distinguere unemozione negativa da una genuina?
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R. Si pu riconoscerla mediante lidentificazione, perch due cose sono sempre presenti nelle emozioni negative: identificazione e immaginazione negativa. Senza immaginazione negativa e identificazione non possono esistere emozioni negative.
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D. Quando state per avere una emozione negativa, quale una arrabbiatura, potete fermarla solamente col pensiero?
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R. No, ma potete preparare preventivamente il terreno. Se potete creare un atteggiamento giusto, allora dopo un po di tempo questo vi aiuter ad arrestare linizio delle emozioni negative. Quando ci siete in mezzo, non potete arrestarle;  gi troppo tardi. Non dovete lasciarvi trascinare dalla stizza; non dovete giustificarla.
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D. Da quanto dite mi sembra che voi presupponiate un io superiore agli altri che pu far ci.
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R. Non superiore; per alcuni io intellettuali sono liberi dal centro emozionale e possono vedere le cose imparzialmente. Possono dire: Ho avuto questemozione negativa durante tutta la mia vita. Ne ho ricavato un solo soldo? No. Ho soltanto pagato, pagato, pagato. Ci significa che essa  inutile.
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D. Abbiamo emozioni che non sono negative?
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R. Certamente, ma nemmeno positive. Esse non sono ancora negative ma possono trasformarsi in negative il momento dopo.
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D. Ma a me pare che esistono circostanze le quali semplicemente ci inducono ad avere emozioni negative!
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R. Questa  la nostra peggiore illusione. Crediamo che le emozioni negative siano prodotte dalle circostanze, mentre tutte le emozioni negative sono in noi, dentro di noi. Questo  un punto importantissimo.
Pensiamo sempre che le nostre emozioni negative siano prodotte per colpa di altra gente o per colpa delle circostanze. Pensiamo sempre cos. Le nostre emozioni negative sono in noi stessi e sono prodotte da noi stessi. Non esiste assolutamente una sola ragione inevitabile per cui lazione di qualcun altro o qualche circostanza debba produrre unemozione negativa in me.
 soltanto la mia debolezza. Nessuna emozione negativa pu essere prodotta da cause esteriori se noi non lo vogliamo. Abbiamo emozioni negative perch le permettiamo,le giustifichiamo,le spieghiamo con cause esterne, e in tal modo non lottiamo contro di esse.
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D. C una qualche ragione per cui siamo tanto ansiosi di tenercele? 
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R. Labitudine. Siamo troppo abituati ad esse; e non possiamo dormire senza di esse. Cosa farebbero tante persone senza emozioni negative? Questa abitudine  talmente forte che  necessario un lavoro speciale per liberarsene. Ma da principio il lavoro sulle emozioni negative  duplice: studiare e cercare di non esprimerle.
Il vero lavoro sulle emozioni negative viene pi tardi. Non potete studiarle se le esprimete. Se cercate di impedire di esprimerle, allora potete vederle e studiarle.
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D. Il cambiare i propri punti di vista non  un metodo per lottare contro di esse?
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R. Proprio cos, soltanto che non  sufficiente da solo. La vera lotta comincia con la lotta contro lidentificazione. Se distruggete lidentificazione, le emozioni negative si faranno pi deboli da sole. Ma, ovviamente,  anche necessarissimo il cambio dei propri punti di vista.
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D. Se ho ben compreso, avete detto che lottare contro le emozioni negative  inutile, ma che noi dobbiamo studiarle ed osservarle.  corretto?
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R. La lotta contro le emozioni negative richiede moltissimi sforzi; labitudine  troppo forte. Dapprima dovete semplicemente studiare e cercare di lottare contro le espressioni delle emozioni negative. Ora, se lottate contro unemozione, vi pu capitare invece di crearne due. Col tempo, indirettamente, si pu acquistare il dominio delle emozioni. Ma il primo passo  lo studio.
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D. Si possono avere emozioni negative ed essere in buona salute?
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R. La parola salute va presa in un senso pi vasto dal punto di vista del sistema. Non possiamo prenderla nel senso comune di manifestazioni fisiche  reale assenza di malattia fisica  in quanto una delle prime necessit della salute  il giusto lavoro dei centri. Le persone i cui centri funzionano male non sono sane. Lidea di salute va allargata, non va presa in maniera restrittiva.
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D. Per quanto riguarda il lavoro giusto dei centri, non vedo come si pu impedire che il centro emozionale interferisca col lavoro che cerchiamo di fare con quello intellettuale.
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R. Esso interferisce tutto il tempo. Non ci potete far nulla finch non avete vinto le emozioni negative e avete appreso a non identificarvi. Quando smetterete di identificarvi, le emozioni negative cesseranno di avere potere perch esse funzionano soltanto sulla base dellidentificazione.
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D. Quando provate unemozione spiacevole, perch  necessario non esprimerla?
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R.  la stessa cosa che in relazione ai discorsi inutili. Chiedetevi:  utile,  necessario esprimerla? Lidea  di creare resistenza, altrimenti non possiamo osservare. E questa creazione di resistenza  lintroduzione allo studio delle emozioni. Non possiamo scorgerle senza di essa.
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D. Perch accade che, se si cerca di resistergli, portano con s un completo arresto del pensiero?
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R. Mancanza di pratica. Al principio tutto si arresta.
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D. Se non si esprimono emozioni spiacevoli  bene frenarle?
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R. Provate. Non dovete credere a nulla. Se vi pare che  bene esprimerle, ne discuteremo. Allora vi dir che non potete controllare questa espressione e che, se osservate, vedrete che  meglio non esprimerla. Il problema : potete astenervi dallesprimerle? Parecchio tempo e parecchie altre cose sono necessarie al fine di non esprimere veramente emozioni spiacevoli.
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D. Come mai si ricava una sensazione di sollievo esprimendo rabbia o irritazione?
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R. C un verme in voi che vuole esprimere se stesso. Quando esso esprime se stesso voi provate sollievo, ma in questo modo esso diviene pi forte e ha sempre maggior controllo su voi. Quando vi rendete conto che nessun altro  responsabile della vostra irritazione, poco a poco comincerete a sentire in maniera diversa. Abbiamo molto maggior potere sulle espressioni delle emozioni negative di quanto pensiamo, e possiamo apprendere a non esprimerle. Persino nella vita ordinaria non esprimiamo sempre emozioni negative; in determinate condizioni sappiamo che ci potrebbe essere pericoloso. E, se possiamo controllare la loro espressione in certe condizioni, possiamo controllarla in qualsiasi condizione, se ci proviamo.
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D. Il trattenersi dallesprimere emozioni negative, comunemente chiamato sfogarsi, pu avere effetti dannosi?
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R. Non c pericolo. Non possiamo produrre un impedimento sufficientemente forte da danneggiarci.
Lo sfogarsi come sollievo  unillusione. Ci fa perdere energia. Lespressione di emozioni  negative  sempre meccanica, perci non pu mai essere utile. Mentre la resistenza ad essa  consapevole.
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D. Se non dobbiamo avere emozioni negative, ci abolir tutta la vita emozionale?
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R. Esattamente lopposto. Ora non abbiamo vita emozionale, ma soltanto unimitazione. Lidea  di avere una vita emotiva. Le reali possibilit di conoscenza stanno nel centro emotivo.
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D. Si subisce la stessa quantit di esaurimento sia controllando che non controllando. Cosa posso quindi guadagnare cercando di controllare lespressione di rabbia?
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R.  un assunto completamente errato quello che si tratti della stessa quantit di energia, perch il controllo accresce lenergia. Pu darsi che dobbiate spendere un certo ammontare di energia per controllare qualche emozione, ma il momento dopo, dato che non spendete energia in questa emozione inutile, il controllo aumenter la vostra energia. Questa  lazione chimica del controllo.
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D. La mia esperienza  che, sopprimendo lespressione di una emozione negativa, mi stanco.
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R. Potete stancarvi se sopprimete soltanto lespressione. Ma io non ho mai detto: Sopprimete. Ho detto: Non esprimete, trovate ragioni per non esprimere. La soppressione non pu mai essere daiuto, perch prima o poi le emozioni negative salteranno fuori. Se vi limitate a sopprimerle, mantenete lidentificazione ed eliminate soltanto lespressione esteriore.
 un problema di trovare le ragioni, di pensare correttamente, perch lespressione di emozioni negative  sempre basata su qualche tipo di pensiero erroneo.
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D. Vorrei ottenere maggior aiuto per il placcaggio delle emozioni negative.
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R. Questo deve essere uno sforzo vostro, e prima di tutto dovete studiare le vostre emozioni negative e classificarle. Dovete scoprire quali sono le emozioni negative che avete principalmente, perch vi vengono, cosa le porta, e cos di seguito. Dovete comprendere che il vostro unico controllo sulle emozioni  per mezzo della mente: ma esso non  immediato. Se pensate in maniera giusta per sei mesi, allora esso influenzer le emozioni negative. Se cominciate a pensare correttamente oggi, esso non cambier domani le vostre emozioni negative.
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D. Quando penso alle emozioni negative, comprendo molto chiaramente che esse stanno in noi stessi e tuttavia, subito dopo, continuo ad esprimerle. Ci accade semplicemente perch io non sono uno? 
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R. In primo luogo perch voi non siete uno e secondariamente perch non provate nella maniera giusta. Si tratta, come ho detto, di un lavoro lungo e questo non pu essere cambiato immediatamente. Se uno ha emozioni negative costanti, ricorrenti emozioni negative dello stesso tipo, egli cade sempre allo stesso punto.
Se osservasse meglio se stesso, egli saprebbe che questa sta per arrivare, o  arrivata, e se avesse pensato in maniera giusta preventivamente, potrebbe opporre qualche  resistenza.
Ma se uno non ha latteggiamento giusto, se non pensa correttamente, allora egli   indifeso, e lemozione negativa avviene di nuovo allo stesso tempo, nella stessa maniera. Questo  uno dei metodi per controllare le emozioni per mezzo del centro intellettuale.
Per gli  atteggiamenti vanno creati non al momento dellesplosione emotiva ma molto prima. Allora, poco a poco, le esplosioni emotive cadranno sotto il controllo dellintelletto. I pensieri possono essere pi permanenti.
Possiamo creare pensieri permanenti, atteggiamenti permanenti che a suo tempo agiranno sui sentimenti. Ma prima che ci possa divenir possibile occorre mettere una certa disciplina nelle nostre emozioni ed  necessario acquisire una certa conoscenza allo scopo di lavorare sulla mente emotiva.
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D. Ho osservato che quasi sempre non avverto alcuna emozione e non ho alcuna esperienza vivida.  sonno questo?
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R. In parte sonno, in parte  vivere nei centri motorio ed istintivo. In tal caso, proprio come avete detto, difficilmente abbiamo vivida esperienza.
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D. In alcuni casi le emozioni negative di paura appaiono utili, altrimenti la gente attraverserebbe sempre la strada senza guardare.
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R. Voi parlate di paura istintiva; la paura emotiva  diversa, essa  basata sullimmaginazione.
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D. Le emozioni negative hanno un effetto dannoso su altre funzioni?
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R. Dovete scoprirlo da voi. Per esempio, se siete agitati o irritati, o qualcosa del genere, osservate altre cose. Potete ricordar bene? Potete pensare bene, lavorare bene? Vedrete che tutte le vostre facolt sono diminuite. Questa osservazione da sola vi mostrer parecchie altre cose da osservare.
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D. Perch le emozioni negative sembrano influenzare tanto il funzionamento del centro istintivo?
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R. Le emozioni negative influenzano tutti i centri. I centri sono cos collegati che voi non potete avere una emozione negativa forte o violenta, e con laiuto dellidentificazione tutte diventano forti, senza influenzare tutti i centri.
Non potete avere unemozione negativa, e tuttavia fare bene qualche altra cosa, o persino pensare correttamente. Mangiate in maniera sbagliata, respirate in maniera sbagliata, camminate in maniera sbagliata, lavorate in maniera sbagliata: fate tutto in maniera sbagliata.
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D. Le emozioni negative sono un uso sbagliato del centro istintivo?
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R. No, ma tutte le emozioni hanno la loro origine nel centro istintivo. In un bambino i centri non sono divisi. Le emozioni negative sono create dal materiale preso dal centro istintivo.
Questo materiale appartiene legittimamente al centro istintivo ed  erroneamente preso in prestito da questo. Ci troviamo in uno stato assai strano, perch le emozioni positive non appartengono al nostro centro emozionale ordinario ma al centro emozionale superiore e le emozioni negative non appartengono al centro emozionale ordinario ma esistono in un centro artificiale.
Il centro emozionale prende materiale in prestito da quello istintivo, e, con la met negativa del centro istintivo e con laiuto di immaginazione e identificazione, esso crea emozioni negative. Distruggerle  un lavoro difficilissimo; ma dovete rendervi conto che, finch esistono emozioni negative nessuno sviluppo  possibile, perch sviluppo significa sviluppo di tutto quanto esiste nelluomo.
Le emozioni negative non si possono sviluppare; sarebbe veramente disastroso se lo potessero. Sicch, se uno sta cercando di creare consapevolezza, egli deve contemporaneamente lottare contro le emozioni negative, perch o ve le tenete o vi sviluppate: non potete avere tutte e due le cose assieme.
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D. Potrebbe essere un modo di controllare le emozioni negative cercar di comprendere perch una cosa  accaduta, comprendere causa ed effetto?
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R. Potrebbe esserlo in qualche caso particolare, ma attualmente non  questione di distruggere o controllare,  questione di studiare. Il pi forte metodo per controllare le emozioni negative  apprendere a non esprimerle. Dobbiamo quindi prima lottare contro lespressione delle emozioni negative e poi contro quelle emozioni con cui possiamo lottare. Quando abbiamo appreso a non esprimerle, parleremo del primo passo. Non potete controllare le emozioni negative finch queste hanno libera espressione. 
Vorrei comprendeste che impedire lespressione delle emozioni negative e lottare contro le stesse emozioni negative sono due pratiche completamente diverse. Viene prima il cercare di impedire lespressione.
Se esprimete unemozione negativa siete in suo potere, in quel momento non potete far nulla. Quando avrete appreso a non esprimerla, potrete cercare di non identificarvi, di creare un atteggiamento giusto, e di ricordare voi stessi.
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D. Io qualche volta riesco a non esprimere allinizio unemozione negativa, ma questa continua a tentare di venir fuori.
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R. Ci significa che avete arrestato soltanto la manifestazione esterna, e dovete cercare di arrestarne la causa. Non intendo lemozione stessa, ma la causa dellespressione. C differenza. Lemozione  una cosa, lespressione unaltra. Cercate di vedere la differenza.
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D. Il cercare di controllare le emozioni spiacevoli le elimina gradualmente?
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R. Certamente, perch parecchie di esse possono esistere soltanto quando non c controllo; appena comincia il controllo molte diventano facili da eliminare.
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D. Se il proprio addestramento precedente  stato tale che  naturale non esprimere emozioni spiacevoli,  esso ugualmente meccanico?
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R. Questa  una domanda accademica;  necessario verificare se siete in condizioni di farlo in tutte le circostanze. Uno pu essere allenato a non esprimere emozioni negative in determinate circostanze; ma in altre circostanze egli le esprimer.
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D. Il punto non sta nel non provare emozioni spiacevoli?
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R. Ci viene dopo,  un problema completamente separato. Ci arriverete mediante la non identificazione.
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D. Con quali mezzi si pu controllare donde provengano le emozioni spiacevoli, cosa le causa e come possiamo superare la nostra tendenza a ingannare noi stessi?  ci possibile soltanto per mezzo di una scuola?
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R. Attualmente non  importante apprendere donde esse provengano, ma  importante impedire la loro espressione. Parecchie cose sulle emozioni negative possono essere apprese in seguito. Per quanto riguarda ci che le causa, lidentificazione  la causa generale di tutte le emozioni negative. Non potete lottare contro di esse senza aiuto; parecchi ci hanno provato. Se vi rendete conto di quanto siano piccole le nostre possibilit, comprendereste che occorre avere ogni possibile aiuto per ottenere qualche risultato.
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D. Le emozioni negative debbono sempre essere meccaniche?
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R. Qual  lopposto di meccanico? Il consapevole. Chi avr emozioni negative consapevolmente? Quando si sa che  possibile abbandonarle, non si avranno pi. Perci indubbiamente esse sono meccaniche.
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D. Potreste dirci ancora qualcosa circa latteggiamento giusto come arma contro le emozioni negative? Esso significa qualcosa di pi della semplice identificazione?
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R. Certamente significa di pi; significa pensare giustamente su un soggetto preciso. Per esempio, quasi tutte le nostre emozioni negative personali sono basate sullaccusa; qualcun altro  colpevole. Se, col continuo pensare, ci rendiamo conto che nessuno pu essere colpevole contro di noi, che noi siamo la causa di tutto quanto ci accade, ci cambia le cose, certamente non di colpo, perch parecchie volte questa percezione arriver troppo tardi. Ma dopo un po di tempo, questo pensiero giusto, questa creazione di un atteggiamento o punto di vista giusto pu divenire un processo permanente; allora le emozioni negative non appariranno occasionalmente. Proprio perch  permanente questo processo del giusto pensare ha potere sulle emozioni negative: le coglie allinizio. 
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D. Mi accorgo che parecchio del mio tempo trascorre in uno stato negativo, non molto preciso, e non sembro essere capace di fare qualcosa a questo proposito.
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R. S, ma dovete rendervi conto che ci  generalmente collegato con qualche tipo di identificazione o immaginazione. Quando troverete diverse manifestazioni di questo stato negativo, potrete lottare contro di esse, perch questa lotta  nella mente. Voi potete rifiutare alcuni punti di vista e accettarne altri, e prestissimo ne vedrete la differenza. Ci  connesso con un problema grossissimo, perch da un punto di vista noi siamo talmente meccanici da non poter far nulla; ma da un altro punto di vista esistono varie cose che possiamo cominciare a fare.
Abbiamo in noi determinate possibilit, soltanto che non sappiamo usarle.  vero che non possiamo fare nulla nel senso che non possiamo cambiare ci che sentiamo in un dato momento, ma possiamo indurci a pensare su un argomento in un determinato momento.
Questo  il principio. Dobbiamo sapere ci che  possibile e cominciare da questo, perch allora la possibilit di fare qualcosa invece di lasciare che le cose accadano, aumenter gradualmente. Non ci rendiamo conto di quale enorme potere stia nel pensiero. Non intendo ci come una spiegazione filosofica del potere. Il potere sta nel fatto che, se noi pensiamo sempre giustamente su determinate cose, lo possiamo rendere permanente: esso si sviluppa in un atteggiamento permanente.
Potete provare una qualche inclinazione per manifestazioni emotive sbagliate di qualche genere. Proprio in quel momento non potete far nulla, avete educato in voi stessi la capacit per questo tipo di reazione mediante il pensiero sbagliato. Ma se cominciate dal pensiero giusto, allora dopo un po di tempo educherete in voi stessi la capacit a una reazione diversa.
Soltanto che questo metodo deve essere compreso, e questa comprensione deve essere davvero profonda. Potete applicare questo metodo a parecchie cose diverse. Questa  in realt lunica cosa che potete fare. Non potete fare niente altro.
Non esiste via diretta alla lotta con le manifestazioni negative perch non potete coglierle; e non esiste maniera di impedirle tranne che con lessere preparati ad esse preventivamente. Ma una transitoria percezione che esse sono sbagliate non sar di aiuto; essa deve essere assai profonda, altrimenti avrete un processo egualmente difficile nel preparare il terreno per altre manifestazioni.
Non vi rendete conto quanto perdiate a causa di queste manifestazioni spontanee di carattere negativo. Esse rendono impossibili tantissime cose.
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D. Anche se comincio a pensare giustamente trovo che limitazione comincia quando sento qualcuno che si lamenta e io mi metto a far lo stesso.
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R. Il fatto che voi cominciate col pensare giustamente non cambia nulla immediatamente.  necessario pensare giustamente per lungo tempo; poi verranno i risultati: non di colpo.  una faccenda di mesi o anni creare atteggiamenti giusti. Creando atteggiamenti giusti voi consolidate il fatto che avete realmente e seriamente deciso di non cedere il passo alle manifestazioni negative.
Non ci rendiamo conto di quanto perdiamo in questa maniera. Perdiamo esattamente ci che vogliamo ottenere. Ma prima di tutto dovete abbandonare labitudine di esprimere emozioni negative.
Questo  il motivo per cui, fin dalle primissime conferenze, allorch si  parlato dellosservazione di s, vi  stato spiegato che dovete apprendere a non esprimere emozioni negative.
Chiunque sa come non mostrare ci che sente; non intendo in casi eccezionali, ma in casi ordinari. Tutta la negativit  basata sullidentificazione, sullimmaginazione e su un aspetto particolare, precisamente il consentire a se stessi di esprimerla. Voi credete sempre di poter arrestarla e di conseguenza sentite che  perfettamente giusto mostrare ci che sentite.
Perci per prima cosa liberatevi di questa illusione. Potete arrestare la manifestazione di emozioni negative. Se dite non voglio farlo, vi creder; non se dite non posso.
Vi ho dato parecchi suggerimenti circa il lavoro sulle emozioni, quali lo studio, la lotta con lidentificazione, la lotta con lespressione di emozioni negative, il giusto pensare sulle emozioni negative.
Quattro pratiche. Se realmente usate tutto ci che vi  dato, prestissimo scorgerete risultati chiaramente percepibili. Il reale controllo del centro emotivo richiede ricordare se stessi, un nuovo stato di consapevolezza, perci  molto lontano; attualmente dobbiamo servirci di metodi ausiliari. Tra essi il pi importante allinizio  un giusto atteggiamento. 
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CAPITOLO 4.
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Lo studio dei metodi usati in questo sistema mediante i quali luomo pu arrivare a una consapevolezza superiore comincia con lo studio di un nuovo linguaggio. Questo linguaggio  basato su diversi principi che voi non conoscete ancora; ma procedendo nel vostro studio comincerete molto presto a comprenderli. Con questo linguaggio  possibile arrivare pi vicini alla verit,  possibile parlare con maggior precisione di quanto facciamo ora, e due persone che comprendono questo linguaggio non si fraintenderanno mai nelle cose semplici. Avete gi sentito alcune espressioni di questo linguaggio, quali ricordare se stessi, identificarsi, considerare e cos via.
 importantissimo comprendere le differenti divisioni che il sistema usa: esse sono parte di questo linguaggio. Luomo  una macchina complicatissima e pu essere studiato in divisioni. Nel linguaggio ordinario non usiamo queste divisioni, perci le persone non si comprendono tra loro. Cercate di intendere quanto sto dicendo perch  piuttosto difficile da esprimere. Se prendete una citt, potete comprendere che questa pu essere divisa in nord, sud, est e ovest; pu essere divisa in distretti e quartieri e poi suddivisa in diverse strade. Pu anche essere studiata dal punto di vista della sua popolazione, perch ha persone di nazionalit diverse, persone di professioni diverse, appartenenti a classi diverse e cos di seguito. Nessuna di queste divisioni coincider con unaltra, ciascuna va studiata separatamente.
Non potete fare una mappa generale che le includa tutte: dovete fare una serie di mappe diverse. Lo stesso  per luomo. Per esempio, vi ho gi dato alcune divisioni. La prima  la divisione in centri o funzioni, sicch ciascun uomo consiste in quattro uomini, ciascuno vivente la propria vita nello stesso uomo, con le sue associazioni, le sue simpatie e antipatie.
Poi vi ho mostrato la divisione in diversi io. Questa  una divisione utilissima: luomo non  uno solo, egli  plurale, una moltitudine, consistente di individui che non si conoscono a vicenda e che lottano tra loro. Questa divisione in parecchi io  stata integrata dai diversi ruoli che un uomo recita in diverse circostanze.
Poi c stata la divisione in conoscenza e essere: ci che un uomo sa e ci che egli . Vi ho anche dato la divisione delluomo in sette categorie: uomo n. 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7. Ora veniamo ad unaltra divisione, completamente diversa, non parallela ad alcuna delle altre: la divisione in essenza e personalit.
Essenza  ci che  innato in voi, personalit  ci che acquisite. Lessenza  vostra, la personalit non  vostra. Tutta la vita interiore delluomo, tutte le sue percezioni e reazioni sono divise in queste due parti. Esistono determinate cose che sono innate con voi, quali determinati tratti fisici, stato di salute, certi tipi di predisposizioni, inclinazioni, tendenze e cos di seguito. Esse appartengono allessenza.
Personalit  quanto acquisite nel corso della vostra vita: punti di vista, opinioni, parole.  pi facile comprendere la differenza tra essenza e personalit se trovate qualche esempio.
Sebbene le due siano sempre confuse nella vita,  pi facile distinguere personalit ed essenza in altri individui che in noi stessi, perch la personalit cambia spessissimo col cambiamento delle condizioni, mentre lessenza rimane la stessa. Questa divisione  assai importante da comprendere, perch parecchie cose di cui parleremo sulluomo si riferiscono allessenza, mentre altre si riferiscono alla personalit.
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D. Se essenza  ci con cui siamo nati, pu essere aumentata? Pu crescere?
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R. S, ma ci pu esser fatto solamente se la personalit diviene educata e cessa di premere sullessenza. La personalit  troppo pesante, troppo forte; essa circonda lessenza come un guscio, sicch niente la pu raggiungere direttamente, tutto deve passare attraverso la personalit. Lessenza non pu crescere in queste condizioni, ma se la personalit diviene pi trasparente, impressioni e influenze esterne penetreranno attraverso di essa e raggiungeranno lessenza; allora lessenza comincer a crescere.
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D. Quindi una forte personalit impedisce alle impressioni di arrivare alla nostra essenza?
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R. S, ma cosa significa una forte personalit? Significa una forte influenza di ci che non vi  proprio, di ci che avete acquisito: parole di altre persone, teorie e punti di vista di altri. Queste possono formare una crosta cos spessa attorno allessenza che nulla pu penetrarla e raggiungervi, raggiungere ci che voi siete.
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D.  possibile rompere questo guscio o distruggerlo?
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R. Prima di distruggere il guscio della personalit, o di romperlo,  necessario preparare altre difese. Se per una qualsiasi ragione questo guscio cade, gli individui si trovano senza alcuna difesa contro parecchie influenze difficilissime che essi non possono controllare. La personalit vi protegge da determinate influenze lontane; se la indebolite, cadrete sotto parecchie influenze che non vi potevano raggiungere prima, sicch avrete ancor minor controllo di quanto ne avete ora. Ma esistono parecchie cose che noi potremmo controllare e che ora non controlliamo. Questa  la giusta maniera di pensare a ci.
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D. Ci potete dare un esempio di queste influenze?
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R. Un esempio semplice potrebbe essere quello dei cambiamenti atmosferici o dei cambiamenti di stagioni: essi influenzano moltissimo lessenza, e se uno  circondato di personalit, egli ne  meno influenzato. Il cambiamento di stagione  una faccenda molto seria per gli individui la cui essenza  pi aperta alle influenze. Vi d questo semplicemente come un esempio delle cose che la gente non prende in considerazione e di cui non ha alcuna idea.
Esistono parecchie altre cose; per esempio, vecchi libri di magia mettono in guardia la gente su quanto ci sia pericoloso e come uno debba essere preventivamente preparato; e in parecchi casi essi hanno ragione perch la scoperchiatura dellessenza pu essere un bene, ma pu essere accompagnata da parecchi pericoli. La personalit  creata su parecchie basi sbagliate, ma  anche un certo tipo di difesa.
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D.  possibile per noi trascorrere la vita senza mai osservare lessenza?
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R. Dipende se ci  nel lavoro di scuola o no. Nella vita ordinaria noi non sappiamo nemmeno dellesistenza di questi due principi. Nello studio di noi stessi ci viene detto di questa divisione, ma essenza e personalit sono cos mischiate che per lungo tempo questa divisione rimane teorica, in quanto  impossibile dire qual  questa e qual  quella, tranne che in casi estremi. Poi, andando avanti nel lavoro, si comincia gradualmente a vedere che una cosa  pi radicata, va pi in profondit, laltra meno. In questo modo, poco a poco, si pu vedere lessenza. Tutte le qualit permanenti, o pi permanenti, debbono dipendere dallessenza.
Allorch la personalit  educata e si fa meno pesante, parecchie qualit passano nellessenza e divengono permanenti. In questo modo si sviluppa lessenza. Nella personalit le cose saltano fuori e scompaiono, ma ci che passa nellessenza rimane.
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D. Lessenza  pi o meno la stessa cosa dellessere?
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R. Non si pu impostare il problema in questa maniera. Essere  vita,  un processo. Essenza  un oggetto.
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D. In un bambino lessenza  pi sviluppata della personalit?
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R. In et giovanissima lessenza pu essere pi forte della personalit, ma entrambe sono sottosviluppate. Inoltre esistono bambini diversi e circostanze diverse.
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D. Come possiamo lottare contro la personalit?
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R. Non  questione di lottare ma soltanto di controllare ed educare. La personalit non deve avere eccessiva libert. Deve essere educata in una certa maniera, agire secondo determinati principi, lavorare in una certa direzione. Attualmente la nostra personalit  interamente sbagliata. C troppa menzogna, troppo inganno di noi stessi, immaginazione, emozioni negative.
Tutte queste cose vanno corrette; soltanto allora la macchina potr funzionare come dovrebbe.
Dobbiamo lavorare attraverso la personalit; per lungo tempo lessenza non pu avere significato pratico per noi. Se cominciamo a lavorare su di essa consapevolmente, certe cose influenzeranno lessenza, ma non immediatamente.
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D. Possiamo fare quel che ci pare con la personalit?
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R. Se lavorate, se studiate, gradualmente la cambierete e il vostro lavoro sulla personalit si rifletter sullessenza. O voi controllate la personalit, o la personalit  controllata da migliaia di diversi io, ciascuno dei quali ha le proprie idee, le proprie visioni e desideri. Dobbiamo renderci conto quale enorme lavoro sia quello dellacquisire unit quando, cos come siamo ora, una parte decide di lavorare ed unaltra non ne sa nulla o non  daccordo. Quando avete educato la vostra personalit, quando  divenuta obbediente al vostro scopo e comincia a servirlo, allora essa  utile e giusta. Ma se avete uno scopo in una determinata parte di voi e la vostra personalit lavora contro questo scopo, allora, naturalmente, essa non  giusta.
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D.  stato detto che c del buono sia nella personalit che nellessenza, ma io non posso trovare in ci niente di utile per il mio scopo finale.
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R. Cosa intendete quando dite che non c del buono nella personalit? Anche se voi osservate e scoprite cose riguardanti voi stessi, ci  buono. Anche questo sta nella personalit. La parte che desidera conoscere, lavorare, cambiare,  parte della personalit. Ci possono essere parecchie cose sbagliate nella nostra personalit e queste debbono essere studiate ed eliminate. La personalit va sviluppata con lo studio e con la diminuzione di funzioni inutili.
Mediante ci, essa si fa migliore e pi pulita. In condizioni di scuola lessenza deve essere pi importante della personalit, e se la personalit la domina troppo, lo sviluppo diviene impossibile, in quanto il vero sviluppo  nellessenza, e se la personalit la sovrasta troppo pesantemente, lessenza non pu respirare. Ma anche la personalit  importantissima.
La possibilit di cambiamento  veramente complicatissima, perch consiste in parecchie cose. Ci deve essere una certa qualit nellessenza, perch se questa qualit non esiste, nulla  possibile; ci deve essere determinato materiale, determinate acquisizioni nella personalit, e ci deve essere un certo tipo di circostanze.
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D. La personalit deve consentirsi di essere seconda? Essa cede il passo spontaneamente? 
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R. Non cede il passo, si fa diversa. Se opprime lessenza, essa  anormale. Nel nostro stato presente la nostra personalit  patologica, ammalata. Col lavoro essa semplicemente diviene sana.
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D. Non comprendo come la personalit possa influenzare lessenza se lessenza  ci con cui siamo nati.
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R. Prendete il centro intellettuale. I suoi contenuti non sono nati con noi: pensieri, idee, convinzioni, opinioni, sono tutti acquisiti. Circa come la personalit possa influenzare lessenza, supponete che nella vostra personalit arriviate ad una determinata conclusione, e che mediante losservazione scopriate che voi stessi avete qualche abitudine essenziale, per esempio, qualche tipo di emozione spiacevole che sempre appare in determinate circostanze.
Voi vi rendete conto che questa non  utile in alcun senso, spreca energia e rende pi difficile la vostra vita. Come potete lottare contro di essa? Scoprite che questo stato negativo si nutre di giustificazione di voi stessi, che nel vostro abituale stato ordinario la giustificate sempre e ritenete che sia colpa di qualche altro, o dite che non intendevate ci, o che la gente non vi comprende, o qualcosa del genere. Ci le consente di esistere.
Se voi mutate il vostro punto di vista, se cessate di giustificarla e invece create in voi stessi unidea permanente che questa emozione  sbagliata, che non  giustificabile, allora questo punto di vista pu in seguito divenire permanente.
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D. Leredit ha una qualche influenza sullessenza?
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R. Leredit praticamente non esiste nelluomo. Le qualit sbagliate possono essere ereditarie, mentre le buone qualit non possono essere ereditate. Gli animali si trovano sotto leggi diverse da quelle delluomo; in essi qualit buone e cattive sono egualmente trasmesse, ma nelluomo ci che pu essere trasmesso, fatta eccezione per le qualit fisiche, sono soltanto caratteristiche degenerative, altrimenti non c nulla da trasmettere. I tratti fisici possono essere ereditati, ma non caratteristiche quali la consapevolezza di s. Lessenza non pu essere ereditata.
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D. La tendenza allemozione negativa sta nellessenza o  interamente acquisita nella personalit?
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R. Ci pu essere una tendenza anche nellessenza: una certa disposizione per essa; ma possiamo assumere che tutto si riferisce alla personalit, perch se esistesse una tendenza veramente forte per lemozione negativa nellessenza, ci significherebbe quasi follia.
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D. Se ci sono difetti nellessenza, possono essere alterati?
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R. S, ma come ho detto, prima deve cambiare la personalit; lessenza non cambia cos facilmente. Mutare le caratteristiche nellessenza  lavoro difficilissimo; richiede conoscenza e sufficiente energia, invece noi siamo deboli e non abbiamo conoscenza. Viene fatto soltanto quando  necessario e soltanto con laiuto di metodi di scuola. Supponete che uno abbia unessenza pigra e che si voglia destare: egli pu cambiarla dopo un lungo periodo di studio di s, ma deve avere aiuto, aiuto della scuola. Perci  una fortuna per noi che il lavoro sullessenza venga come secondo, che dobbiamo cominciare col lavoro sulla personalit.
Ma lavorando sulla personalit, gi in una certa misura lavoriamo sullessenza. Sonno, risveglio, coscienza: non si riferiscono tutti alla personalit ma allessenza. Sicch in realt voi lavorate sullessenza proprio fin dal principio e la personalit, mutando, produrr una certa pressione sullessenza e cambier anche questa.
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D. Si nasce sempre con lessenza?
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R. S, ma spesso lessenza rimane sottosviluppata, al livello di un bambino piccolo.
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D. Lessenza  la parte credibile di noi?
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R. Anche nella personalit esistono cose credibili e non credibili. Per esempio limmaginazione non  credibile. Immaginare di poter nuotare, quando non si pu, e conoscenza della tavola pitagorica sono entrambe nella personalit; questa  credibile, laltra no.
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D. Il livello dellessere dipende dalla crescita dellessenza? 
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R. Certamente, e questa  la relazione tra loro. Soltanto che non potete valutare lessere in quel modo, perch la divisione in essenza e personalit  attualmente meramente teorica. Ma  utile ricordare che questi due principi sono in voi perch, come ho detto, se non conoscete questa divisione ci vi impedir di comprendere determinate altre cose che udrete. Una cosa di cui dovrete rendervi conto circa essenza e personalit  che lessenza  una sola, mentre la personalit consiste in vari gruppi di io.
Possiamo dire perci che non abbiamo una sola personalit, ma una personalit al plurale, in quanto in una persona ci sono cinque o sei, a volte dieci, personalit. Il centro magnetico, ad esempio, sta anchesso nella personalit, perch non siamo nati con esso:  creato nella vita.
 un gruppo di io che, in determinata misura, pu controllare altri gruppi di io. Alcune di queste personalit sono giuste, ma altre intralceranno sempre il vostro cammino e dovranno essere controllate o eliminate.
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D. Quale lavoro si pu fare sulla personalit?
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R. Si pu controllarla con la mente.  tutto quanto ci si pu aspettare. Nella vostra mente voi formulate il vostro io e la vostra personalit deve lavorare in accordo con il vostro scopo.
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D. A cosa  dovuto il desiderio di destarsi? Sta nellessenza?
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R. Questo  connesso col centro magnetico. Ricorderete che nella prima conferenza ho parlato del centro magnetico e delle diverse influenze sotto cui vive luomo. Ci ci conduce al problema del perch alcuni individui hanno interesse in queste idee, mentre altri non lhanno; cosa crea questo desiderio di conoscere, lenergia di cercare; perch individui che vivono in condizioni simili siano cos diversi, perch una persona  soddisfatta di teorie e luoghi comuni prefabbricati, mentre unaltra vuol trovare la verit da s.
Cosa spiega questa differenza nelle persone in relazione a idee nuove, perch alcuni individui si imbattono nella possibilit di acquisire nuova conoscenza e questa non li interessa, mentre ad altri essa pu mutare lintero corso della vita? Gli individui arrivano a queste e a simili idee per strade diverse. Alcuni comprendono qualcosa, altri le prendono a un livello ordinario.
La causa di questa differenza  che luomo vive nella vita meccanica sotto due tipi di influenze. Cosa significa ci? Ci  connesso con lidea spiegata al principio che luomo  una macchina controllata da influenze esterne, da cose che lo circondano. Egli pu essere ricettivo a un tipo di influenze e non ricettivo ad un altro. La maggior parte di queste influenze  creata nella vita stessa da individui come lui stesso.
Ma tra loro, confuse tra loro, esistono altre influenze che non sono create nella vita ma provengono da una sorgente diversa, da persone di mente superiore. Esse vengono sotto forma di religioni, scienza, sistemi filosofici, dottrine esoteriche, arte, ogni genere di insegnamento, e cos di seguito. Non possono essere distinte esteriormente dalle influenze del primo tipo, perci dipende dalluomo se egli discrimina tra loro o no.
Luomo pu vivere solamente sotto influenze A, influenze cio del primo tipo, e ignorare le influenze B, non essere interessato in esse. Ma se egli  interessato in queste influenze del secondo tipo e le ha assorbite in quantit sufficiente, avviene in lui un certo processo. I risultati di queste influenze B, il ricordo di esse, si riuniscono separatamente in un compartimento speciale e formano ci che  chiamato un centro magnetico. Il centro magnetico  una combinazione di determinati interessi e associazioni emotive che lo indirizza in una direzione precisa.  un certo ciclo di idee e un certo ciclo di emozioni. Questa  lorigine dellinteresse in questo tipo di idee. 
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D. Se siamo soltanto macchine, dobbiamo concludere che voi state cercando di condurre noi, macchine, in una determinata direzione desiderabile, o invece siamo capaci di discriminare tra vero e falso? Se  cos, con quale facolt?
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R. Col centro magnetico. Gli uomini sono macchine, non c ombra di dubbio; soltanto che non sono esattamente le stesse macchine di un motore o qualcosa del genere. Avete gi udito che luomo pu vivere in quattro stati di consapevolezza, ma che nella vita ordinaria vive soltanto in due. Questi altri due stati di consapevolezza possono essere sviluppati nelluomo, ma non si possono sviluppare da soli, devono essere sviluppati mediante conoscenza e sforzo. E la facolt che aiuta luomo a comprendere e discriminare  il centro magnetico.
Stiamo ora parlando delluomo prima che egli si imbatta in una scuola. Egli vive nella vita in condizioni ordinarie.
Le condizioni possono essere assai differenti, ma, in qualsiasi condizione, egli vive sotto i due tipi di influenze di cui vi stavo parlando. Cosa sono le influenze A? Ogni interesse della vita, la lotta per lesistenza, desideri, eccitamenti, possedimenti, ricchezze, divertimenti e cos via. Vengono create senza intenzione e sono meccaniche sia nellorigine che nella loro azione. Ci nonostante luomo vive anche sotto influenze originariamente create in scuole ma gettate nel generale ciclo della vita.
Queste influenze B sono per cos dire una vita a parte. Esse sono progettate per un certo scopo, per servire come luci sulla strada. Il resto dipende dalluomo stesso. Tutti i suoi interessi possono concentrarsi solamente sulle influenze del primo tipo, o parte di lui pu rimanere interessata nelle influenze create nella vita, mentre unaltra parte pu essere interessata in questaltro tipo di influenze.
Se un uomo le nota e le studia, esse possono accumularsi in lui. Il ricordo di questi interessi pu accumularsi in lui fin dai primissimi anni di et e formare un certo gruppo di io dai numerosi io che sono in lui. Dopo un po di tempo questo gruppo di io, o centro magnetico, comincia a controllare e a determinare la sua direzione generale nella vita, e il corso dei suoi interessi, o di una parte dei suoi interessi.
Centro magnetico significa cercare cose precise ed essere al livello di certe cose. Ma se luomo non nota queste influenze, esse non avranno effetto. Questa  la ragione per cui gli individui sono tanto diversi. Una persona pu essere intellettualissima, pu aver studiato filosofia, arte, ecc., e tuttavia non avere alcuna opportunit se non ha centro magnetico. Se essa entra in contatto con una scuola, se ne accorger. Un altro uomo pu essere insufficientemente educato, pu non aver letto molto, pu non sapere tante parole, tuttavia se egli si imbatte in una scuola pu divenirne immediatamente interessato.
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D. Cosa ci fa diversi in questo senso?
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R.  una combinazione di ci con cui siamo nati e di circostanze esteriori che ci fa cos come siamo;  tutto meccanico, tutto ricade sotto la legge dellaccidente.  inutile negare che gli individui sono nati diversi; ma ci non possiamo cambiarlo, perlomeno al principio. Dobbiamo accettare come certo che gli individui hanno capacit diverse, ma non per destarsi; qui  dove la gente commette un errore. Il destarsi non dipende da ci che  nato, dipende dal centro magnetico, e il centro magnetico dipende da ci in cui uno  interessato.
Una persona  interessata in una cosa e unaltra in unaltra, ma non sappiamo da cosa ci dipenda e non ci sar di aiuto indagare su questa faccenda in quanto sarebbero soltanto teorie. Nel nostro stato di consapevolezza possiamo sapere soltanto alcune cose e dobbiamo concentrarci sulle cose che possiamo sapere senza perder tempo sulle cose che non possiamo sapere.
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D. Il nostro centro magnetico dipende in larga misura da cause meccaniche?
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R. Non proprio. Come ho detto, esso  una certa combinazione di interessi, e non soltanto di interessi ma anche di idee che luomo ha acquisito, di una certa conoscenza, di una certa comprensione. Tutto ci entra nel centro magnetico. Esso  meccanico come ogni altra cosa, ma le influenze B sono di natura diversa, anche se da principio arrivano meccanicamente. Ci non  importante. Il punto importante  se c interesse nelle influenze B o no. Questo  come dalla meccanicit venga la lotta contro la meccanicit.
Il centro magnetico aiuta luomo a vedere, comprendere e distinguere determinate cose. Un uomo non pu apprezzare la differenza fra le idee, non pu dire quale  migliore e quale peggiore, quale vada bene per lui, quale no, senza laiuto del centro magnetico. Laccumulo di conoscenza non aiuta a creare un centro magnetico; centro magnetico  buon gusto, con il cui aiuto un uomo pu avere una nuova valutazione delle idee in cui si imbatte. In questo corso della vita, il problema sta nel distinguere i due tipi di influenze, nel sentire la differenza tra loro.
Se un uomo non la sente, se prende le influenze B nella stessa maniera delle influenze A, allora esse producono lo stesso effetto e non si forma il centro magnetico. Esistono poi parecchi pericoli, perch alcune di queste idee che formano il secondo tipo di influenze sono talmente falsate da poter formare un centro magnetico sbagliato.
Il centro magnetico deve essere assai uniforme e assai sano per portare da qualche parte, altrimenti  soltanto un peso e nullaltro.
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D. Come si fa a sapere se si  sotto le influenze B?
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R. Le influenze B stanno sempre l. Esse provengono originalmente dal cerchio interno della vita, da quella parte della vita che si  liberata dalla legge della meccanicit, ma esse possono passare attraverso parecchi piani prima di arrivare alluomo e possono essere talmente falsate e talmente camuffate che  difficile riconoscerle, proprio come  difficile riconoscere idee di origine esoterica che ci vengono sotto forma di leggende o miti, o persino di superstizione o cose del genere.
A volte hanno unorigine esoterica e allora sono influenze B.
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D. Suppongo che uno immagini soltanto di star lavorando sotto influenze B?
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R. Egli non lo sa e non lavora sotto influenze B. Egli pu essere interessato nelle influenze B soltanto per il proprio vantaggio personale, per la professione, la fama o qualcosa del genere; allora egli perde ogni utile che pu ricavare da loro. Ma se un uomo le stima per se stesse, non egoisticamente, non soltanto per il proprio guadagno, se  interessato nel loro significato, allora pu ricevere qualcosa da esse. Le definizioni sono assai difficili e nella maggior parte sbagliate, in quanto il nostro linguaggio ordinario ha tante associazioni diverse che a volte una definizione pi precisa toglie la possibilit di comprendere.
Per esempio, potreste dire (sebbene io non garantisca che sar sempre giusto) che la principale caratteristica dellinfluenza A sia quella di essere sempre egoistica, mentre linfluenza B  altruistica. Ma gli individui comprendono queste parole in maniera tanto diversa che esse no nsignificano molto. Potete anche dire che le influenze A necessitano identificazione e le influenze B possono esistere senza identificazione e che, se c identificazione con le influenze B, ci le deteriora.
In realt, pi c identificazione con le influenze B, pi queste divengono influenze A. Ma tutto ci non basta a spiegare la differenza tra loro.
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D. La totale immersione nelle influenze B e il completo rifiuto delle influenze A  un corretto atteggiamento verso la vita? Possiamo fare completamente a meno delle influenze A?
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R. Perch dovremmo? Le influenze A possono essere interessi affatto legittimi nella vita. Se non sparite in esse, sono del tutto innocue. Bisogna accettare tutto ci che capita, soltanto non identificarsi. Le influenze A non sono pericolose in s, soltanto lidentificazione  pericolosa. Sicch non  questione di farne a meno, c soltanto il problema di avere qualche interesse nelle influenze B, di non essere interamente sotto il potere delle influenze A.
Se le persone hanno un interesse in queste influenze B, esse hanno un centro magnetico; altrimenti non hanno centro magnetico. Dopo qualche tempo, con laiuto del centro magnetico, un uomo pu trovare una scuola, o se le capita vicino, la pu riconoscere. Ma se non ha centro magnetico, non la noter, o non ne sar interessato. E se egli simbatte in una scuola o in un uomo che trasmette un altro tipo di influenza, linfluenza C, il centro magnetico laiuta a riconoscere questa nuova influenza e ad assorbirla.
Se egli non ha prima assorbito sufficienti influenze B, e quindi non ha centro magnetico, o se il suo centro magnetico  sbagliato o troppo debole, egli non riconoscer linfluenza C.
Oppure gli potr capitare di imbattersi in una scuola sbagliata, di riceverne istruzioni sbagliate, e invece di divenir migliore, divenir peggiore; invece di acquistare, perdere.
Linfluenza C differisce dallinfluenza B in quanto  consapevole, invece di essere accidentale, sia nellorigine che nella sua azione, mentre le influenze B sono consapevoli nella loro origine ma accidentali o meccaniche nella loro azione. Linfluenza C  influenza di scuola.
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D. Bisogna essere adulti per riconoscere linfluenza C?
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R. Non esiste una regola generale riguardante let, ma  necessario avere sufficiente esperienza, sufficienti tentazioni dalle influenze A e tempo sufficiente per accumulare le influenze B. Altrimenti linfluenza C servir come influenza B; in altre parole, essa far il lavoro di uno strumento pi semplice e non avr tutto il suo valore. Allorch le persone hanno tentato con i mezzi ordinari, e si sono rese conto che questi non le soddisfano, non gli danno ci che desiderano, esse stimano le influenze C. Ma se queste vengono prima di ci, esse prendono le influenze C allo stesso livello delle altre influenze e le influenze C perdono il loro potere. Comprendere ci  importantissimo. 
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D. Allorch si riconosce linfluenza C questa deve essere necessariamente quella adatta a noi?
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R. No, assolutamente no, voi potete essere giusti o sbagliati, ci dipende dal vostro centro magnetico. Se il centro magnetico  giusto, siete destinati a riconoscere le cose giuste; se esso  sbagliato, potrete trovare una scuola completamente sbagliata. Ci accade ogni giorno. Perch esistono tante scuole sbagliate che sono completamente senza basi, senza alcun materiale di sorta?
Perch la gente ha un centro magnetico sbagliato. Si pu dare il caso, per esempio, che un uomo con un centro magnetico formato erroneamente si pu imbattere in una scuola che pretende di essere connessa con lesoterismo, mentre in realt non esiste tale connessione. In questo caso le influenze che avrebbero dovuto essere influenze del terzo tipo divengono influenze del primo tipo: che, cio, non portano da nessuna parte.
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D. Non c un modo per poterlo scoprire?
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R. Soltanto con i risultati. Ma anche se gli individui hanno risultati sbagliati, se hanno un centro magnetico sbagliato, essi si persuadono che i risultati sono buoni. Uno pu ingannare se stesso su ogni cosa. In termini generali, ci sono pochissime probabilit di trovare una scuola giusta e parecchie probabilit di trovare scuole sbagliate, in quanto una scuola deve avere influenze C, cio idee che vengono direttamente da na mente superiore.
Cosa significa direttamente? Significa non proveniente da libri, non proveniente dallapprendimento ordinario accessibile a chiunque. Queste idee debbono venire da unaltra scuola, e a quella scuola a sua volta da unaltra scuola, e cos di seguito, fino a che si arriva alla fonte originale. Se non ci sono idee di quel tipo si tratta di una scuola imitazione.
Ci non significa che una scuola debba essere connessa direttamente con la fonte, ma deve in una certa epoca aver ricevuto questo tipo di idee: allora si pu lavorare su esse. Ma se non ha idee diverse dalle idee ordinarie, non  una scuola; nel migliore dei casi  una scuola a livello delle influenze B, cio una scuola filosofica o scientifica.
Pu essere chiamata scuola soltanto se, suo tramite, si  capaci di trovare la direzione per divenire uomo n. 4 (anche se non c alcuna garanzia di poterci arrivare). Perci, attraverso la scuola potete trovare la direzione giusta soltanto se avete un giusto tipo di scuola. Se vi imbattete in un tipo sbagliato di scuola perdete ci che potete apprendere da soli.
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D. Cosa accade del centro magnetico quando si  arrivati a una scuola?
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R. Possiamo dire che esso diviene quella parte delluomo che  interessata nel lavoro di scuola. Esso vive sulle influenze B, ma ora riceve materiale migliore, conoscenza pi concentrata di prima. Inoltre, parecchie delle cose che luomo ha imparato prima possono essergli utili quando egli si  aggregato alla scuola, specialmente dopo aver gettato via tutto ci che  inutile.
Nella vita ordinaria luomo non sa ci che deve imparare e ci che deve scartare. Ad esempio, parecchie cose in cui gli individui credono non hanno significato, ma un uomo spesso pu non accorgersene e prendere tutto allo stesso livello: sia le cose che hanno significato come quelle che non lhanno.
Ma studiando se stesso secondo i metodi della scuola egli apprende a riconoscere valori  immaginari in se stesso e, tramite ci, a scoprire valori immaginari fuori da se stesso. Poi, molto pi tardi, dopo molto lavoro, il gruppo degli io, o la personalit che era il centro magnetico, si sviluppa nel maggiordomo interinale. Allorch il centro magnetico  giusto, e un uomo simbatte nella vera influenza C, questa comincia ad agire sul centro magnetico. A questo punto, luomo diviene libero dalla legge dellaccidente. Pi grande  il centro magnetico e pi luomo  libero dalla legge dellaccidente. Ci significa che egli diviene libero da questa legge soltanto nel punto per il cui tramite egli  connesso con linfluenza C. 
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D. Avete detto che il centro magnetico, dopo averci messo in contatto col sistema, diviene maggiordomo interinale;  questi il seme di un io permanente?
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R. Quello che era il centro magnetico prima che incontraste il lavoro pu in seguito divenire maggiordomo interinale, il che significa una personalit che conquista altre personalit e le guida: ma ci non viene immediatamente.
Il maggiordomo interinale  molto superiore al centro magnetico. Il centro magnetico si forma dalle influenze B, mentre il maggiordomo interinale  formato dai propri sforzi. Il centro magnetico  il seme, il germe del maggiordomo interinale.
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D. Cosa significa legge dellaccidente?
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R. La vita delluomo-macchina, delluomo che non pu fare, che non ha volont o scelta,  controllata dallaccidente, perch le cose nellavita ordinaria accadono meccanicamente,  accidentalmente; in esse non c ragione. E, proprio come la vita esterna delluomo  controllata da influenze esterne accidentali, cos la sua vita interiore  anchessa controllata da influenze sia interne che esterne che sono ugualmente accidentali.
Comprenderete ci se vi rendete conto di cosa significa che luomo  addormentato, che egli non pu fare, non pu ricordare se stesso; quando pensate al costante flusso inconsapevole di pensieri nelluomo, ai sogni ad occhi aperti, allidentificarsi e al considerare, alle conversazioni mentali che avvengono in lui, alla sua costante deviazione verso la linea di minor resistenza. La gente crede che gli accidenti siano rari, ma in realt la maggior parte delle cose che le accade  accidentale.
Cosa significa accidente? Significa una combinazione di circostanze che non  dipendente dalla volont delluomo stesso n dalla volont di unaltra persona, n dal fato (come invece per esempio  il caso della nascita e delleducazione), n dalle azioni precedenti delluomo stesso.
Un accidente avviene quando due linee di eventi sincrociano. Supponete che un uomo stia sotto il tetto di una casa, per ripararsi dalla pioggia, e un mattone cada colpendolo sulla testa. Questo sarebbe un accidente. Ci sono due linee separate di causa ed effetto.
Prendete la linea dei movimenti delluomo e il fatto che gli  capitato di fermarsi sotto il  tetto di quella particolare casa; ogni piccola cosa in ci aveva una causa, ma il mattone non entrava in questa linea di causa ed effetto. Supponete che il mattone sia stato sistemato con negligenza, e che la pioggia labbia allentato, e a un certo momento sia caduto.
Non c nulla nella vita delluomo o nella vita del mattone che le connetta. Le due linee di causa ed effetto si incontrano accidentalmente.
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D. Se gli accidenti tengono in mano le fila, cos che fa gli accidenti?
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R. Altri accidenti. Nessuno fa gli accidenti; interpretate ci in una maniera ordinaria, semplice. Nella vita umana le cose accadono in base a tre leggi: 1. La legge dellaccidente, quando un evento accade senza alcun rapporto con la linea degli eventi da noi osservati. 2. La legge del fato. Il fato si riferisce solamente alle cose con cui luomo  nato: genitori, fratelli, sorelle, capacit fisiche, salute e cose del genere. Si riferisce anche alla nascita e alla morte.
Qualche volta le cose possono accadere nella nostra vita sotto la legge del fato, e a volte sono cose importantissime, ma ci  molto raro. 3. La legge della volont. La volont ha due significati: la volont nostra, o quella di qualcun altro. Non possiamo parlare della nostra volont in quanto, cos come siamo, non ne abbiamo affatto. Per quanto riguarda la volont di unaltra persona, agli effetti della classificazione, ogni azione intenzionale di unaltra persona pu essere chiamata il risultato della volont di unaltra persona.
Studiando la vita umana appare chiaro che queste definizioni non sono sufficienti. Diviene necessario introdurre tra accidente e fato la legge di causa ed effetto che controlla una certa parte di eventi nella vita delluomo, affinch la differenza tra eventi controllati dallaccidente, nello stretto significato della parola, e gli eventi risultanti da causa ed effetto divenga abbondantemente chiara.
Da questo punto di vista scorgiamo una notevole differenza tra gli individui nella vita ordinaria. Esistono individui nella cui vita gli eventi importanti sono il risultato di  accidenti. Ed esistono altri individui nel cui caso gli eventi importanti della loro vita sono sempre il risultato delle loro azioni precedenti, dipendono cio da causa ed effetto.
Lulteriore osservazione mostra che il primo tipo di individui, quelli che dipendono dallaccidente, non si avvicinano mai al lavoro di scuola, o se ci arrivano, lo abbandonano prestissimo, in quanto un accidente li pu condurre l e altrettanto facilmente un altro accidente li pu portar via.
Possono arrivare al lavoro soltanto quegli individui la cui vita  controllata dalla legge di causa ed effetto, quelli cio che si sono liberati in misura notevole dalla legge dellaccidente e che non sono mai stati interamente sotto questa legge.
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D. Avete detto che luomo  una macchina mossa da influenze esterne. A che punto allora interviene il controllo?
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R. Non c controllo. Per avere controllo dobbiamo cambiare. Le cose accadono intorno a noi e noi siamo influenzati da esse. Ad ogni momento la nostra vita  intersecata da altre linee, sicch laccidente controlla la maggior parte degli eventi. Lazione di una macchina influenza unaltra macchina. Siamo circondati da possibilit di accidente; se non accade una cosa, ne accade unaltra. Dobbiamo comprendere la nostra situazione.
Negli uomini 1, 2 e 3, non c controllo; tutto nella loro vita  praticamente controllato dallaccidente. Ci sono alcune cose che sono il risultato delle loro azioni, ma esse sono tutte allo stesso livello. Il controllo comincia a un livello diverso, e comincia da noi stessi: controllo delle nostre reazioni, degli stati di consapevolezza, delle funzioni e cos via.
Allora, a poco a poco, possiamo arrivare a una certa misura di controllo nel senso di evitare uninfluenza e di accostarne unaltra.  un processo lentissimo.
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D. Quando smettiamo di trovarci sotto la legge dellaccidente?
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R. Quando sviluppiamo la volont. Essere completamente liberi dalla legge dellaccidente  molto lontano, ma esistono vari piani tra la libert completa e la nostra posizione presente. In condizioni ordinarie, accidente  opposto a piano. Un uomo che in un caso o nellaltro agisce secondo un piano si sottrae in queste azioni alla legge dellaccidente.
Ma le azioni che si conformano al piano sono impossibili nella vita ordinaria tranne che nelle condizioni in cui la combinazione degli avvenimenti accidentali coincida per caso col piano. Le ragioni per le quali  impossibile portare a termine un piano nella vita sono, prima di tutto, lassenza di unit e costanza nelluomo stesso, e le nuove linee che continuamente entrano nella linea delle azioni delluomo e lattraversano.
Ci pu essere agevolmente verificato se un uomo cerca di seguire un piano in qualsiasi cosa che non accade o  opposta allindirizzo generale di sollecitazioni operanti nella sua vita; per esempio, se un uomo cerca di ricordare se stesso, di lottare contro le abitudini, di osservare se stesso, e cos via.
Egli vedr che il suo piano non si attua e che il risultato  affatto diverso da quanto egli intendeva, o che tutto si arresta completamente e svanisce persino limpulso iniziale e la comprensione della necessit e utilit di questi tentativi.
Ma se continua a studiare se stesso, a fare sforzi, a lavorare, egli vedr che la sua relazione con la legge dellaccidente cambia gradualmente. Il nostro esser soggetti alla legge dellaccidente  un fatto preciso che non pu essere cambiato completamente. Cos come siamo, ci troveremo sempre sotto una certa possibilit di accidente. Tuttavia, a poco a poco, possiamo rendere questi avvenimenti accidentali meno possibili. La teoria degli accidenti  semplicissima.
Essi accadono soltanto quando il posto  vuoto; se il posto  occupato, non possono accadere. Occupato da cosa? Dalle azioni consapevoli. Se non potete produrre unazione consapevole, esso deve essere per lo meno riempito da azioni intenzionali. Quindi, allorch il lavoro e ogni cosa connessa ad esso diviene veramente il centro di gravit della vita di un uomo, questi diviene praticamente libero dalla legge dellaccidente.
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D. Cosa intendete per centro di gravit?
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R. Lidea del centro di gravit pu essere interpretata in parecchie maniere diverse.  uno scopo pi o meno permanente e la percezione dellimportanza relativa delle cose  in rapporto a questo scopo. Ci significa che determinati interessi divengono pi importanti di qualsiasi altra cosa: uno acquisisce una direzione permanente, non va un giorno in una direzione e un altro giorno in unaltra. Va in una sola direzione e conosce la direzione.
Pi  forte il vostro centro di gravit, pi siete liberi da accidenti. Quando cambiate ogni momento la vostra direzione, allora ogni momento pu accadere qualcosa di nuovo e ogni accidente vi pu far prendere questa o quella direzione. Ma se la vostra attivit intenzionale, quale per esempio il ricordare voi stessi, diviene talmente precisa, talmente intensa e talmente continua da non lasciare alcun posto agli accidenti,  assai verosimile che gli accidenti accadano molto meno, in quanto anche gli accidenti hanno bisogno di spazio e tempo.
Perci dobbiamo aggiungere pi cause che produrranno risultati e in questa maniera semplicemente escludere laccidente, perch quanto pi il nostro tempo  occupato nel lavoro consapevole, tanto meno spazio sar lasciato agli avvenimenti accidentali.
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D. Se uno non si identifica, se uno non considera, se uno non ha emozioni negative, ci creer nuove cause?
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R. Naturalmente. Ma poich noi ci identifichiamo sempre, consideriamo sempre, ed abbiamo sempre emozioni negative, non possiamo sperimentarlo. Dobbiamo accorgerci che persino avere una sola emozione negativa in meno sar una nuova causa.
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D. Come  possibile vivere sotto due leggi cos diverse come la legge dellaccidente e la legge di causa ed effetto?
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R. Non scorgo alcuna contraddizione. Causa ed effetto, in relazione alle leggi sotto cui vive luomo, significano risultato delle nostre azioni e accidente significa qualcosa che vi accade senza relazione alla vostra azione.
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D. Possiamo dirigere o plasmare ora la legge dellaccidente, o dobbiamo aspettare finch abbiamo piena consapevolezza?
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R. Non  questione di aspettare: se uno aspetta non ottiene mai niente: in ogni momento uno deve fare ci che pu. Nel momento presente noi possiamo in una certa misura plasmare la legge dellaccidente soltanto plasmando noi stessi. Maggior controllo abbiamo di noi stessi, pi la legge dellaccidente cambia e, come gi detto, accidenti successivi possono praticamente sparire, sebbene teoricamente rimarr sempre tale possibilit.
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D. Come facciamo a creare nuove cause? Ci significa fare piani?
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R. No, voi di solito fate gli stessi piani che avete fatto durante tutta la vita e vi aspettate di avere nuove cause.
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D. Vorrei sapere come poter diminuire leffetto dellaccidente sul mio lavoro. Quando faccio un piano per la giornata, questo spesso  rovinato da qualcuno che arriva inaspettatamente.
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R. Lasciate stare questi casi. La cosa importante sono le persone o gli io in noi che intervengono ad arrestare il nostro lavoro. Viene per esempio unemozione negativa e arresta il lavoro. Questo  quanto dobbiamo impedire.
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D. Laccidente non  sempre necessariamente un cattivo accidente? Pu anche essere un accidente fortunato, vero?
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R. Esattissimo. Ma il nostro scopo  di liberarci dellaccidente, e dopo un po di tempo, se lavoriamo, possiamo liberarci sia degli accidenti buoni che di quelli cattivi. Chiedetevi se cos sar meglio. Cercate di comprendere quanto ci aspettiamo dagli accidenti buoni, quanto la vita diverrebbe difficile se noi dovessimo fare ogni cosa, e se nulla accadesse.
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D. Se uno sta in una scuola  parzialmente libero dalla legge dellaccidente?
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R. No, sarebbe troppo semplice. Il fatto di star l non cambia nulla. Ho appena spiegato che uno comincia a liberarsi dalla legge dellaccidente se acquisisce ci che noi chiamiamo il centro di gravit, il che significa che il lavoro su se stesso diviene particolarmente importante, sufficientemente importante da occupare un gran posto nella vita delluomo. Ci crea un certo tipo di equilibrio e, a poco a poco, libera dallaccidente.
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D. Intendete che quando siamo pi consapevoli non siamo pi influenzati dalla legge dellaccidente?
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R. Di nuovo, non  lessere consapevoli che lo fa da solo. Quando gli accidenti interni cessano in noi, ci ci render pi liberi dagli accidenti esterni. Esistono troppe cose accidentali in noi e, come ho detto, ci possiamo liberare di queste cose accidentali soltanto creando un centro di gravit, un certo peso permanente: peso nel senso che ci mantiene pi equilibrati. Perci abbiamo bisogno di una scuola.
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D. Come fate a essere cos sicuro che uno non si pu sviluppare eccetto che tramite una scuola?
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R. Esistono tantissime difficolt. Se cercate di comprendere queste difficolt vedrete che senza metodo, e senza aiuto, uno non si pu muovere: rimane sempre dove stava, o meglio decade, in quanto nulla rimane nello stesso stato. Se uno non si sviluppa, decade. Nella vita, in condizioni ordinarie ogni cosa decade, oppure una capacit si pu sviluppare alle spalle di unaltra. Tutte le capacit non possono svilupparsi senza laiuto di una scuola, in quanto sono necessari sistema e metodo.
Ma prima di parlare del perch sono necessarie le scuole bisogna rendersi conto per chi esse sono necessarie, in quanto le scuole non sono affatto necessarie per la gran maggioranza della gente. Sono necessarie solamente a quelli che gi si rendono conto dellinadeguatezza della conoscenza raccolta dalla mente ordinaria e i quali sentono che, da soli con la loro sola forza, non possono n risolvere i problemi che li circondano n trovare la via giusta. Soltanto questi sono capaci di superare le difficolt connesse col lavoro scolastico e soltanto per loro sono necessarie le scuole.
Al fine di comprendere perch le scuole sono necessarie, bisogna rendersi conto che la conoscenza proveniente da uomini di mente superiore pu essere trasmessa soltanto a un limitatissimo numero di persone simultaneamente e che  necessaria losservanza di una intera serie di condizioni ben precise senza le quali la conoscenza non pu essere trasmessa correttamente.
Lesistenza di queste condizioni e limpossibilit di farne a meno spiega la necessit di unorganizzazione. La trasmissione di conoscenza richiede sforzi sia da parte di chi la riceve che da parte di chi la d. Lorganizzazione facilita questi sforzi o li rende possibili. Queste condizioni non possono verificarsi da sole. Una scuola pu essere organizzata soltanto in base a un piano preciso preparato e conosciuto molto tempo prima. Non ci pu essere nulla di arbitrario o improvvisato nelle scuole. Ma le scuole possono essere di tipi differenti, corrispondenti a strade differenti. Parler in seguito delle diverse strade.
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D. Potete spiegarci in che consistono queste condizioni?
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R. Queste condizioni sono connesse con la necessit di uno sviluppo simultaneo di conoscenza ed essere. Come ho gi detto, lo sviluppo della prima senza il corrispondente sviluppo del secondo d risultati sbagliati. Le scuole sono necessarie per evitare uno sviluppo unilaterale del genere e risultati indesiderabili connessi con questo. Le condizioni dellinsegnamento di scuola sono tali che fin dai primi passi il lavoro progredisce simultaneamente su due linee: la linea della conoscenza e la linea dellessere.
Fin dai primi giorni di scuola un uomo comincia a studiare la meccanicit, a lottare contro la meccanicit in se stesso, a lottare contro le azioni involontarie, contro i discorsi inutili, contro limmaginazione, contro lespressione di emozioni negative, contro i sogni ad occhi aperti e contro il sonno.
Facendo un passo lungo la linea della conoscenza, luomo deve fare un passo lungo la linea dellessere. I principi del lavoro di scuola, tutte le richieste che gli vengono fatte, tutto laiuta a studiare il proprio essere e a lavorare per cambiarlo.
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D. Se non c speranza di attingere un grado superiore di consapevolezza senza una scuola, ci escluderebbe quei tantissimi che, senza propria colpa, non vengono mai a contatto con la scuola giusta e tuttavia desiderano urgentemente di progredire?
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R.  impossibile spiegare queste cose, perch luomo vive in cos grande misura sotto la legge dellaccidente,eluomo individuale  talmente piccolo e insignificante. Noi ci riteniamo importantissimi, ma in realt non siamo affatto importanti. Al fine di divenire importanti dobbiamo cominciare col divenire qualcosa, perch cos come siamo, siamo praticamente nulla.
Chi potrebbe essere interessato nel nostro sviluppo tranne noi stessi? Sicch, in realt, imbattersi in una scuola che corrisponda al nostro tipo  in quanto uno si pu imbattere in una scuola che non corrisponde al suo tipo o al suo sviluppo   in larga misura una questione di fortuna.
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D. Non sarebbe forse un caso di volere sufficientemente, in quanto  detto: Cerca e troverai? ...
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R. Con leccezione di circostanze difficilissime, allorch fato, accidente, causa ed effetto, sono tutti assieme avversi a un uomo, se questi cerca, pu trovare. Egli cercher una scuola con laiuto del suo centro magnetico, ma se il suo centro magnetico non  formato, non pu nemmeno cominciare.
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D. Dove conducono le scuole?
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R. Questa  una domanda interessante, perch risponde anche ad altre  domande sulle differenze negli uomini. Con laiuto di una scuola potete conseguire ci che  volete, ma da principio dovete cominciare col formulare ci che volete. Prima  stata fatta una  domanda se una scuola pu portare le macchine a ci che  bene per loro. Se  una scuola vera, non porter le macchine da nessuna parte, perch le macchine hanno il proprio fato nelluniverso e nessuno pu far nulla per loro.
Ma una scuola pu aiutare gli individui che sono stanchi di essere macchine; gli pu indicare la strada per cessare di essere macchine e insegnargli come ci pu esser fatto. Questo  quanto pu fare una scuola, e senza una scuola non pu essere ottenuto.
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D. Cosa costituisce una scuola?
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R. In termini generali, una scuola  un posto dove uno pu imparare qualcosa. Ci possono essere scuole di lingue moderne, scuole di musica, scuole di medicina e cos via. Ma il tipo di scuola che io intendo, non  soltanto per imparare, ma anche per divenire diversi.  stato spiegato prima che nessuno pu lavorare da solo, senza una scuola. Deve anche esservi chiaro ormai che un gruppo di persone le quali decidano di lavorare da sole  non arriver da nessuna parte perch esse non sanno dove andare e cosa fare. Possiamo quindi dire che una scuola  unorganizzazione per la trasmissione a un determinato numero di individui preparati di conoscenza proveniente da menti superiori. Questa  la caratteristica pi essenziale di una scuola. Un altro fatto importantissimo  la selezione degli studenti.
Soltanto individui con una certa preparazione e con un certo livello di comprensione vengono ammessi ad una vera scuola. Una scuola non pu essere aperta a tutti, non pu essere aperta a molti. Le scuole possono essere di livelli diversissimi dipendendo ci dalla preparazione e dal livello di essere degli studenti. Pi alto il livello della scuola, pi grandi le richieste fatte agli studenti. Perci da questo punto di vista le scuole sono divise in gradi.
Esistono scuole in cui uomini n. 1, 2 e 3 imparano a divenire n. 4 e acquisiscono tutta la conoscenza che li aiuter in questo cambiamento. Il grado successivo  quello delle scuole in cui uomini n. 4 apprendono a divenire n. 5. Non c bisogno di parlare di gradi successivi, in quanto sono troppo lontani da noi. Ma persino nelle scuole di grado pi basso il principio del lavoro-scuola comporta gi una certa preparazione.
Non si pu passare direttamente dallassurdit della vita ordinaria alla scuola. Anche se una scuola fa tutto il possibile per dare qualche cosa ad un uomo, se questi non  preparato, se non sa come prenderla, non gli pu essere data.
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D. Cosa significa essere preparato?
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R. Prima di tutto  necessario essere preparati per qualsiasi livello nel quale si pu cominciare, non soltanto dal  punto di vista della conoscenza ma anche dal punto di vista dellessere. Bisogna rendersi conto della propria situazione, sapere ci che non si pu fare da soli, comprendere che si ha bisogno di aiuto, e parecchie altre cose. Dipende da cosa una persona ha bisogno in una scuola. Nessuno necessita di una scuola come tale, ma se uno ha bisogno di qualcosa, allora gli occorre una scuola al fine di ottenere quella cosa.
Essere preparato significa che uno deve gi conoscere se stesso in una certa misura, deve conoscere il proprio scopo; deve conoscere il valore delle proprie decisioni; ci deve essere una certa eliminazione del mentire a se stessi; bisogna avere la capacit di essere sinceri con se stessi. Sfortunatamente linfluenza C spessissimo diviene influenza B se gli individui vengono impreparati a una scuola. In seguito, forse per parecchio tempo, essi possono ascoltare le stesse cose che hanno ascoltato quando per la prima volta sono venuti alla scuola e scoprire in esse un nuovo significato. Allora ci diviene influenza C. Esistono parecchie idee che, se comprese giustamente, possono divenire influenze C.
Inoltre, uno pu entrare in una scuola soltanto quando ha perduto, o  preparato a perdere, almeno una certa quantit di ostinazione. Lostinazione  lostacolo principale allentrata in una scuola, perch una scuola significa non soltanto apprendimento ma anche disciplina. E alcune persone possono trovare la disciplina noiosa o inutile.
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D. C una forma di esame che bisogna superare prima di entrare in una scuola?
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R. Lesame  quasi continuo, prosegue sempre, e non soltanto prima di entrare in una scuola, ma anche quando si  gi nella scuola.
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D. Deve esistere una ragione per cui alcuni individui vedono la possibilit di cambiamento ed altri no.
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R. S, esistono ragioni.  una sorta di addestramento  preventivo della mente. La maggior parte delle persone ha la stessa possibilit, ma alcune accumulano materiale e sono preparate per il cambiamento, altre no. Per, anche se sono preparate, esse hanno bisogno di aiuto e devono fare degli sforzi.
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D. Pu la gente desiderare di cambiare e trovarlo impossibile?
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R. Qualche volta la resistenza  troppo forte; per esempio, limmaginazione pu essere troppo forte e la gente pu rifiutare di rinunciarci. Oppure, come ho detto, a volte il centro magnetico pu essere formato in maniera sbagliata. Esistono individui con due o tre centri magnetici che guardano in direzione diversa. Perci essi non possono mai essere interessati a lungo nella stessa cosa. Ma se uno ha un centro magnetico correttamente formato, tutti i suoi interessi divengono collegati con esso e ci pu essere una cosa potentissima....
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D. Avete detto che, se la gente  impreparata, linfluenza C diviene per essa influenza B. Ci dipende dal fatto che essa non ha nulla con cui giudicarla?
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R. Non soltanto per questo;  perch essa non ha valutazione delle idee, prende tutte le idee allo stesso livello.
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D. Le emozioni negative impediscono di ricevere influenza C?
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R. Se avete una gran quantit di emozione negativa, questa crea un offuscamento che impedisce non soltanto allinfluenza C, ma addirittura allinfluenza A, di penetrare in voi.  stato stabilito moltissimo tempo fa che, sebbene esistano le influenze C, non possiamo ottenerle da soli. Ci significa che esiste qualcosa che uno deve conquistare al fine di comprendere; e, allo scopo di comprendere di pi, uno deve conquistare qualcosaltro. Questo il motivo per cui  necessaria la scuola.
Nella scuola non potete ingannare voi stessi e vi pu essere spiegato perch non comprendete. Come ho detto, esistono parecchi gradi di scuole. Le scuole che cominciano al livello ordinario di vita sono elementarissime. In esse vi sono necessariamente determinate regole e condizioni. Se uno le dimentica, o trova scusanti, egli non si pu realmente considerare come uno che stia in una scuola.
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D. Si pu essere disciplinati nei confronti della vita della scuola senza essere disciplinati nei confronti delle comuni convenzioni?
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R. La disciplina di scuola  basata sulla comprensione: il che  assai differente.
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D. Non c pericolo di prendere la disciplina come fuga dalla responsabilit?
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R. In tal caso si far fiasco.
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D. In quale misura uno si pu sviluppare senza una scuola?
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R. Nessun reale sviluppo dellessere  possibile senza scuole, o, piuttosto, esso  possibile in una certa misura ma  generalmente incompleto. Il giusto sviluppo dellessere  impossibile senza scuole perch uno non pu sorvegliare se stesso, non pu essere sufficientemente rigoroso con se stesso. E non  soltanto un problema di essere rigorosi: uno semplicemente pu non ricordare le cose al momento giusto, pu dimenticare, o pu rendere le cose facili per se stesso.
Se fosse possibile lavorare da soli, le scuole sarebbero una perdita di tempo e non sarebbero necessari i sistemi; ma dato che esistono, ci significa che  impossibile farne a meno. Uno da solo non pu avere un piano, un sistema. E come ci si pu sviluppare senza un piano o un sistema? Come pu qualsiasi lavoro esser fatto? Come si pu ottenere la necessaria conoscenza, comprendere la propria posizione, sapere ci che si deve fare? Non si pu nemmeno ottenere la conoscenza preliminare con cui poter cominciare.
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D. Le scuole contengono necessariamente persone di consapevolezza superiore?
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R. Non le contengono, non ci possiamo aspettar questo, ma, come ho gi detto, una scuola non pu avere inizio senza la conoscenza proveniente da uomini di mente superiore.
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D. Una scuola mi aiuter a prendere decisioni che influenzeranno il futuro?
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R. Tutto ci che posso dire  che quanto fate oggi former il domani, perci il domani dipende da ci che fate oggi. Potete cambiare il futuro ora: questo  ci che va compreso. Nella vita ordinaria non potete cambiare nulla, ma quando cominciate a sapere avete maggior potere per cambiare.
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Le scuole non sono tutte eguali. Per un certo tipo di persone  necessario un tipo di scuola, per un altro tipo di persone c un altro tipo di scuola. Non esiste scuola universale per ogni tipo di persona. Ci ci porta al soggetto delle diverse vie. Ma prima di parlare delle vie  necessario rendersi conto che migliaia di anni fa gli uomini arrivarono allidea che luomo pu cambiare, che pu acquisire qualcosa che non aveva.
Ci che egli pu acquisire  stato espresso in maniere diverse e affrontato da angoli diversi, ma lidea generale era sempre la stessa: luomo si pu sviluppare, pu acquisire qualcosa di nuovo.
Cos vennero create tre vie corrispondenti alla divisione delluomo in uomo n. 1, n. 2 e n. 3.
La prima via  quella del Fachiro.  una via lunga, difficile e insicura. Il fachiro lavora sul corpo fisico, per vincere il dolore fisico. La seconda via  la strada del Monaco. Questa via  pi breve, pi sicura e pi precisa. Richiede determinate condizioni, ma soprattutto richiede fede, perch un uomo se non ha fede non pu essere un vero monaco.
La terza via  la via dello Yogi, la via della conoscenza e della consapevolezza. Quando  parliamo delle tre vie, parliamo di principi. Nella vita reale raramente le incontriamo sotto  forma pura in quanto esse sono nella maggior parte confuse tra loro. Ma se conoscete il principio, quando studiate le pratiche di scuola potete distinguere quale pratica appartiene a quale strada.
Quando parliamo di yogi, in realt parliamo soltanto di Jnana Yoga e di Raja Yoga. Jnana Yoga  lo yoga della conoscenza, un nuovo modo di pensare. Esso insegna a pensare in categorie differenti, non nelle categorie di spazio e tempo e di causalit. E Raja Yoga  lavoro sullessere, sulla consapevolezza.
Sebbene sotto vari aspetti queste strade siano assai efficaci, la loro caratteristica  che il primo passo  il pi difficile. Fin dal primo momento dovete rinunziare a tutto e fare ci che vi vien detto. Se conservate sia pure una piccola cosa, non potete seguire nessuna di queste strade.
Perci, sebbene le tre vie siano buone sotto parecchi altri aspetti, non sono sufficientemente elastiche. Per esempio, esse non si adattano al nostro attuale modo di vivere.
Il Fachiro  un uomo n. 1 esagerato con un forte predominio del centro istintivo motorio. Il Monaco  un esagerato uomo n. 2 con un centro emozionale sviluppato e gli altri sottosviluppati.
Lo Yogi  un esagerato uomo n. 3 col centro intellettuale sviluppato e gli altri non sufficientemente sviluppati. Se esistessero soltanto queste tre vie tradizionali non ci sarebbe nulla per noi, perch noi siamo troppo supereducati per queste strade.
Ma esiste una Quarta Via che  una strada speciale, non una combinazione delle altre tre. Differisce dalle altre prima di tutto perch non c rinunzia esteriore alle cose, in quanto tutto il lavoro  interiore. Un uomo deve iniziare il lavoro nelle stesse condizioni in cui si trova allorch si imbatte in essa, perch queste condizioni sono per lui le migliori.
Se egli comincia a lavorare e a studiare in queste condizioni, pu ottenere qualcosa e successivamente, se  necessario, egli sar capace di cambiarle, ma non prima di averne vista la necessit. Cos da principio uno continua a vivere la stessa vita di prima, nelle stesse circostanze di prima. Sotto parecchi aspetti questa via si dimostra pi difficile delle altre poich nulla  pi arduo del cambiare se stesso internamente senza cambiare esternamente.
Poi nella Quarta Via il primo principio  che luomo non deve credere a nulla; egli deve apprendere; perci la fede non entra nella Quarta Via.
Uno non deve credere a ci che sente o a ci che gli vien consigliato, deve trovare da solo le prove per ogni cosa. Se uno  convinto che qualcosa  vero, allora deve crederlo, non prima. Questo  un piccolo abbozzo della differenza fra le quattro vie.
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D. Perch  sbagliato credere? ...
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R. Gli individui credono o non credono allorch sono troppo pigri per pensare. Voi dovete scegliere, dovete essere convinti. Vi viene detto che dovete ricordare voi stessi, ma sarebbe sbagliato da parte vostra ricordare voi stessi perch vi  stato detto. Prima dovete rendervi conto che non ricordate voi stessi e cosa ci significa, poi se vi renderete veramente conto che ne avete bisogno e desidererete ricordare voi stessi, lo farete nella maniera giusta.
Se lo fate semplicemente imitando qualcuno, lo farete nella maniera sbagliata. Dovete rendervi conto che lo state facendo per voi stessi , non perch qualcuno ve lha detto.
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D. La Quarta Via  per un tipo speciale di uomo?
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R. S, se preferite, per un tipo di uomo che non pu seguire le altre strade.
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D. Essa richiede pi tempo?
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R. Pu essere la pi breve di tutte perch in essa entra maggior conoscenza. La Quarta Via a volte  chiamata la strada del furbacchione. Questi  a conoscenza delle tre strade tradizionali ma sa anche di pi. Supponete che gli individui in tutte le strade lavorino per arrivare ad un certo stato necessario per qualche lavoro particolare che debbono fare.
Il furbacchione arriver a questo stato nel tempo pi breve; ma egli deve sapere come farlo, deve conoscere il segreto.
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D. Qual  il significato speciale relativo alla parola furbacchione?
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R. Cosa intendete voi per furbizia?
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D. Lobliquit.
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R. S, parecchie cose non possono essere ottenute direttamente. Questa idea  abbondantemente usata nel Nuovo Testamento, soltanto che non  chiamata obliquit. Esistono situazioni talmente difficili che uno non pu andare diritto;  necessario essere furbi.
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D. Chiunque pu prendere la Quarta Via?
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R. No, perch essa richiede comprensione e sforzi. Bisogna essere preparati a compiere sforzi.
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D. Come fa uno a dire se ha preso la strada giusta per lui?
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R. Dai risultati. Vi imbattete in un sistema e cominciate a lavorare. Dopo qualche tempo dovete essere capaci di dire ci che ne avete ricavato. Non  molto difficile. Indubbiamente nella maggior parte dei casi essi vi appariranno da principio come acquisizioni intellettuali, in quanto acquisite nuove idee, nuove conoscenze. Ma le cose sono combinate in modo che acquisire nuove idee nel sistema  in rapporto con un certo cambiamento nella comprensione, nellattenzione, nella volont e cos di seguito. Non si possono ottenere nuove idee in una maniera giusta senza un certo cambiamento.
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D. Se le quattro strade sono strade verso lo stesso scopo, qual  il fattore, o qualit essenziale, comune a tutte?
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R. Ci che  simile in tutte le strade  la possibilit di cambiare essere. Se riflettete a tutto ci che forma lessere, come il lavoro sbagliato dei centri, lidentificazione, il considerare, le emozioni negative, lassenza di unit e cos di seguito, comprenderete che tutto ci pu essere cambiato in ciascuna delle quattro strade: nella strada del Fachiro mediante la conquista della sofferenza fisica, nella strada del Monaco mediante la creazione dellemozione religiosa, nella strada dello Yogi mediante lacquisizione della conoscenza e il lavoro sulla consapevolezza.
Le strade sono le stesse, ma gli individui sono differenti; un uomo che pu prendere una strada non pu prenderne unaltra. Esistono quattro definite categorie di persone, nella nostra epoca, secondo le quali le strade sono divise. Non intendo dire che sia stato sempre cos, ma indubbiamente lo  oggi. Questa divisione  in rapporto non tanto col fatto che le persone sono n. 1, 2 o 3, quanto con lesistenza di individui a un centro, individui a due centri, individui a tre centri, e individui a quattro centri. Ci significa individui nei quali un centro  completamente sviluppato mentre gli altri sono sottosviluppati, o due centri sviluppati e gli altri non sviluppati, o tre centri sviluppati e il quarto sottosviluppato, oppure quattro centri sviluppati pi o meno egualmente. Ci crea la divisione in quattro strade.
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D. Questo sistema  la Quarta Via?
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R. Questa  una formulazione sbagliata. Potete chiedervi: Questo sistema appartiene alla strada del Fachiro, alla strada del Monaco o alla strada dello Yogi? No, ma pu appartenere alla Quarta Via.  Non potete dire che questo sistema  la Quarta Via; la Quarta Via  grandissima e questo sistema al confronto  piccolissimo.
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D. Il centro magnetico opera soltanto in relazione alle scuole?
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R. Nella strada religiosa  necessario un centro magnetico diverso. Un centro magnetico che porti un individuo a una scuola di Yogi o a un monastero  diverso dal centro magnetico che porta uno persino a un gruppo che pu probabilmente condurre ad una scuola della Quarta Via. Con quel tipo di centro magnetico egli non sarebbe capace di lavorare qui: non avrebbe sufficiente iniziativa.
Nella strada religiosa gli individui debbono ubbidire. In questa strada essi debbono avere menti pi vaste: debbono comprendere. Nelle scuole di Yogi o nella strada religiosa si pu andare avanti per molto tempo senza comprendere, facendo soltanto ci che ci viene detto. Qui i risultati sono proporzionali alla comprensione.
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D. Il centro magnetico di persone diverse pu essere attratto da idee diverse? Il punto di partenza  in rapporto a ci?
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R. S, pu essere differentissimo, ma in relazione a questo sistema ci deve essere una certa similarit di centri magnetici affinch le persone possano lavorare assieme; perch in un certo periodo, classe ed educazione, gli individui dispongono pi o meno dello stesso materiale.
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D. La Quarta Via abbraccia le altre tre strade?
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R. No, questa  una descrizione errata, in quanto la Quarta Via non ha parecchie delle cose che entrano nelle prime tre strade e ha parecchie altre cose che non entrano nelle tre strade. Lidea della Quarta Via  che essa elimina dalle tre strade tutto ci che in esse  inutile, perch oltre a cose necessarie le tre strade hanno altre cose che ci sono rimaste puramente per tradizione, imitazione e cos via.
Nella Quarta Via tutti i lati che possono essere sviluppati si sviluppano contemporaneamente e ci la rende diversa dalle altre strade nelle quali voi prima sviluppate un lato, poi tornate indietro e ne sviluppate un altro, poi di nuovo tornate indietro e sviluppate un terzo lato.
Nella Quarta Via tutte quattro i centri debbono essere pi o meno vivi, alla superficie, aperti per ricevere impressioni, altrimenti  necessario un lungo lavoro preliminare per aprirli prima di poter cominciare.
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D. La Quarta Via non  in realt di gran lunga la pi difficile a causa della continua scelta implicita nelle condizioni di massime distrazioni esteriori?
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R. Tutto dipende da ci che chiamate pi difficile. Le altre tre strade hanno bisogno di una grandissima decisione proprio allinizio, quando in realt voi non sapete nulla. Dovete assolutamente rinunziare a tutto. Se potete farlo, o se avete altre qualit di cui c bisogno, potete prendere la strada del Monaco o quella dello Yogi, sempre che troviate una scuola di monaci o di yogi. Ma se non conoscete tali scuole e se trovate che non potete rinunziare persino alle pi piccole cose, allora indubbiamente questa  lunica strada possibile per voi.
Non  un problema di maggiore o minore difficolt;  un problema di ci che  pi possibile. Quindi, se riflettete, vi accorgerete che esiste soltanto una strada possibile.
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D. Esiste qualcosa nelle scuole della Quarta Via uguale allo stato di preghiera, e se cos, ci proviene dal ricordare se stessi?
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R. S, in tutte le strade bisogna passare attraverso le stesse esperienze, soltanto in un ordine diverso. Certamente il ricordare se stessi, il non identificarsi e varie altre pratiche daranno esattamente le stesse sensazioni personali, come elevate emozioni di ordine religioso o intellettuale. Ricordate che luomo  stato paragonato a una casa con quattro stanze. Cosa significa sviluppo? Significa lavorare nelle quattro stanze, soltanto che lordine delle stanze in cui un uomo lavora  diverso nelle diverse strade. Nella Quarta Via il lavoro viene fatto contemporaneamente nelle quattro stanze. 
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D. Questa organizzazione  una scuola?
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R. Questa  una domanda interessante: possiamo chiamarci una scuola? In una certa misura potremmo, perch acquistiamo una certa conoscenza e contemporaneamente apprendiamo a cambiare il nostro essere. Ma, in relazione a ci, debbo dire che allinizio del nostro lavoro, a Pietroburgo nel 1916, ci venne fatto intendere che una scuola, nel pieno significato del termine, deve consistere in due gradi, cio deve avere in essa due livelli: un livello, nel quale uomini 1, 2 e 3 apprendono a divenire n. 4 e laltro livello in cui uomini n. 4 apprendono a divenire n. 5.
Se una scuola ha due livelli, ha maggiori possibilit, perch una doppia organizzazione di questo tipo pu dare una maggiore variet di esperienza e rendere il lavoro pi rapido e sicuro. Perci, sebbene in un certo senso ci possiamo chiamare una scuola,  meglio impiegare questo termine per unorganizzazione pi grande.
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D. Ho compreso bene da quanto avete detto che questa non  esattamente una scuola?
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R. Per alcune persone pu essere una scuola, per altre no.  sempre cos. Non pu essere definita e non pu essere la stessa per ognuno.
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D. Se essa non  ancora pronta per essere chiamata una scuola, cosa pu renderla tale?
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R. Soltanto il lavoro dei suoi membri sul loro essere, la comprensione dei principi del lavoro di scuola e la disciplina di un certo tipo assai ben definito. Se vogliamo creare una scuola, perch siamo arrivati alla conclusione che non possiamo cambiare da soli senza di essa, dobbiamo prender parte alla costruzione della scuola. Questo  il metodo della Quarta Strada. Nella strada religiosa esistono gi delle scuole, ma qui, se vogliamo una scuola, dobbiamo partecipare alla sua costruzione. Prima per dovete imparare. Quando saprete abbastanza, saprete cosa fare.
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D. Avete detto che si pu apprendere a evadere soltanto da quelli che sono evasi prima?
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R. Proprio cos: nellallegoria della prigione. E ci significa che una scuola pu cominciare soltanto da unaltra scuola. Questo sistema pu avere valore solamente se proviene da una mente superiore. Se abbiamo ragioni di credere che questa proviene soltanto da una mente ordinaria, come la nostra, essa non pu aver valore e noi non ce ne possiamo attendere nulla. Allora sarebbe meglio se vi metteste a sedere e scriveste un vostro sistema.
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D. Potrebbe essere possibile ad ognuno in una scuola progredire da n. 4 a n. 5, o ci  possibile soltanto a pochi?
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R. Di massima non ci sono limitazioni. Ma dobbiamo comprendere che esiste unenorme differenza tra uomo n. 4 e uomo n. 5. Il n. 4  un uomo che ha acquisito un centro di gravit permanente, ma in ogni altra cosa  un uomo ordinario. Luomo n. 5  assai diverso. Egli ha gi unit, ha un io permanente: il terzo stato di consapevolezza. Ci significa che egli  desto, pu sempre ricordare se stesso quando ne ha bisogno, e funziona in lui il centro emozionale superiore che gli conferisce parecchi nuovi poteri.
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D.  peggio non essere capaci di procedere nel sistema che il non aver cominciato?
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R. Se avete cominciato, nessuno vi pu fermare, tranne voi stessi.
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D. Come si pu conciliare questo con quanto avete detto circa il fatto che non c garanzia?
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R. Ci dipende dal vostro lavoro. Come faccio a garantire il vostro lavoro? Ci che possiamo ottenere dipende dai nostri sforzi e uno deve lavorare a proprio rischio. Ma dopo qualche tempo egli comincia a constatare: Ho ottenuto questo che non avevo prima e ho ottenuto quello che non avevo prima. Cos, a poco a poco, pu essere pi sicuro.
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D. Cosa studia una scuola?...
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R. Studia le possibilit di sviluppo delle qualit interiori nelluomo. Comincia con lidea che non tutte le qualit possono svilupparsi egualmente. Per fare in modo che determinate qualit si sviluppino, altre debbono essere moderate e altre ancora devono sparire. Supponiamo che abbiate cento qualit. Di queste, supponiamo che trenta possano svilupparsi e settanta non possano. Allora dovete frenare quelle settanta affinch le trenta possano svilupparsi.
E nelle scuole si ha una certa conoscenza di quali qualit possano svilupparsi e quali non possano, quali condizioni sono buone, come moderare certe qualit, come sviluppare altre qualit. Varie scuole insegnano in maniera diversa. Ad esempio, questo tipo di scuola dice semplicemente: sviluppate soltanto la consapevolezza e tutto il resto vi sar aggiunto; perci uno deve lottare contro le emozioni negative, contro il mentire, lidentificazione, il considerare, limmaginazione e cos di seguito.
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D. Avete detto che dobbiamo verificare ogni cosa, ma se possiamo conoscere soltanto ci che noi stessi abbiamo sperimentato, ci non ci limita a un mondo piccolissimo?
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R. Sappiamo non soltanto ci che sperimentiamo noi stessi ma anche quello che altre persone hanno sperimentato. Tutta lidea della scuola  studiare sulla base dellesperienza di altri, non persone come siamo noi, ma individui di mente superiore, altrimenti non ci pu essere scuola. Se una scuola  limitata soltanto a ci che sappiamo noi stessi, allora non c scuola.
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D. Non  il credere nellesperienza di un qualcosa al di l di quello che sappiamo che ci induce a cercarlo?
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R. Ci sono parecchie cose al di l, soltanto dobbiamo comprendere che la nostra possibilit di conoscere, di conoscere veramente,  assai limitata nelle condizioni presenti. Possiamo formulare problemi, possiamo avanzare teorie, ma non possiamo trovar le risposte, o possiamo trovare meramente risposte teoriche, sicch una risposta  altrettanto buona dellaltra. Ma possiamo sperare ed attenderci che, se cambiamo il nostro stato di consapevolezza e perfezioniamo il nostro macchinario interno, forse potremo sapere di pi.
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D. Scuola significa autoiniziazione?
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R. Cosa significa autoiniziazione? Sono tutte parole. Cosa significherebbe essere iniziato alla lingua cinese? Significherebbe apprenderla, che ci viene insegnata. Non potete essere iniziati al cinese con una sovrapposizione di mani su voi. Iniziazione  lavoro. Due persone possono trovarsi nella stessa scuola e per una questa sar una scuola di un livello mentre per laltra sar una scuola di un altro livello. E per una terza pu non essere affatto una scuola. Dipende da quanto profondamente uno sia in essa.
La scuola pi alta pu essere ad un livello bassissimo ed una, e la stessa scuola pu essere a diversi livelli dipendendo ci dagli individui che ne fanno parte. Ci richiede lavoro e ricordo dello scopo.
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D. Se le scuole sono tanto importanti, perch non hanno maggiore influenza nel mondo?
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R. Le scuole possono agire soltanto attraverso gli individui che si interessano ad esse. Non possono far nulla se sono circondate da individui indifferenti. La possibilit di scuole che influenzano la vita  condizionata dal generale atteggiamento verso le scuole. Allo scopo di avere influenza le scuole debbono avere persone che sono interessate e che obbediscono. Ma ci deve venire dal basso, non pu essere prodotto dalle scuole. Le scuole possono introdurre influenze B nel mondo, ma se la gente non se ne interessa, non possono far nulla. Non possono ricorrere alla violenza.
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D. Una scuola pu perdere cedendo la propria conoscenza?...
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R. Una scuola pu perdere in parecchie maniere diverse. Arriveremo in seguito a questo problema. Ci dipende da a chi essa d. Se d in generale e non riceve nulla, certamente perder. Se uno ha denaro e comincia a darlo a tutti, sia a chi lo merita, sia a chi no, certamente egli perder il proprio denaro.
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D. Avete detto che se vogliamo una scuola dobbiamo partecipare alla sua costruzione. Come possiamo farlo?
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R. Dovete ricordare che il livello di una scuola dipende dal livello di essere degli individui che la costituiscono. Se non ci sono abbastanza individui con centro magnetico, non ci pu essere scuola. Ma non  il semplice venire alle conferenze e accettare quanto si ascolta a indicare la presenza di un centro magnetico.
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D. La diffusione delle idee della scuola e del linguaggio della scuola tra altre persone potrebbe essere di qualche aiuto dal punto di vista della scuola?
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R. Le idee non possono essere diffuse nella forma giusta:  importante comprendere ci. Sarebbe ottimo se potesse esser fatto, ma non si pu. Le parole rimarrebbero ma le idee stesse sarebbero diverse. Se fosse sufficiente diffonderle, perch sarebbero necessarie le scuole? Il linguaggio si diffonder da s, forse addirittura durante il corso della nostra vita, ma le idee entreranno nelluso generale in forma sbagliata. Per esempio, non ci sar differenza tra fare e accadere.
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D. Parliamo di scuole a diversi livelli. Ci non  piuttosto causa di confusione? Cosa significano livelli superiori?
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R. Perch trovate che lidea di livelli superiori porti confusione? Per esempio, possiamo prendere questa idea di livelli del tutto semplicemente in relazione a noi stessi: servendoci di tutte le nostre capacit mentali possiamo pensare soltanto ad un determinato livello, ma se potessimo usare centri superiori, per esempio il centro emozionale superiore, che gi richiede un pi o meno completo ricordodinoistessi,alloracertamentesullostessosoggettopotremopensareinmaniera completamente diversa e scoprire molti pi nessi con le cose di quanti ne notiamo ora. Ci indica diversi livelli di pensare, e qualche volta noi abbiamo realmente barlumi di un livello superiore di pensiero, di modo che possiamo disporre di qualche materiale per losservazione, perch persino ora possiamo pensare differentemente sullo stesso argomento.
Per quanto riguarda diversi livelli di individui, ci imbattiamo in risultati di lavoro di individui che ovviamente appartengono a piani superiori; non possiamo dire che la nostra esperienza della vita ordinaria sia limitata ai risultati del lavoro di persone come noi stessi. Prendete il Nuovo Testamento, e anche opere darte, scritti esoterici, letteratura cristiana e cos via: essi ovviamente non possono appartenere a gente ordinaria.
Lesistenzadi persone disviluppo superiorenon  immaginazione, non  unipotesi, ma un fatto reale. Non posso quindi comprendere in che modo ci possa confondere; non vedo come uno possa pensare senza riconoscere questo fatto.  un fatto evidente che la gente vive non soltanto al livello in cui noi siamo, ma pu esistere a livelli diversi. Sotto questo punto di vista lumanit pu essere considerata come divisa in quattro cerchi concentrici.
I tre cerchi interiori sono chiamati Esoterico, Mesoterico e Essoterico. Il quarto  il cerchio esterno in cui vivono uomini 1, 2 e 3. Le scuole agiscono come cancelli attraverso i quali luomo n. 4, che si trova tra il cerchio esterno e il cerchio Essoterico, pu passare. Luomo n. 5 appartiene al cerchio Essoterico, luomo n. 6 al Mesoterico e luomo n. 7 al cerchio Esoterico o cerchio pi recondito.
Il cerchio esterno  chiamato anche cerchio della confusione delle lingue, perch in questo cerchio le persone non possono comprendersi a vicenda. La comprensione  possibile soltanto nei cerchi esterni. Tutto ci significa che esistono gradi. Un uomo che vive nel cerchio esterno  sotto la legge dellaccidente o, se ha unessenza fortemente manifesta, la sua vita  governata pi dalle leggi del suo tipo o leggi del fato.
Ma quando un uomo comincia a lavorare verso la consapevolezza, egli ha gi direzione. Ci significa un cambiamento, forse non percepibile, ma nonostante ci cosmicamente un cambiamento.
Solamente lo sforzo individuale pu aiutare luomo a passare dal cerchio esterno al cerchio Essoterico. Ci che si riferisce a un uomo nel cerchio esterno, non si riferisce a un uomo che cominci a lavorare. Questi  sotto leggi diverse o, piuttosto, leggi diverse cominciano a toccare un uomo che comincia a lavorare. Ciascun cerchio  sotto leggi differenti.
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FINE Parte 1.